Intervista a Don Luca Borgna: «L’ Oratorio è una casa che testimonia il Vangelo»

di Thomas Paparella

Nei giorni scorsi è stato dato risalto ad alcune situazioni sgradevoli avvenute presso il Centro Parrocchiale “San Pietro” della Cattedrale di Adria. In risposta a questa “denuncia” avevamo pubblicato nello scorso numero una bella lettera che ci era stata inviata dai ragazzi dell’ Oratorio di Ariano Polesine che sottolineavano con grande accuratezza quali sono le vere prerogative a cui un oratorio si attiene, e soprattutto a cui un Cristiano si attiene.
Così abbiamo deciso di avvicinare uno dei diretti interessati, Don Luca Borgna che ancora per pochi giorni è Vicario Parrocchiale della Cattedrale di Adria e ha seguito i giovani della città in questi sei anni.

ZZZZ ADRIA SINODO CATTEDRALE SCORCIO

Caro Don Luca, proprio in questi giorni dove stai effettuando il tuo trasferimento in Seminario è arrivato questo articolo, qual è stato il tuo primo pensiero?
Pensando al massiccio impegno estivo che abbiamo portato avanti, assieme a tutti gli operatori del Centro Giovanile, il primo pensiero è stato di estrema serenità. Quando si sa di aver fatto il proprio dovere non c’è nulla da temere.
Nel contempo ho provato anche rammarico per la superficialità con cui si è posta la riflessione circa l’azione educativa parrocchiale in Città, che vede coinvolte molte persone capaci e preparate. Non solo, se qualcuno dei nostri ambienti ha delle indicazioni per migliorare il servizio o tempo da dedicarci, non serve dare in pasto alla stampa riflessioni non approfondite su un tema così delicato, creando un allarmismo ingiustificato, subito smontato dalle tante famiglie che continuano a mandare i loro figli in Centro Giovanile.

Per te l’oratorio che luogo deve essere?
Una Casa, dove c’è qualcuno che tiene la porta aperta, e con la sua presenza testimonia una vita illuminata dal Vangelo. Chi tiene la porta aperta sono i volontari adulti, gli animatori universitari e delle superiori, i catechisti, i capi scout, gli allenatori sportivi.
Il Centro San Pietro è l’unica porta aperta custodita in Città: ci sono altri luoghi, o “non-luoghi” dove i ragazzi si trovano (parchi, muretti, strade) dove gli adulti mancano. L’Oratorio, aperto tutti i pomeriggi, è un bene prezioso, che però, a volte non ci si pensa, chiede un investimento notevole di mezzi sia economici che di tempo. Da fuori non ci si rende conto dell’investimento che costantemente è in atto da anni.

I ragazzi di Ariano Polesine hanno risposto a questa cosa con una lettera ben dettagliata, penso sia stato un bel messaggio, che pensiero vuoi mandare a loro?
Il loro messaggio è segno della forza delle nostre comunità quando agiscono insieme, e si arricchiscono reciprocamente scambiandosi esperienze. Nel Vicariato di Adria-Ariano da più di un decennio viviamo un buon coordinamento di pastorale giovanile e vocazionale fra le Parrocchie, incontrandoci mensilmente con i loro rappresentanti, condividendo le esperienze locali, organizzando i momenti vicariali e diffondendo quelle diocesane.

Questi sei anni che hai passato ad Adria non possono essere certo “eliminati” da un articolo, che ricordi ti porterai con te?
Non eliminano il lavoro portato avanti da persone di qualità, che danno tanto tempo, energie ed amore ai ragazzi, con spirito di fede, per aiutarli a capire quale futuro è preparato per loro. Io mi sento di aver avuto il privilegio di accompagnare molti in questi anni, di essermi scoperto “padre” nei primi anni del mio sacerdozio. Sono contento che don Nicola possa continuare il percorso di questi anni, che per me è stato una grande ricchezza. I ricordi sono davvero tanti, e sono soprattutto contento di aver incontrato molte volte situazioni strane, inaspettate, nel bene e nel male. Mi sono rivisto molte volte negli incontri che faceva Gesù, che stava con tutti. E anche lui aveva i suoi farisei…

A Scuola. Di Don Bruno Cappato

E’ suonata la campanella….; quando cominciano le lezioni di scuola, si dice sempre così rievocando un suono che in un modo o nell’altro è nel ricordo di tutti. Di fatto le generazioni si avvicendano e il panorama della popolazione studentesca assume sempre nuove prospettive; l’anziano dice: “Ai nostri tempi c’era la disciplina e non si scherzava”. I giovani di oggi sono proprio inseriti in un altro mondo che ha superato quello di pochi anni fa. Il mondo corre e la velocità aumenta. Resta la domanda: la scuola riesce ad educare? Perché di questo si tratta. Dicono che in paesi ultramoderni i ragazzi vanno a scuola senza muoversi da casa perché con il computer si fa tutto; in altri paesi – dicono sempre i bene informati – gli alunni decidono quando andare a scuola, cosa studiare, quali corsi frequentare. Sarà, ma a me sembrano fantasie senza molto significato. E’ vero che si è cresciuti e noi avevamo paura a parlare mentre invece bambinetti delle elementari interrogati dal cronista in tv dicono la loro con scioltezza e proprietà; sanno esprimersi con molta disinvoltura. Ma, ritorna sempre la stessa domanda: la scuola educa? Per una lunga esperienza scolastica, per aver salito cattedre di ogni ordine e grado devo dire che sicuramente, generosamente, con tutta la sua vita la scuola educa. La scuola come la conosco è un luogo di crescita straordinario, sia dal punto di vista culturale che morale, che civico. La scuola però per essere tutto questo ha bisogno di tante cose: ha bisogno della famiglia, di una famiglia inoltre che comprenda il proprio ruolo, della società, delle autorità, delle voci e delle immagini della comunicazione, della vita della comunità cristiana. La scuola a volte pare un vascello isolato che naviga su un mare – di tempo in tempo – calmo o burrascoso. Il vero grande pericolo è proprio questo: che l’educazione e la formazione delle giovani generazioni sia un compito esclusivo di qualcuno.
Poi ci sono le realtà che remano contro come l’assalto dei telefonini, come i linguaggi volgari e scurrili dei sapientoni della tv.
Papa Francesco ha accolto l’associazione dell’A.Ge in udienza nel cinquantesimo della fondazione. Ha svolto il tema della educazione in modo bellissimo e concreto; per questo pubblichiamo integralmente il testo del suo discorso. Insieme ad altri gruppi d’Italia ha partecipato un nutrito gruppo polesano.
Ecco il vero grande problema e dilemma: è la scuola che educa o è invece questa società che non educa?
Piangiamo per giovani che non sanno rispettare il dono della vita e miseramente la bruciano in vario modo; soffriamo e ci scandalizziamo per le tracce di beveraggi lasciate agli angoli di strade e piazze; ci spaventano i segni del vandalismo sfrenato e insulso.
Bisognerebbe unire le forze e cercare di costruire una realtà sociale che aiuta le famiglie, che sorregge e tutela la scuola.

“Scelte d’amore” ad alta quota

Un campo all’insegna delle camminate, dell’amore e anche di un bella spruzzata di neve. I ragazzi dell’Unità Pastorale di Boara Polesine, Granzette e Concadirame hanno vissuto il loro ennesimo Camposcuola insieme in quel di La Val (Bz), in Alta Badia.
Ad accompagnarli oltre ad alcuni animatori e ad un ottimo staff tecnico anche Don Ionut Ursuleac collaboratore dell’Unità Pastorale.
Una trentina i ragazzi che hanno partecipato e che si sono immersi in quotidiane passeggiate anche piuttosto impegnative, come i 2440 metri del Sass della Stria sopra il Passo Valparola. A sorprendere è stata anche la neve che per un paio di giorni ha caratterizzato i luoghi di passaggio dei ragazzi, un modo per rendere ancora più emozionante il paesaggio e il cammino.
A livello spirituale ci si è concentrati sull’amore come scelta, un aspetto che molto spesso viene sottovalutato quando si parla di questo tema. L’amore infatti è visto molte volte solo come un’emozione o un sentimento, e raramente viene identificato come una vera e propria scelta. Così attraverso canzoni, riflessioni di Papa Francesco e due film veramente interessanti sul tema i ragazzi hanno vissuto una settimana di grande intensità.
Ora comincia la parte più difficile, quella di portare gli apprendimenti a casa , nella quotidianità che spesso ci fa dimenticare gli impegni che abbiamo deciso di prendere e anche i sentimenti che abbiamo provato, ma è proprio in questa quotidianità che si fa la differenza nella vita.
Durante la Santa Messa celebrata il sabato poco prima della partenza da Don Ionut i ragazzi hanno ringraziato il Signore per quello che è stato vissuto. Tutto ciò diventa sempre più una bella collaborazione tra le tre parrocchie dell’Unità Pastorale.

“Oratori: luoghi di accoglienza e crescita”

Il 28 giugno il nostro piccolo Oratorio AnimaTaMente di Ariano nel Polesine ha compiuto quattro anni, un percorso impegnativo che ha visto un nuovo inizio circa un anno fa, quando il nostro Oratorio ha aderito ai Circoli «Noi».
Molte volte nelle nostre serate di confronto ci siamo chiesti quale fosse la strada giusta da seguire quando si ha a che fare con ragazzi giovani: quale attività creare, cosa fare per coinvolgerli ed interessarli in un’epoca in cui l’unico interesse sono i social.
E spesso, nel farlo, ci siamo ispirati al Centro Giovanile San Pietro.
Poi stamattina ecco un articolo apparso su un quotidiano locale dal titolo “San Pietro, covo di blasfemi”, un titolo da far rabbrividire. Nel procedere con la lettura, ci si rende conto che tutto parte dalla drammatica vicenda di una giovane ragazza circuita e soggiogata da un ragazzo.
E allora avviene la cosa più sbagliata che si possa fare. Puntare il dito su uno di quegli ambienti che i ragazzi da sempre li accoglie, li difende e cerca di farli crescere, secondo gli insegnamenti di Don Bosco, come onesti cittadini e buoni cristiani.
E la cosa che più ferisce, è che queste accuse nascono da un ex animatore, che dovrebbe ben sapere quante difficoltà ogni giorno i volontari incontrino.
Chi presta il suo tempo gratuitamente negli oratori combatte ogni giorno con realtà difficili, con ragazzi che non rispettano Dio e gli altri.
Ma non è compito dell’oratorio chiudere i cancelli, anzi!!! Si cerca di portarli sulla retta via, ma purtroppo non sempre ci si riesce.
San Pietro è un luogo che fa del bene ai ragazzi… e questo titolo non stimola certo ad invitare a partecipare!!!
E’ davvero tragico ciò che ogni giorno la cronaca ci racconta… è necessario che tutte le agenzie educative (famiglia, scuola, parrocchia, catechismo, oratorio, associazioni sportive, ecc.) intervengano insieme, facendo squadra!
Squadra contro la violenza… Non contro un luogo che accoglie.

Gli animatori
di Ariano Polesine

Nomine in diocesi

NOMINE :

Don Patrizio Boldrin – già Parroco di Lama e Pezzoli diventa Parroco anche di Gavello

Don Daniele Donegà–  Unità Pastorale di Boara Polesine, Granzette e Concadirame

Don Giuliano Gulmini– Unità Pastorale di Bergantino e Melara

Padre Mario Gallian– Amministratore Parrocchiale di Papozze

DIVENTANO COLLABORATORI PASTORALI

Don Zacharia Hakizimana– della Diocesi di Gitega (Burundi) Collaboratore nell’ Unità Pastorale di Costa e Villamarzana

Don Adriano Montorio– Collaboratore nell’Unità Pastorale di Boara Polesine, Granzette e Concadirame

Don Peter Onyenso– Collaboratore nelle Unità Pastorali di Lendinara e Lusia-Cavazzana

Mons. Giorgio Seno– Collaboratore nell’Unità Pastorale della Commenda

Don Ionut Ursuleac–della Eparchia di Maramures-Baia Mare (Romania),  Collaboratore nell’Unità Pastorale di Bergantino e Melara

NUOVI INCARICHI

Don Paolo Cestarollo– Direttore Ufficio Amministrativo

Don Mario Ferrari– Presidente Istituto Diocesano Sostentamento del Clero

Don Piero Mandruzzato– Delegato Vescovile per le nuove Unità Pastorali

Diacono Dr. Marco Maran– Direttore Ufficio Beni Culturali

Don Alessandro Mistrello– Incaricato diocesano per la Pastorale della Salute

Don Agostino Nardin– della Congregazione dell’Oratorio – Incaricato dell’assistenza religiosa presso gli Istituti Polesani e la Residenza per gli anziani “la Residence” di Ficarolo.

Prof. Mauro Prando– Direttore della Scuola Diocesana di Formazione Teologica

Mons. Giorgio Seno– Direttore della Casa del Clero

Don Enrico Turcato si racconta come nuovo responsabile dei giovani diocesani

di Thomas Paparella

La scorsa settimana abbiamo intervistato Don Fabio Finotello che ha salutato la pastorale giovanile diocesana con un forte “in bocca al lupo” al suo successore Don Enrico Turcato. Oggi raggiungiamo proprio Don Enrico che si appresta a cominciare una nuova avventura dopo sette anni nella Parrocchia di Santa Sofia di Lendinara.

Caro Don Enrico quali sono le tue emozioni in vista di questa nuova esperienza?Il mandato che ricevo è, prima di ogni altra cosa, un atto di fiducia che mi è stato accordato e di cui ringrazio il Vescovo e don Damiano. Una signora di Lendinara, dopo aver sentito del mio trasferimento mi ha detto: “L’è stà promosso! El sarà contento!”. Onestamente non ho mai letto la mia nomina a Direttore del Servizio diocesano di Pastorale Giovanile come una promozione e nemmeno lo voglio pensare. Preferisco pensare, e così ho detto ai giovani della mia parrocchia, che semplicemente la Chiesa mi sta chiedendo di allargare il mio cuore ad una porzione più ampia di giovani. Entro allora in questo servizio diocesano, che comporta certamente responsabilità maggiori, con la serenità di chi sa che amare non è facile ma quando si dona un po’ al Signore, Lui sa aprire strade inesplorate e talvolta anche più avventurose. La Pastorale Giovanile diocesana sarà il mio terreno da esplorare e la mia avventura da vivere.
Ci provo sapendo di poter contare sull’aiuto di persone valide.

enrico turcato 2

Chi ti ha preceduto (Don Fabio) ha “disegnato” nuove idee e cammini di pastorale giovanile, anche se prematuro quali saranno le tue attenzioni principali o quali sono i tuoi desideri per i giovani della diocesi?
Ricevo da don Fabio una eredità preziosa fatta di ragionamenti e progettazioni che nel corso degli anni hanno dato una struttura adeguata al nostro tempo. Anche se l’ho già fatto di persona nelle scorse settimane, desidero rinnovare il mio grazie a don Fabio. Ha fatto tanto, ha dato tanto ai giovani della diocesi! In questi anni, anche come incaricato di PG vicariale, oltre che negli anni di seminario, ho avuto molte occasioni per collaborare con lui e quindi il passaggio di testimone diventa più facile. Così anche la continuità viene garantita e il cammino dei giovani della diocesi prosegue.
Certamente, non avendo altri impegni diocesani, il mio tempo sarà totalmente per questo servizio diocesano e il cambiamento porterà con sè inevitabilmente anche qualche novità che adesso non saprei esplicitare se non con due linee guida che mi sembra possano interpretare il sentire comune e anche le linee di PG nazionale: ascolto della realtà e lavoro di squadra. In altre parole desidero che il mio servizio sia in ascolto dei giovani del territorio diocesano e che questo ascolto comporti scelte operative.
Anch’io ho i miei difetti: non so stare fermo! E desidero che queste scelte operative non siano mie ma siano condivise da una equipe di persone che insieme a Enrico Zamariola, vicedirettore, coordineremo. E comunque ci sarà tempo di programmare… intanto iniziamo.

Don Luca Borgna ti affiancherà nella Pastorale Vocazionale, che tipo di collaborazione si potrà formare tra voi due che vi conoscete da molto tempo?
Con don Luca non abbiamo ancora potuto parlare di collaborazioni, di certo vivremo insieme in Seminario e insieme condividiamo, oltre all’amicizia, anche il desiderio di intercettare più giovani possibili per dare loro possibilità concrete di incontrare il Signore. Da parte mia credo fermamente che Pastorale Giovanile e Vocazionale non possano lavorare divise. Dove c’è possibilità di fare pastorale giovanile non può che esserci anche la possibilità per la pastorale vocazionale. Altrimenti non sarebbe pastorale giovanile. Dove c’è un giovane lì c’è anche il suo desiderio di senso… eccoci allora “obbligati” a collaborare se vogliamo il bene di quel giovane. Certamente la dimensione vocazionale ha anche la sua autonomia, ma il terreno su cui si semina è lo stesso.

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Non può mancare un pensiero alla realtà che lasci, Santa Sofia, in sette anni hai costruito tante belle cose con i giovani che ora si apprestano ad accogliere Don Alberto Rimbano e Don Michele Samiolo. Che messaggio vuoi lasciare ai ragazzi lendinaresi e quale pensiero vuoi mandare ai due tuoi confratelli ?
Certamente Lendinara e, in particolare i giovani, sono una parte importante di me. Qui sto lasciando tanti ricordi, tante esperienze vissute, tanta vita… ma credo anche tanta responsabilità. Certamente il distacco ferisce ma sono convinto che stia anche rinforzando la disponibilità a mettersi in gioco in prima persona. Sono orgoglioso di tutti i ragazzi che ho incontrato in questi anni e che, con coraggio, stanno ringiovanendo il volto della Comunità Lendinarese. Da padre e fratello maggiore li affido ad altri due miei confratelli che stimo e apprezzo.
Don Alberto e don Michele troveranno una Comunità viva che li attende per continuare il cammino. Per loro è la mia gratitudine per aver accettato questo servizio e il mio incoraggiamento a mettersi in gioco con amore. Lendinara sa ricambiare. Di questo ne sono testimone.

Per chiudere, quando comincerà ufficialmente e indicativamente il tuo lavoro come responsabile della Pastorale giovanile?
Non c’è una data ufficiale di inzio. Di fatto, appena completerò i passaggi di consegne con don Fabio, inizia il mio servizio anche se per i primi tempi dovrò necessariamente essere ancora a Lendinara almeno fino all’ingresso dei nuovi parroci per poter passare le consegne del lavoro svolto. Già in queste settimane mi sto organizzando per essere operativo, anche se macinando chilometri in macchina, da fine settembre.

“Vanità” il nuovo singolo di Michele Pavanello

Dopo due anni dall’Ep Vento Caldo, torna sulla scena discografica il cantautore Michele Pavanello con un nuovo singolo dal titolo Vanità, rilasciato ufficialmente il 15 agosto 2018 e disponibile su Spotify e sui migliori digital stores. Vanità è un brano nato per separare ciò che è stato da ciò che deve venire. Il blues di una ballata struggente e profonda aiuta l’artista a spiegare che nell’istante in cui, senza una precisa ragione, arriviamo a scorgere la “Vanità” sin dentro la nostra stessa carne, è come prendere un pugno alla bocca dello stomaco e restiamo senza fiato, tramortiti. «In quello specchio in cui cercavi la beltà dipinta, – ci spiega l’Autore Michele Pavanello – convinto che fosse cosa buona, si riflettono ora tutti i tuoi fallimenti, le tue miserie, e la maschera d’argento diventa cenere, e cade, non prima di aver graffiato, in profondità, il tuo viso di pietra.» Da qui possiamo comprendere quanto male possiamo farci con le nostre stesse mani, con la nostra ipotetica intelligenza. Non ci rimane che lavarci gli occhi e respirare, respirare finché non viene sera e poi riposare finché non sarà di nuovo giorno. Michele Pavanello, cantautore classe 1969, ha pubblicato questo nuovo singolo che rappresenta, sotto molti aspetti, un punto di discontinuità rispetto ai lavori precedenti e segna la via di un nuovo percorso artistico che culminerà con l’uscita di un nuovo EP previsto per l’inizio del 2019. E’ una ballata sulle onde del blues, su uno degli schemi standard di questa musica profonda che bene si adatta ai contrasti e ai toni struggenti espressi dal testo. La canzone è sorretta dalla chitarra e dalla voce calda di Michele Pavanello, insieme ai suoi musicisti di sempre: al piano elettrico Paolo Lazzarini, ai Rhodes Alberto Piva, al basso Ersiljo Daja e alle percussioni e batteria Roland Daja. Riprese, mixing e mastering sono state effettuate da ERSY Production. Vanità sarà accompagnato da un video musicale realizzato sempre da ERSY Production che verrà pubblicato nei primi giorni di Settembre.

Don Fabio saluta dopo 6 anni

di Thomas Paparella

Ha preso le “redini” della Pastorale giovanile diocesana alla fine del 2012, con una non facile eredità, quella di Don Piero Mandruzzato che si era trasferito nella Parrocchia di Ceregnano.
Nonostante ciò Don Fabio Finotello ha vissuto tante esperienze nei suoi anni come responsabile dei giovani diocesani, vivendo e contribuendo a diversi cambiamenti di sistema, dalle feste dei giovani in diverse parti della diocesi all’istituzione della commissione con i laici.
Così lo abbiamo raggiunto per un saluto e soprattutto per un ricordo di questi sei anni indimenticabili.

Caro don Fabio quali sono i pensieri che ti girano per la testa dopo questi sei intensi anni?
Mah, la serenità di sentire che un percorso di servizio si è compiuto, rispetto al mandato pastorale che mi fu conferito sei anni fa. Ricevendo nelle mani un incarico si ricevono anche alcuni obiettivi, a volte delle urgenze, anche delle indicazioni di stile ecclesiale.
Tale richiesta concreta assegna anche una forma precisa al servizio che fai. E questa forma non può durare per sempre, ma ha già scritto dentro, in qualche misura, quando è ora di concludere. Tale percezione è culminata per me, nella scorsa primavera, nella richiesta al Vescovo di riassegnare questo incarico con un nuovo mandato per un nuovo tratto di strada, con la percezione chiara e serena che quanto mi era stato richiesto aveva raggiunto un punto di arrivo.

Qual è l’emozione o l’esperienza a cui resterai più legato dopo questi anni?
Diversamente da quanto potrebbe sembrare, l’”esperienza”, come mi chiedi, cui resto maggiormente legato è la trasformazione della formazione giovanile in Diocesi. Su questo punto è stato necessario un lavoro di équipe straordinario da un vicariato all’altro che nel corso del tempo si è strutturato sempre di più. L’identificazione di un percorso quadriennale, fatto di due elementi basilari, una elasticità territoriale da una lato e un medesimo quadro di obiettivi e mete dall’altro, ha consentito un’espansione importante dell’offerta formativa e ha portato molti di noi a lavorare insieme su una medesima “tavola di lavoro” (non un medesimo “tavolo” di riunione…) da una parte all’altra della Diocesi. A questa esperienza sono molto legato. Ha richiesto impegno, soprattutto nei primi tre anni, per trovare la quadra fra elasticità e comunione. Spessissimo la prima risposta che localmente si inviava ad un tentativo di coinvolgimento dell’ufficio diocesano era sul modello “Io faccio così…”
Non è in sé sbagliato, però sarebbe più bello, direi, “se tu lo facessi con noi tutti.” Ecco, questo ci farebbe costruire qualcosa di più grande. Il rischio delle nostre Diocesi medio-piccole è di morire di particolarismo. Ed infatti – e questa è l’amarezza più grande, come mi è già capitato di scrivere su la Settimana – proprio le realtà che meno si coinvolgevano in un quadro più grande, dopo alcuni anni erano terminali. Poi, vabbé, si potrebbero citare delle Festagiovani, oppure la GMG di Cracovia o ancora di Rio de Janeiro, esperienze indimenticabili, ma mi ha segnato di più il lavoro quotidiano nella nostra casa.

3b - gli organizzatori ci sono don Fabio Finotello il delegato della diocesi per i giovani, don Luca Borgna il coordinatore del Basso Polesine e do
Don Fabio al centro con a destra Don Enrico Turcato nuovo responsabilie Pastorale Giovanile e a sinistra Don Luca Borgna nuovo responsabile Pastorale Vocazionale

Tu sei succeduto a Don Piero Mandruzzato e non hai mai nascosto l’importanza di prendere in mano tale “eredità”. Qual è l’eredità che lascerai a Don Enrico Turcato?
Mah… potrei ipotizzare proprio la diffusione territoriale delle proposte formative e l’attività giovanile dei vicariati, sia pure a velocità diverse e per molti aspetti ancora da sostenere. Anche Festagiovani, in questo senso, si è declinata in questi anni come patrimonio locale dell’intera Diocesi e dell’intera Provincia.

L’intervista integrale sul numero de “la Settimana”

Badia Polesine fa ancora successo!

Ogni anno l’Unità Pastorale di Badia Polesine propone ai bambini e ragazzi delle cinque parrocchie “Estate Giovane”, l’animazione estiva dai 6 ai 14 anni che, nonostante il passare del tempo e il moltiplicarsi delle iniziative estive nella città di Badia, riesce a mantenere un carattere familiare, pur aprendosi ad attività sempre nuove. In particolare quest’anno a spiccare su tutto è stata l’aggiunta di due settimane alle classiche quattro, offrendo così un servizio alle famiglie fino ad oltre la metà del mese di luglio.
Il tema che gli animatori, coordinati da don Nicola Brancalion, hanno sviluppato è stata la differenza tra il mondo reale e quello virtuale, grazie alle idee e alle scenette che il sussidio Jump, edito dal NOI, proponeva di giorno in giorno. Tante sono state anche le occasioni di divertimento, con le quali i settantacinque bambini e ragazzi iscritti hanno passato le giornate tra giochi, laboratori ed uscite: tra questi il laboratorio sulla produzione del gelato presso la gelateria Le Magie del Gelato; una giornata tra i percorsi negli alberi al Live Park; la gita a Castelbeach e le uscite settimanali presso la piscina cittadina; lo sviluppo di abilità manuali grazie ai ragazzi del clan del Badia 1; laboratori di danza, recitazione e tanto altro.
Sabato 21 luglio alla sera, nonostante il tempo inclemente del pomeriggio, numerose famiglie, ex animatori, amici e curiosi, si sono raccolti al Centro Giovanile per assistere allo spettacolo finale nel quale i bambini – che nelle sei settimane si sono preparati con tanta cura – si sono esibiti nel musical Mamma mia! Anche quest’anno Estate Giovane è stata un successo: il divertimento e i giochi sono stati associati a momenti di crescita personale e spirituale, sempre necessari anche oggi. Ma il successo più grande è stato quello che noi animatori abbiamo colto quando alcuni ragazzi, al termine della festa conclusiva, ci hanno abbracciati piangendo perché era arrivata la fine.
Un’animatrice

Simpatici e testimoni… a San Vigilio

In questo modo alcuni genitori della Comunità di San Vigilio hanno tradotto il Grest 2018 vissuto in questa estate dai loro figli. E’ il più divertente dei tanti messaggi fatti arrivare agli animatori che si sono messi “allOPERA”, come recitava il titolo del Grest. Un’esperienza che si è protratta per cinque settimane e che ha coinvolto circa 150 famiglie in un turbinio di attività senza sosta. Un Grest che non si è richiuso in pochi spazi angusti ma che ha trasformato gli spazi parrocchiali come una vera e propria rampa di lancio per vivere appieno la Città di Adria in tante e diverse esperienze di visita, di condivisione, di conoscenza. Un Grest a cavallo fra due parrocchie, con le uscite a Valliera, che ha trasformato gli spazi attorno alla Chiesa della Madonna dell’Autista in un vero e proprio campus all’aperto. Un grest da brividi a Mirabilandia prima e sul Brenta poi, con il rafting del cosiddetto “Extragrest”, i ragazzi più grandi. Un Grest ricco di momenti teatrali, l’avvincente serata thriller e le rappresentazioni scenografiche della commissione Grandi Scene. Un grest che è salito sul palcoscenico alla ventitreesima edizione de La Raganella prima e nel primo Venerdì d’estate poi. Un Grest che ha ascoltato ogni settimana un testimone diverso di come si può trasformare il creato con le mani e l’intelligenza, e che ha imparato ad osservare la magia del legno, a percorrere le più lontane vie della stoffa, a penetrare nelle profondità della terra, a costruire una casa insieme, quella casa che ha occupato per tre settimane la Cappella del Crocifisso nella Chiesa di San Vigilio e su cui tanti parrocchiani, specialmente di domenica, hanno posto la propria firma. Un Grest che ha saputo ascoltare il mistero della Fede cristiana con un’attenzione invidiabile, paragonabile a una vera e propria esperienza catechistica: la visita alla Cripta della Cattedrale di Adria, con lo sguardo dei ragazzi che si appoggiava sulle più antiche rappresentazioni degli Apostoli della Città e del Polesine, è stato uno dei momenti più affascinanti e intensi.
La gratitudine delle famiglie ha raggiunto in tanti modi Alessandro Raminella, Alessandro Roana, Alessia Kovacevic, Alessio Paio, Alice Boschet, Alice Mosca, Anna Catozzo, Anna Marzolla, Davide Boccato, Federico Zanirato, Filippo Crivellaro, Filippo Boccato, Francesca Stocco, Francesco Morato, Giada Beltrame, Guido Marcato, Irene Silvestrin, Jacopo Bonafé, Jurgen Kerri, Leonardo Osti, Linda Crepaldi, Lorenzo Sega, Luca Nonnato, Marco Scalabrin, Martina Zangirolami, Matteo Finotti, Matteo Toniolo, Mirko Boschet, Nicola Colucci, Paolo Marcato, Pierpaolo Paio, Roberta Rossi, Ruben Bertocco, Sebastiano Aguiaro, Simone Veronese, Sofia Cavazzin, Tommaso Bruno Destro, Valentina Pregnolato, Valeria Corrado: sono gli animatori, inseriti con altri ragazzi ancora nel Percorso Giovani San Vigilio. Sono di età diverse e di diversi livelli formativi, ma tutti membri dell’esperienza educativa che dura tutto l’anno seguita da un’apposita staff di educatori: Elia Braggion, Francesca Rossi, Tiziana Sacchetto, Debora Romagnolo, Suor Gisella Guidolin insieme al parroco Don Fabio Finotello, che in un videomessaggio conclusivo ha fatto proprio l’hashtag usato dagli animatori #sanvigiliocasamia per dare l’arrivederci a nuove avventure di famiglia, rivendicando convintamente alle comunità parrocchiali e agli oratori la matrice più genuina del Grest estivo.

La diocesi a Casa tua