Don Daniele Peretto: Una vita da prete e amministratore de “la Settimana”

di Gianni Azzi

Mons. Daniele Peretto è entrato nella luce di Dio nella mattinata di sabato 16 giugno presso l’ospedale civile dove era ricoverato da qualche giorno. Era di Arquà Polesine; figlio di Oddone e di Brancalion Gisella.
Nato a Rovigo il 1 febbraio 1929 ed entrato in Seminario diocesano giovinetto, ove compiva il cammino di formazione e di studio, prima di essere ordinato prete. Dalla Famiglia, dalla Parrocchia e dalle Associazioni ebbe una forte formazione cristiana. Con l‘arciprete canonico Aniceto Montacciani vi erano stati dei cappellani dello spessore di mons. Mario Michielotto con lo stimolo del quale si edificava il “Patronato”, ma tutto l’ambiente paesano odorava dell’opera e del ricordo di Mons. Giacomo Sichirollo. La guerra e l’alluvione gli imposero sacrifici che segnarono anche la sua salute.
Il 27 giugno 1954 S.E. mons. Guido Maria Mazzocco lo ordinava prete nella chiesa di S. Agostino, che era la cappella del Seminario. Celebrava la prima Messa solenne ad Arquà e fu grande festa per l’intero paese e in particolare per il sestriere di S. Antonio ove risiedeva la Famiglia Peretto.
Il 12 luglio 1954 fu nominato aiuto cancelliere della Curia di Rovigo, incarico che lasciava nel febbraio 1955 per un periodo di cura nella Casa della FACI ad Arco di Trento.
Ritornava in famiglia nel giugno 1956 e nell’ottobre successivo diveniva Direttore del Caenazzo di Badia Polesine. Il primo ottobre 1962 veniva nominato vicario sostituto di Roverdicrè. Il 4 giugno 1964 lasciava Roverdicrè per un ulteriore periodo di cura. Completamente ristabilito, il 22 gennaio 1965 approdava all’Ospedale civile di Lendinara come cappellano. Porta la data del 9 ottobre 1969 la sua nomina a collaboratore dell’Ufficio diocesano “Onarmo–Emigrazione”. Il 15 ottobre 1972 era nominato consulente ecclesiastico del Movimento Apostolico Ciechi. Fu per qualche tempo confessore dei Seminaristi e pro-vicario urbano. Collaboratore della parrocchia cittadina di San Francesco dal 1969, assistente dei gruppi di Volontariato Vicenziano, dal 1980. Dal 16 febbraio 1981 ha ricoperto l’impegno di economo de “la Settimana”.
Il 31 marzo 1983 era nominato canonico onorario del Duomo e il 24 maggio 1984 Rettore della Rotonda.
Dopo il raggiungimento dei 60 anni di Messa si ritirava alla Casa del Clero diocesana, ove trascorse questi ultimi anni. Don Daniele ha coniugato il suo ministero con i vari incarichi ricevuti lasciando un caro ricordo del suo servizio. Il suo animo sacerdotale si apriva alla paternità negli anni del suo servizio nella Chiesa del Cimitero cittadino “in uno speciale ministero della consolazione”. Il suo amore alla Madre di Dio trovava ampio spazio nelle celebrazione nel tempio cittadino dedicato a “S. Maria del Soccorso”.

 

Il valore della persona. Il pensiero del direttore Don Bruno Cappato

Eccoci al momento buono della verifica della direzione del nuovo governo. L’episodio della nave lasciata in bilico sul mare, nell’oscurità di un indefinibile e minaccioso destino, ci invita a riflettere con attenzione.
Siamo in una compagine che allea anime diversissime; da una parte un movimento, dall’altra un partito organizzato. Il movimento ha di per sè una logica maggiormente adattabile, al di là dei proclami. E’ certo che la responsabilità delle scelte è di chi firma determinate decisioni, ma anche dell’alleato di governo.
Se la democrazia è garanzia di libertà, è certo però anche che non può essere la sarabanda di tutte le prese di posizione possibili. Deve pur incarnare e sostenere dei valori che fondano la vita democratica e libera dei cittadini. Sposando come si sta facendo proclami e slogan, andiamo solo fuori strada. Nel problema dell’immigrazione, il fatto più importante da considerare è che si hanno davanti delle persone non delle merci e anche questi come tutti – uomini e donne – devono essere considerati dotati di una dignità da salvare e promuovere. Nella legalità e nel rispetto degli ordinamenti e delle leggi che un paese si è dato.
In questo quadro affiora la insostituibile funzione della politica intelligente che sa mediare, che sa costruire cammini di pace e di concordia aiutando i deboli e difendendo il bene di tutti. La vera politica, quella che davvero serve il paese, rispetta le persone e costruisce reti di rapporti che con pazienza stabiliscono regole, costruiscono trattati e pongono in movimento strategie rispettose per risolvere gradualmente i problemi.
Ma la gente sulla piazza grida, alza la voce e chiede di rispedire a casa gli stranieri. E’ proprio da queste voci che arrivano i voti, però sono espressioni ragionevoli? Se parliamo di cristianesimo diciamo che la prospettiva è ben chiara. Se parliamo di civiltà – nel senso positivo del termine – anche qui la prospettiva è in sintonia con il cristianesimo. Ci sarebbe da chiedersi allora: se questa è la linea che una parte vasta della popolazione sostiene e promuove, che educazione ha ricevuto?
Abbiamo avuto un partito che si definiva cristiano; come ha educato il popolo? Abbiamo avuto un comunismo che vantava la difesa dei poveri e dei deboli, cosa ha insegnato su questo piano ideale?

Nave Aquarius: Centro Astalli, “no a trattative politiche o dispute tra governi sulla vita dei migranti”

“Mettere in salvo vite è atto di umanità che non può essere oggetto di trattative politiche o dispute tra governi”. Lo scrive in una nota il Centro Astalli in riferimento alla vicenda della nave Aquarius con a bordo 629 migranti, tra cui 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte, alla quale sono stati chiusi i porti per lo sbarco da Malta e dal ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini. Il centro dei gesuiti “esprime seria preoccupazione per le condizioni” delle persone a bordo. Quindi, la richiesta di “una rapida soluzione che permetta di prestare le cure necessarie ai migranti soccorsi”. “Atti dimostrativi che hanno conseguenze serie sulle già precarie condizioni di donne, bambini e uomini, non risolvono nulla in assenza di politiche di lungo termine che prevedano via legali d’ingresso – si legge nel comunicato – Al contrario, vanno ad aumentare il rischio di morte in mare di innocenti in cerca di salvezza”. Infine, la richiesta a “tutti gli attori coinvolti” di “rispettare e applicare la normativa nazionale e le convenzioni internazionali in materia di soccorso in mare”.

Il 13 Giugno c’è il “GP2 day”

La Casa Gp2, la casa più conosciuta dai giovani delle scuole a livello Polesano, è pronta ad ospitare tutti i ragazzi che sono passati nell’esperienza di quest’anno e i curiosi che vorrebbero conoscere meglio questa realtà. Lo farà Mercoledì 13 Giugno con l’aiuto degli “Amici della Gp2” , ragazzi che si sono alternati nella casa con lo scopo di formare e animare gli studenti e i gruppi giovani che si sono alternati nella casa. Sarà una bellissima occasione per giocare, stare assieme , condividere e anche riflettere sul futuro di questa realtà che ogni anno che passa attira sempre più giovani curiosi. Per informazioni e iscrizioni http://www.casagp2.org

Il messaggio del Vescovo per questa situazione politica

l Vescovo di Adria-Rovigo, mons. Pierantonio Pavanello, in considerazione delle attuali, critiche vicende che il nostro Paese sta attraversando, ha inviato una lettera a tutti i sacerdoti perché le comunità cristiane innalzino al Signore una preghiera per chiedere il bene del Paese e la soluzione positiva dei problemi. L’invito riguarda tutte le celebrazioni eucaristiche di sabato e di Domenica . La iniziativa in spirito di fede richiama la preghiera di San Giovanni Paolo II ed il suggerimento del Presidente della Cei apparso sul quotidiano dei cattolici Avvenire.
Ecco il testo della lettera del Vescovo ai sacerdoti:

Rovigo, 31 maggio 2018

Ai sacerdoti della Diocesi

Carissimi,
in questi giorni viviamo tutti sentimenti di smarrimento e preoccupazione per la nostra Italia assistendo all’aggravarsi della crisi politica seguita alle elezioni politiche del 4 marzo. Preoccupano non solo le conseguenze di carattere economico e finanziario determinate dall’incertezza politica, conseguenze che finiscono per colpire tutti ma in particolare le fasce più deboli e fragili della popolazione, ma anche il diffondersi di un clima di accesa conflittualità tra i sostenitori dei diversi schieramenti politici e la messa in discussione dello stesso sistema di regole costituzionali, che reggono la nostra convivenza civile.

In questo momento così delicato, come cristiani dobbiamo lavorare perché al di là delle divisioni prevalga la ricerca paziente e coraggiosa del bene comune. Come credenti ci sentiamo impegnati a chiedere al Signore di ispirare propositi di responsabilità e di solidarietà a tutti i cittadini e in particolare a chi è stato chiamato tramite il voto ad esercitare la rappresentanza politica.

Invito pertanto tutti i sacerdoti a prevedere nelle messe di sabato 2 e domenica 3 giugno una speciale preghiera per l’Italia. Secondo le circostanze si potrà predisporre un’apposita intenzione nella preghiera dei fedeli o recitare al termine della celebrazione la “preghiera per l’Italia”, composta da San Giovanni Paolo II nel 1994 in un altro momento di grande tensione per il nostro Paese. Se lo si riterrà opportuno, si potrà diffondere l’ “Appello per il bene comune” del card, Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI.

Ringrazio per l’attenzione e porgo un fraterno saluto.

+Pierantonio Pavanello

Il 2 Giugno delle Famiglie. Tanti laboratori per tutti

Da anni si dice che la chiesa è chiamata a diventare missionaria, capace
di evangelizzare soprattutto chi è lontano, ma facciamo fatica a capire come questo, che rischia di rimanere uno slogan, possa essere declinato nella concretezza della nostra vita parrocchiale ed ecclesiale. C’è chi pensa che forse andrebbero inventate chissà quali nuove iniziative, che facciano stare al passo con il cambiamento avvenuto, attività attraenti verso i giovani, le famiglie etcc..In realtà non si tratta tanto di passare ad attività nuove che scalzino o si aggiungano alle “vecchie” a cui siamo stati abituati, ma di vivere la pastorale ordinaria, quello che già facciamo, in un’ottica di maggiore accompagnamento, come ci suggerisce “Amoris Letitia”. Attraverso la pastorale ordinaria, il Signore ci offre già la possibilità di incontrare tante persone che sono fuori dal nostro cerchio e che spesso si trovano a vivere situazioni particolari e delicate della loro vita, che sono come delle “fessure” dentro alle quali possono inserirsi il Signore Gesù e la sua buona notizia!!!
Per molti di loro però non basta un incontro sporadico o frettoloso ma è importante costruire e mantenere una relazione continuativa e personale di accompagnamento. Proviamo a fare qualche esempio concreto.
Quando avviene un lutto in paese, il parroco incontra i familiari e poi celebra il funerale ma dopo la messa, nella maggior parte dei casi i contatti si chiudono. In realtà la fase più importante è proprio il dopo, perchè magari in diversi di questi famigliari sono sorte domande per la morte del loro caro: preti e laici che continuino ad accompagnarli potrebbero aiutarli ad evangelizzare questa loro domanda. Lo stesso dicasi per un battesimo: il parroco o una coppia preparano i genitori, quindi si celebra il battesimo. Si rivedono poi al catechismo in prima elementare o al limite si reinvitano per qualche celebrazione che ricordi il battesimo. Si potrebbe continuare a seguirli, andarli a trovare ed educare cristianamente quella domanda di battesimo?
Altro esempio, In parrocchia col catechismo tantissimi genitori chiedono ancora i sacramenti per i loro figli, e con loro abbiamo una potenziale possibilità di contatto che rischia di essere sprecata. Al di là degli incontri programmati in parrocchia per loro e che vede una partecipazione per lo più risicata, è possibile accostare personalmente qualche famiglia e accompagnarla nei vissuti che sta attraversando? Basta il dialogo con un messaggino sul gruppo di whatsapp ( o la mail) oppure si può instaurare una relazione personale e continuativa con loro, interessandosi di quello che stanno vivendo, delle fatiche che attraversano ecc…? Gli esempi potrebbero continuare anche sui fidanzati, i giovani etc…
Potremo dire con un’immagine che in parrocchia con la pastorale ordinaria facciamo tanti sforzi perché si accenda
una fiammella nelle persone ma se manca un accompagnamento successivo personale, il rischio è di uno spegnimento. Certo occorrono preti e soprattutto laici che accolgano la chiamata, non semplicemente di offrire un servizio ma di instaurare veri rapporti di accompagnamento con dedizione e costanza.
La festa delle famiglie diocesana vuole mettere in evidenza che la prospettiva di accompagnare è proprio ciò che fa la differenza e rende veramente missionaria una parrocchia e una chiesa. Il laboratorio ci aiuterà ad entrare dentro a questo stile e spirito.

Don Chrisitan

NOTA SUI LABORATORI
I laboratori toccano momenti e vissuti significativi della vita di una famiglia. Vogliono suscitare l’esperienza di una comunità fatta di tante famiglie che si mettono in relazione con altre famiglie che stanno attraversando questi momenti. C’è l’idea di una chiesa che è scambio, solidarietà, comunione e reciprocità, perché ogni famiglia può farsi accompagnatrice e al tempo stesso essere accompagnata in situazioni che sta vivendo.
E’ consigliato che a ciascun laboratorio partecipi sia chi sta vivendo quella situazione (e quindi avrebbe bisogno di essere accompagnato) ma anche chi desidera o sta già accompagnando quel vissuto in altri (accompagnatore), cosicché si crei uno scambio tra chi dà e chi riceve.

Ecco la lista dei laboratori:

1. I GIOVANI CHE SCOPRONO L’AMORE, il mondo dei primi amori e degli innamorati
2. CHI SCEGLIE DI ANDARE A CONVIVERE, giovani che decidono di iniziare una vita insieme
3. CHI PROGETTA UN MATRIMONIO CRISTIANO, fidanzati o conviventi che scelgono di consacrare al Signore la loro unione
4. CHI VIVE I PRIMI ANNI DI MATRIMONIO chi si muove nei primi anni da sposo, fondamentali per il futuro della coppia
5. CHI ACCOGLIE IL DONO DI UN FIGLIO chi riceve il dono di un glio con un nuovo equilibrio da creare nella coppia
6. CHI NON PUÒ AVERE FIGLI chi è chiamato ad accogliere per scoprire una diversa fecondità
7. CHI VIVE I PRIMI ANNI DA GENITORE chi vive le s de dell’educare un glio n dall’inizio
8. CHI INIZIA ALLA VITA CRISTIANA UN FIGLIO, chi entra nel percorso dell’educazione alla fede del proprio glio
9. CHI VIVE LA MALATTIA, chi in famiglia si deve confrontare con la malattia propria o di altri famigliari
10. CHI VIVE L’ADOLESCENZA DEL FIGLIO chi è s dato come genitore dalla tappa dell’adolescenza del glio
11. CHI VIVE LA CRISI NELLA COPPIA chi si ritrova ad affrontare una crisi con il proprio partner
12. CHI SI SEPARA DAL CONIUGE chi vive la dolora prospettiva della separazione o del divorzio. Chi, dopo la separazione, arriva a creare una nuova unione con un’altra persona
13. CHI VIVE IL LUTTO DI UNA PERSONA CARA chi si ritrova ad affrontare la perdita di un coniuge o altro familiare
14. CHI SI APRE AL SERVIZIO NELLA COMUNITÀ CRISTIANA coppie che decidono di donare un servizio alla chiesa
15. CHI SI IMPEGNA SOCIALMENTE E POLITICAMENTE sposi che desiderano vivere un impegno nella società civile o nella politica
16. CHI VIVE LA “NONNITÀ” chi ha il dono di diventare nonno e vive nuove dinamiche da educatore
17. CHI È SOLO/SINGLE chi non ha avuto la possibilità o non si è sentito chiamato ad un progetto di vita di coppia
18. I NOSTRI SACERDOTI O RELIGIOSI chi vive o vorrebbe vivere meglio il compito, che è di ogni famiglia di creare relazioni signi cative con i propri sacerdoti o religiosi.

 

Facciamo strada insieme…Da 17 anni. Intervista a Renzo e Claudia Boldrini per la Festa delle Famiglie

Cari Renzo e Caludia, 17a festa delle famiglie, quanti pensieri vi scorrono nella mente pensando alle edizioni passate e quali sono le emozioni in vista di questa nuova esperienza?
La Festa delle Famiglie ha un sapore sempre nuovo. 17 anni, 16 Feste… ognuna ha la sua storia, i suoi vissuti, le sue fatiche e le sue grandi, immense soddisfazioni, date dalla GIOIA sui volti delle persone che le hanno vissute, dai tanti gruppi famiglia che sono nati nelle varie parrocchie, da tanti Amici che hanno sentito il desiderio di impegnarsi in prima persona nella Pastorale Familiare… E anche questa Festa non fa eccezione! E’ come partire ogni volta per un nuovo viaggio. Non sai dove ti porterà, ma sai che devi partire perchè il cuore ti spinge ad andare…
Don Christian nello scorso numero ci ha un po’ raccontato da dove è partita l’idea per il tema di quest’anno, ma da parte vostra quali possono essere gli aspetti più importanti di questa edizione che affronta tematiche familiari molto particolari?
In realtà sono tematiche di vita vissuta, come quelle che abbiamo proposto in questi anni. Forse la differenza sta nel fatto che qui… ne abbiamo proposte ben 18 tutte insieme!!! E’ la storia di un racconto di vita nel quale speriamo che ognuno possa riconoscersi e tra questi “momenti” ciascuno possa scegliere quell’aspetto che lo interessa di più, che lo colpisce di più. Ed è per questo che l’iscrizione ai laboratori è PERSONALE: perchè, anche se si è in coppia, non è detto che entrambi stiamo vivendo la stessa difficoltà o abbiamo bisogno dello stesso approfondimento o condivisione.
Anche quest’anno oltre alle famiglie ci saranno i giovani a rendere la festa ancora più bella e allegra, quest’anno però ci saranno coppie giovani che avranno ruoli centrali nel laboratori, quali saranno?
I giovani avranno il ruolo che per noi è forse il più importante: l’ANIMAZIONE DEI BAMBINI E RAGAZZI. Senza di loro non si farebbe la Festa! E non ci stancheremo mai di dirlo e neppure di ringraziarli per l’immenso bene che ci donano! Per quanto riguarda i laboratori: ci saranno coppie e persone giovani e meno giovani che parteciperanno ai laboratori raccontando la loro esperienza di vita in qualità di “testimoni” in quello specifico ambito. Questo sarà il “la” per aprire poi la condivisione in gruppo. Gruppi piccoli, di 10 persone al massimo, dove sarà possibile parlare e ascoltare, con la moderazione di tutor. Ogni gruppo avrà sia il suo “testimone” che il suo tutor.
Lo abbiamo chiesto anche a Don Christian settimana scorsa , fai un invito a tutti per venire a questa festa delle famiglie.
Vorremmo dire che la festa delle famiglie non ha bisogno di invito. Ma sembrerebbe presunzione… Diciamo allora che spesso le Famiglie dicono di sentirsi stanche, di aver bisogno di momenti di ricarica, di incontrare persone che vivono le stesse fatiche e le stesse gioie, con cui confrontarsi… Ecco! La Festa delle Famiglie è tutto questo! E forse mai come quest’anno i laboratori offriranno una ghiotta occasione di condivisione e arricchimento, dopo aver ascoltato la relazione di Davide e Nicoletta Oreglia che conosciamo essere frizzanti e coinvolgenti! E il pomeriggio prima della Santa Messa? Una esperienza nuova, divertente e di grande entusiasmo: balli popolari guidati da un grande personaggio, Mirko Castello, con il quale abbiamo danzato anche ad Oasi Familiare. Cosa aggiungere? VENITE! VI ASPETTIAMO NUMEROSI PERCHE’ NE VALE LA PENA!! Senza di voi, che Festa è??? E non dimenticate di iscrivervi!!!

“Giro Tonda” i bambini rianimano il centro

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“Come nascono le storie? Guardando ciò che ci circonda. Tenendo occhi, orecchie e braccia sempre aperte per accogliere e poi raccontare”. Lo ha detto ad una folla di ragazzini Maria Gianola, autrice ed illustratrice di libri per bambini, protagonista con il suo libro “Jorge e Pepito” , edito da Tunué nell’aprile scorso, dell’anteprima della rassegna Girotonda, presentata proprio ieri pomeriggio al Multispazio sezione ragazzi dell’Accademia dei Concordi.
Girotonda, il cui nome evoca appunto il girotondo dei bambini e la chiesa della Rotonda, è una rassegna di 5 appuntamenti dedicati ai più piccoli ed alle loro famiglie. Si svolgerà ogni giovedi, dal 14 giugno al 12 luglio, in piazza XX Settembre, dalle 21,00 in poi. Ad idearla e ad organizzarla l’Associazione culturale l’Asino d’Oro e il Viavai dei Piccoli con Carlotta Ravanello, Micol Andreasi, Chiara Ghinato, Franco Ravanello e Roberto Samiolo. A promuoverla è il Comune di Rovigo con l’Assessore alla Cultura ed alle Politiche Giovanili, Alessandra Sguotti, l’Accademia dei Concordi e con il sostegno della Fondazione Banca del Monte di Rovigo.
La promozione e la diffusione della pratica della lettura, la creazione di opportunità per le famiglie, ma anche e soprattutto la tutela di un luogo, tra i più belli della città e del Polesine intero, piazza della Rotonda sono tra gli obiettivi della manifestazione. “Tengo in modo particolare a questo evento – ha esordito l’assessore Sguotti – per tanti motivi, ma soprattutto perché tengo a Piazza XX Settembre, un luogo preso d’assalto troppo spesso da teppistelli ignari di ogni rispetto e senso civico”. “Un modo gentile – ha detto Carlotta Ravanello – per permettere a Rovigo ed ai suoi bambini di riappropriarsi di un angolo della città e farlo vivere di sorrisi, musica, parole”. “Un’occasione – ha aggiunto poi Micol Andreasi – per lasciarsi educare alla bellezza contenuta nelle storie protagoniste delle serate e della meravigliosa chiesa della Beata Vergine del Soccorso”. “E anche – ha concluso il dottor Fiorenzo Scaranello, consigliere dell’Accademia dei Concordi – un modo per ripensare la città a partire dagli spazi per i bambini e le famiglie. 
L’unico atto di civiltà capace di aprire ad un futuro migliore”.
Nell’attesa del primo appuntamento con la scrittrice Manuela Monari, ci pensa la veneziana Maria Gianola ai bambini: racconta la storia di Jorge e Pepito e poi assegna carta, forbici e colori e da spazio alla creatività!!!

Formazione giornalisti con lo IUS soli

L’immigrazione con i diritti e i doveri di cittadinanza, il portato delle seconde generazioni e il dibattito sul riconoscimento dello jus soli, le frontiere dell’integrazione nella vita di ogni ogni giorno dalla scuola al mondo del lavoro. Tanti i temi, ma un unico filo conduttore quello che, tra dati ed esperienze sul campo, verrà dipanato nei due appuntamenti organizzati a Rovigo da Associazione polesana di stampa (sezione territoriale del Sindacato dei giornalisti del Veneto), Articolo 21 Veneto, Caritas diocesana di Adria-Rovigo, Informazione sociale con il riconoscimento dell’Ordine dei giornalisti.

Si inizierà giovedì 24 maggio alle 18 nella Sala Celio di via Ricchieri con un dibattito pubblico dal titolo “Migrazione e media locali”

In quest’occasione verrà presentata una ricerca condotta tra maggio e settembre 2017 dalla dottoressa Sofia Paresani della Cooperativa Porto Alegre riguardante la modalità di rappresentazione del fenomeno migratorio attraverso i quotidiani locali. Grazie al contributo del giornalista Cristiano Draghi, dei ricercatori Paola Barretta (Osservatorio di Pavia e coordinatrice del rapporto Carta di Roma sulle migrazioni) e Ugo Melchionda (Referente per l’Italia del rapporto internazionale Ocse sulle migrazioni), insieme a Monica Andolfatto (Segretaria del Sindacato dei giornalisti del Veneto) e Gianluca Amadori (Presidente dell’Ordine dei giornalisti del Veneto) e Carlo Zagato (presidente della Cooperativa Porto Alegre), l’incontro sarà l’occasione per riflettere e confrontarsi sull’uso del linguaggio giornalistico che con continenza, pertinenza, veridicità, semplicità, efficacia deve descrivere temi complessi come quello migratorio.

Venerdì 25, dalle 9 alle 13.30, il Centro giovanile Don Bosco di via Marconi ospiterà una giornata di formazione rivolta a giornalisti e operatori sociali dal titolo “ Migrazioni e ius soli: dirittto, solidarietà, integrazione e deontologia”. Per il secondo anno consecutivo infatti Caritas diocesana di Adria-Rovigo, Associazione Polesana della stampa, Articolo 21 Veneto e Associazione InFormazione Sociale collaborano per offrire a quanti si occupano di comunicazione un’occasione di formazione e riflessione etica su temi d’interesse sociale.

Oltre a Barretta e Melchionda, che porteranno dati e numeri verificati, interverranno la giornalista Eleonora Camilli (Redattore Sociale) sul nesso tra Carta di Roma e linguaggi dell’informazione, con l’avvocato Giovanni Barbariol (Avvocati di strada), che approfondirà il tema sul versante legale, e il professor Fabio Cusin, che porterà esperienze e riflessioni sui percorsi didattici nelle scuole, dove spesso integrazione e dialogo procedono con maggiore speditezza, grazie alla condivisione di spazi e proposte formative. Facilitatori nei gruppi di lavoro saranno Nicola Chiarini, Maurizio Romanato (entrambi impegnati nel Sindacato dei giornalisti del Veneto) con Dario Fortin (Informazione sociale), giornalista pubblicista e docente dell’università di Trento.

Alessandro Rosina e il “Futuro che (non) c’è”… Domani alle 16 in Piazza Garibaldi.

Che valore può avere la sua presenza al Festival biblico?

I motivi di possibile valore che può avere la mia presenza sono principalmente tre: innanzi tutto è un grande piacere partecipare a questo festival e poterlo fare nel mio territorio d’origine; un altro grande valore è quello della bibbia, che è un libro importantissimo sia per i credenti che per i non credenti, sopratutto è un libro ricco di indicazioni e di insegnamenti sui quali confrontarsi; il terzo valore è quello del futuro strettamente legato alla Bibbia che racconta le nostre radici e i valori e il nostro passato e che al tempo stesso ci proietta in avanti verso il futuro. Inoltre è bello cogliere la sfida di affrontare questo tema in connessione con la Bibbia.

Da dove nasce il titolo il futuro che (non) c’è e che cosa vuole comunicare alla nostra società ?

Il titolo nasce come una provocazione così come lo era quello del libro precedente:”Non è un paese per giovani”, Al centro di questo libro c’era l’importanza di investire sulle nuove generazioni; tornando al “ il futuro che (non) c’e” il “non” è tra parentesi perché la conclusione a cui si giunge è che il futuro non è mai completamente scritto nel presente e si può sempre trovare qualcosa di positivo, infatti nella storia umana l’uomo ha sempre superato le difficoltà ribaltandole a proprio favore per realizzare i propri desideri. È importante ricordare che il futuro non può essere rubato da nessuno anche s la situazione sembra sfavorevole come in Italia. l’impegno di costruire un futuro migliore spetta alle nuove generazioni che hanno il compito di continuare a sperare in un futuro migliore.

“Il futuro è incertezza, una porta sempre aperta”. Così Alessandro Rosina ha esordito spiegandoci qual è il tipo di futuro che si aspetta.
Il professore ha risposto prontamente alle nostre domande, delineandoci l’immagine di un futuro che si pone più incerto rispetto a quello che si prospettava alle generazioni passate.
A parer suo questo nostro spaesamento nei confronti dell’innovazione è giustificato dal fatto che l’uomo non ha più il completo controllo delle situazioni a causa del progresso che è sempre più rapido tuttavia questo non deve rappresentare un problema bensì bisogna intendere il futuro come qualcosa di differente dal presente, un “diverso” teso al miglioramento.
In merito alla domanda “qual è la strada giusta da seguire per costruire il miglior futuro possibile?” il professore ci ha parlato di scelte individuali e collettive, decisioni più giuste in vista dell’obbiettivo di un avvenire migliore che rappresentano uno dei tanti passi da compiere in questo cammino, un cammino durante il quale, dice lui, si può anche sbagliare strada ma in cui è d’obbligo imparare dai propri errori per far si che non si ripetano. La chiave del miglioramento è racchiusa nel non accontentarsi del presente, nell’ avere un progetto e nel mettersi in gioco. La generazione attuale non deve essere migliore delle generazioni passate ma la migliore del proprio tempo e questo perché solo i giovani possono far sì che le loro aspettative si avverino.

I ragazzi del Liceo
“Celio-Roccati”

La diocesi a Casa tua