Intervista a Luca Mercalli: «Si ascoltino di più gli esperti e si facciano meno chiacchiere da “bar”»

di Giorgio Malavasi

Ci sono, in Italia, tanti esperti che dedicano la vita a capire come si fa a difendere il territorio. Basterebbe ascoltarli e agire di conseguenza, invece di fare “prevenzione idraulica da bar”.
Lo sostiene Luca Mercalli  presidente della Società meteorologica italiana, climatologo e fra i più noti divulgatori scientifici in Italia.

Mercalli, nel ‘66 ci fu un evento paragonabile a quello dei giorni scorsi, però il numero delle vittime, degli sfollati, dei danni economici è stavolta fortunatamente inferiore. Merito di consapevolezza accresciuta, in questi 52 anni, e di opere realizzate?
Fare paragoni su queste cose è difficilissimo. L’unica cosa certa è che, rispetto al ‘66, oggi abbiamo le previsioni meteorologiche. Stavolta lo si sapeva con tre giorni di anticipo quel che sarebbe successo, mentre nel ‘66 si fu davvero essere colti di sorpresa. Il potersi preparare in anticipo aiuta in molti casi almeno la riduzione delle vittime umane. Poi, rispetto a molti danni materiali, non puoi fare niente, perché il sapere tre giorni prima non ti consente di impedire una frana facendo delle opere in emergenza. Però almeno la struttura di protezione civile la puoi organizzare bene.

Significa, comunque, che la prevenzione è la strategia giusta…
Certo. Poi ci sono i problemi infrastrutturali. Rispetto al ’66, si pensi a quanto costruito c’è in più, incluso quello abusivo, come nel caso della Sicilia… Il che fa intuire che l’alluvione del ‘66 avrebbe potuto fare ancora più danni se fosse accaduta oggi dato che, nel frattempo, ci sono stati 52 anni di tumultuoso sviluppo urbanistico e infrastrutturale. Però, probabilmente, l’effetto delle previsioni meteorologiche con tre giorni di anticipo ha permesso di parare un po’ il colpo. Tranne per quelli che non vogliono ascoltare. Il caso della Sicilia è emblematico: quelle povere persone mangiavano tranquillamente nella casetta abusiva mentre c’era l’allerta rossa…

E di quanto accaduto al Nord cosa pensa?
Al nord è successo quel che sarebbe successo in qualsiasi Paese: anche in Austria o in Svizzera un fenomeno così avrebbe avuto gli stessi effetti. Non dobbiamo rimproverarci niente, secondo me, nel Bellunese. È stato veramente un episodio anomalo, intenso, importante, al pari di quello del ‘66.

E tantomeno dobbiamo rimproverarci l’ambientalismo da salotto?
Salvini ha in mente la pulizia dei fiumi come unico antidoto alle alluvioni. Come se tu, pulendo i fiumi, non avessi più l’alluvione. Il che è una sciocchezza, perché è vero che in alcuni tratti il fiume va pulito; ma attenzione: un fiume troppo pulito non fa che restituire il problema a chi vive più a valle, perché accelera la velocità delle acque.

Quindi?
Quindi un conto è la pulizia dai rifiuti, e su questo siamo tutti d’accordo. Ma l’eradicazione della vegetazione naturale è, al contrario, una follia. La vegetazione naturale contiene le alluvioni e limita le erosioni. È insensata una “prevenzione idraulica da bar” quando invece abbiamo dei professionisti, in Italia, che lavorano nelle facoltà di ingegneria idraulica e nelle facoltà di scienze forestali, che stanno addirittura cambiando il modello di gestione dei fiumi. Un esempio recentissimo: l’Alto Adige, l’anno scorso, ha tolto le opere di difesa spondale fatte negli anni ‘70 per riportare un fiume al suo stato naturale. È uno dei primi casi in Europa. Si è smontata l’idea di Salvini, ritenuta obsoleta, superata. Il concetto invece è: bisogna dare al fiume il suo spazio e lì non bisogna metterci niente: non devi costruire case, non devi fare attività ricreative… Nello spazio del fiume, il corso d’acqua dev’essere libero di vagare; e quando c’è un’alluvione, l’alluvione stessa è contenuta in una zona di pertinenza del corso d’acqua. Troppe opere vanno ritenute, al contrario, dannose.

Continua a pag.13 de “la Settimana”

Si parte! Don Enrico Turcato presenta il suo primo “Start&go”

di Thomas Paparella (da Radio Kolbe Rovigo)
Dopo 7 anni come Vicario Parrocchiale al Duomo di Santa Sofia a Lendinara Don Enrico è stato chiamato a prendere “l’eredità” di Don Fabio Finotello che per sei anni ha guidato la Pastorale giovanile.
«Per me è una sfida che parte da una fiducia importante che mi è stata data dal Vescovo per la guida della Pastorale Giovanile» inizia Don Enrico «Dai giovani di Lendinara mi ritrovo ad accogliere un numero smisurato di ragazzi che provengono da tutta la diocesi. La Parrocchia ha dei “confini” e ti dà la possibilità di consocere tutti i giovani, mentre la diocesi ti rende la cosa un po’ più complessa».

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La cosa che spinge Don Enrico è anche la voglia di conoscere ragazzi che non si sono mai affacciati al mondo della Fede : «Tutti i nostri eventi, a partire dal primo “Start&go” di Venerdì 26 Ottobre sono aperti a tutti i giovani, anche a quelli che non fanno parte di una parrocchia o di un gruppo religioso».
Da quest’anno un’equipe di 5/6 persone aiuterà Don Enrico nella Pastorale  per poter ascoltare con attenzione i bisogni e le risorse che ha il nostro territorio a livello giovanile.
Un ricordo anche per la realtà di Lendinara che tra qualche giorno lascerà ufficialmente: «Lascio un luogo che mi ha dato tanto e che ovviamente mi mancherà perchè ho visto crescere tantissime cose e tantissime persone. Ora sono chiamato ad una nuova missione».

Appuntamento “Start&go” Venerdì 26 Ottobre Chiesa di San Domenico alle ore 21

Questa “Settimana” speciale “Famiglie in Dialogo”

Questa settimana il nostro settimanale diocesano uscirà con uno speciale al suo interno in collaborazione con Il Centro Famiglie Diocesano . “Famiglie in Dialogo” torna dopo una decina d’anni e in questo numero presenta le proposte a partire dalle offerte per i fidanzati , per le famiglie e anche per le persone che stanno vivendo il momento della separazione.

Quattro pagine per scoprire il grande mondo di questa realtà che si sta attivando anche attraverso la nuova struttura di “Ca’ Verta” e nello speciale è presente anche il programma da Novembre a Febbraio 2019 che propone la casa.

 

Il Patriarca di Venezia ad Adria per la B.V. Maria del Rosario

di Giovanni Dainese

Domenica 7 ottobre, ad Adria, il Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, ha accolto l’invito del Vescovo Pierantonio a presiedere la celebrazione eucaristica nella festa della Beata Vergine Maria, Regina del santo Rosario, in ricordo dell’epidemia del vaiolo avvenuta nel 1717. In quell’occasione il popolo si “Impegnò con ufficiale promessa a celebrare solennemente, ogni 5 anni, la festa della Madonna del Rosario”.
Nell’altare maggiore, è stata posizionata, in modo visibile a tutti, l’effige lignea della Vergine in trono con il bambino, entrambi incoronati, dipinti in oro. “Tale immagine è circondata da sempre dalla venerazione degli adriesi, che la onorano con il titolo di regina degli angeli”, così è riportato nella breve illustrazione situata vicino alla balaustra dell’altare dove possiamo pregarla quotidianamente visitando la Cattedrale.
Erano presenti diversi sacerdoti, assieme al vescovo Pierantonio, al Vicario Generale Damiano Furini e all’Arciprete Antonio Donà. Presenti le autorità civili e militari locali.
Le navate erano occupate da tanti fedeli che partecipavano con molta devozione alle preghiere e ai canti liturgici, eseguiti, in modo splendido, dalla corale. Mons. Pavanello, all’inizio della celebrazione ringraziava il Patriarca per la sua pronta adesione al suo invito e sottolineava l’importanza di questo momento di fede.
Molto intensa l’omelia del Presule, che rammentava, tra l’altro, l’importanza della preghiera del rosario mariano e la necessità di non stancarsi di recitarla, soprattutto comunitariamente e in famiglia. Ricordava, a tal proposito, che “nel 1573, presso la Cattedrale di Adria, era stata istituita la Scuola del santo Rosario, composta da quindici confratelli, come quindici erano i misteri del santo Rosario”. In un secondo momento, San Giovanni Paolo II, aggiunse ai tradizionali misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, i cinque della vita pubblica di Gesù, cioè quelli della luce.
Puntuali i riferimenti al Nuovo Testamento, dove veniva rimarcata la presenza di Maria, Mamma di Gesù e quindi dell’umanità “figura sempre a servizio del figlio”.
Quindi Mons. Moraglia, citando la lumen gentium citava: “La beata, Vergine, predestinata fino dall’eternità, all’interno del disegno d’incarnazione del Verbo, per essere la Madre di Dio, per diposizione della divina Provvidenza fu su questa terra l’alma madre del divino Redentore, generosamente associata alla sua opera a un titolo altamente unico…”
Si soffermava, poi, sul dialogo al Calvario tra Gesù e l’apostolo Giovanni e sua madre ai piedi della Croce.
Come si intuisce, si tratta di spunti di riflessione e di preghiera che hanno sostenuto tutti a scoprire il senso della festa.
L’ottimo servizio della vigilanza e degli scouts, aiutava, con discrezione, il fluire dei fedeli in modo che tutto procedesse nel rispetto e nella giusta devozione.
Molto sentita nella comunità la festività della Beata Verine Maria del Santo Rosario, e le celebrazioni si protrarranno fino a domenica prossima
Ecco l’omelia di S.E. Francesco Moraglia:
«Stimate autorità, cari confratelli nel sacerdozio e cari fedeli, ringrazio il Vescovo Pierantonio per l’invito a presiedere questa celebrazione nella festa della Beata Vergine Maria, Regina del Santo Rosario.
Insieme contempleremo la bella figura della Madre del Signore qui particolarmente venerata. La storia ci ricorda, infatti, che tre secoli fa, nell’anno 1717 e proprio ad Adria, imperversava un’epidemia di vaiolo e il popolo di impegnò con ufficiale promessa a celebrare solennemente , ogni cinque anni, la festa della Madonna del Rosario.
La città di Adria, da tempo, era già nota in tutto il Polesine come “Antica città di Maria” . Quella tragica epidemia non fece altro che manifestare la profonda devozione mariana dei suoi abitanti.
Bisogna anche ricordare che nel 1573, presso la Cattedrale di Adria, era stata istituita la “Scuola del Santo Rosario” composta da quindici confratelli, come quindici erano i misteri del santo Rosario.
E tali rimasero fino a quando San Giovanni Paolo II, con la lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae del 16 Ottobre 2002, aggiunse ai tradizionali misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi i cinque della vita pubblica: i misteri della luce.
Ascoltiamo allora, lo stesso Giovanni Paolo II che, nella citata lettera apostolica sul Rosario, così si esprime “ Ritengo (…) che, per potenziare lo spessore cristologico del Rosario, sia opportuna un’integrazione che, pur lasciata alla libera valorizzazione dei singoli e delle comunità, gli consenta di abbracciare anche i misteri della vita pubblica di Cristo tra il Battesimo e la Passione. E’ infatti nell’arco di questi misteri che contempliamo aspetti importanti della persona di Cristo quale rivelatore definitivo di Dio. Egli è Colui che, dichiarato Figlio diletto del Padre nel Battesimo al Giordano, annuncia la venuta del Regno, la testimonia con le opere, ne proclama le esigenze. E’ negli anni della vita pubblica che il mistero di Cristo si mostra a titolo speciale quale mistero di luce: «Finchè sono nel mondo, sono la luce del mondo» (Gv 9,5)”
Desidero ora richiamare brevemente, solamente in maniera allusiva, le letture della festa odierna della Beata Vergine Maria del Rosario.
La prima lettura è tratta dagli Atti degli Apostoli (At 1,12-14) e ci consegna l’icona di Maria e gli apostolio in preghiera; il salmo responsoriale è costruito da quello che è l’inno mariano, per eccellenza – Il Magnificat – in cui si narra l’evento che ha cambiato la storia, l’incarnazione (Lc 1,26-38).
La prima lettura, dicevo, è l’icona viva della Chiesa: lo Spirito invocato dagli apostoli riuniti intorno alla Madre di Gesù; essi , in obbedienza alla Sua parola, che attesta il compimento della Sua promessa, sono riuniti in preghiera con Maria, la Madre.
Maria, nella sua persona, nel suo credere amare e sperare, è l’immagine splendida, completamente riuscita e pienamente identificativa della Chiesa, considerata nel suo mistero; i discepoli, invece sono coloro che, nella Chiesa esprimono, la ministerialità, funzione essenziale ma non esaustiva e, quindi, non identificativa della Chiesa.
Ora come la Vergine Maria, è esempio di fede, speranza e carità, anche noi siamo chiamati a “portare” al mondo, nella fede, nella speranza e nella carità. il Signore Gesù. Ed è proprio la preghiera del santo Rosario che ci fa crescere, attraverso l’intercessione di Maria, nella compresnione del mistero di Gesù Cristo nascosto nei secoli e , oggi, a noi pienamente rivelato.
Come ha chiesto recentemente Papa Francesco, cresciamo ulteriormente nella comprensione del mistero di Cristo recitando, dopo la Preghiera del Rosario, l’antica antifona mariana Sub tuum praesidium e la preghiera a San Michele Arcangelo per “proteggere la Chiesa dal diavolo, che sempre mira a dividerci da Dio e tra di noi”.
Infine, in questo mese di ottobre che la Chiesa dedica alla preghiera del Rosario, riscopriamone il valore. Riprendiamone la recita personale ma, soprattutto, comunitaria e e in famiglia.»

Il Presidente della Repubblica Mattarella sarà presente per i 50 anni della Comunità Papa Giovanni XXIII

PAPA GIOVANNI

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà alle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, che si terranno il 7 Dicembre 2018 presso il Palacongressi di Rimini.

L’arrivo del Presidente è previsto per il mattino. Si recherà dapprima in visita presso una delle case-famiglia dell’Associazione. A seguire, sarà ospite alla convention della Comunità.

«Accogliere il Capo dello Stato sarà motivo di grande gioia e onore e lo ringraziamo per aver risposto all’invito — ha dichiarato Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità — È un riconoscimento all’infinita opera di Don Benzi, salito al cielo nel 2007, ed al lavoro proseguito in questi anni dai membri dell’associazione donati completamente a condividere la vita con i più deboli e gli emarginati, con case famiglia e comunità di accoglienza in 42 Paesi del mondo».

Anno Pastorale 2018/19. Il Vescovo “Un nuovo modo di pensare le comunità”

Prima dell’incontro di apertura dell’anno pastorale, che si tiene venerdì 28 Settembre alle ore 21 presso il Teatro Don Bosco di Rovigo, il Vescovo di Adria-Rovigo, Mons.Pierantonio Pavanello è venuto a trovarci in radio per parlare del nuovo documento pastorale diocesano per l’anno 2018-2019.
Intervistato dal direttore della Settimana e di Radio Kolbe Don Bruno Cappato il Vescovo Pierantonio ha risposto ad alcune domande. Ecco l’intervista completa.

D – Eccellenza, grazie per essere qui, ospite della radio. Vi è una frase del documento che mi ha particolarmente colpito dove si dice: “Siamo davanti ad un nuovo inizio”.
Questa frase mi ha fatto pensare ad un pensiero positivo, contrario a quello che spesso come cristiani tendiamo a pensare.
Cosa si intende più precisamente con l’espressione “nuovo inizio”?

R – Con questa espressione desidero invitare le comunità a rinnovarsi e a non cedere al pensiero del “si è sempre fatto così”, una sorta di nostalgia del passato che non può tornare.
Papa Francesco ci ricorda come stiamo vivendo non tanto un’epoca di cambiamento, ma un cambiamento d’ epoca. Abbiamo davanti due possibili prospettive: quella del tradizionalismo che tende a rimanere nel passato oppure quella del rinnovamento, ossia la possibilità di ripensare una nuova forma per le nostre comunità cristiane. Sono per la seconda opzione: al di là dei cambiamenti organizzativi delle parrocchie c’è bisogno di un nuovo modo di vivere le comunità.

copertina con dorso

D – Nel suo documento mi pare siano indicate due attenzioni in particolare, una verso la Parola di Dio e una verso la fraternità.
In che termini secondo Lei la Parola di Dio può essere importante per la nostra diocesi in questo cambiamento d’ epoca?

R – Penso sia importante ricordare che facciamo parte della comunità cristiana non solo per tradizione, ma soprattutto perché siamo convocati da Dio per condividere la nostra fede con altri fratelli. In altri termini alla base della nostra esperienza ecclesiale ci deve essere l’esperienza di ascolto di una Parola che viene dall’alto e che ci spinge oltre le nostre sensibilità e le nostre aspettative umane. Siamo ancora troppo legati ad una mentalità che cerca nella fede e nella vita ecclesiale una rassicurazione: la Parola di Dio invece ci porta sempre oltre e ci spinge a percorrere vie nuove.

Continua a pag. 11 de “la Settimana”

la Comunità di Sant’Egidio arriva a Rovigo

di Thomas Paparella

La grande Comunità di Sant’Egidio fondata da Andrea Riccardi negli anni ’70 sta per approdare anche qui a Rovigo.

Domani (Mercoledì 26 Settembre) alle ore 19, presso la Chiesa di San Bartolomeo a Rovigo ci sarà la presentazione con un momento di Preghiera. Nel frattempo sono stati ospiti di Radio Kolbe Rovigo il promotore di Sant’Egidio a Rovigo, Maurizio Zerilli, Luca Zattarin della Comunità di Padova e Davide Sergio Rossi in qulità di sostenitore e promotore anch’egli di questa iniziativa.

«L’incontro con Rovigo è bello e speriamo sia fruttuoso, noi della Comunità di Sant’Egidio di Padova sosterremo con tutte le forze questo nuovo inizio» Così Luca Zattarin della zona di Padova che ha rigraziato sia Maurizio Zerilli che Davide Rossi per l’impegno e l’ascolto che hanno avuto fin qui, nonchè il Vescovo di Adria-Rovigo Mons. Pavanello per la disponibilità.

«Io ho vissuto a Roma e questo mi aiutato a conoscere subito la realtà di Sant’Egidio» racconta Zerilli «E nel tempo, dopo che un familiare ha avuto un grave problema fisico, ho avuto modo di re-incontrarla a Genova, ciò mi ha fatto capire che grande comunità sia per l’aiuto che dà al prossimo. A Rovigo non ci sono tantissime situazioni border-line quindi inizialmente cercheremo di aiutare soprattutto le persone anziane che hanno bisogno di compagnia e che non riescono a muoversi per fare la spesa, e piano piano cercheremo di capire quali sono le altre situazioni da prendere in considerazione»

Anche Davide Rossi, fondatore dell’Associazione Bandiera Gialla è parte di questo gruppo e ha deciso di sostenere la Comunità di Sant’Egidio qui a Rovigo. «Vorrei sostenere la comunità in qualità di Davide Rossi, non tanto come “Bandiera Gialla”, ma grazie anche alla mia associazione poter dare qualcosa a questa nuova realtà, invitando anche le altre realtà della zona che si occupano di volontariato a fare altrettanto». Così Davide Sergio Rossi a conclusione dell’intervista.

Per chi volesse ulteriori informazioni può chiamare al numero 392 0567314

Il “Teen star” arriva a Rovigo con un corso di formazione

di Thomas Paparella

Lunedì 17 Settembre presso la sede della Caritas diocesana c’è stata la conferenza stampa di presentazione del corso formativo “Teen Star” sostenuto dal Centro Famiglia diocesano. Presenti il dottor Antonio Meo, uno dei formatori “Teen Star” a livello provinciale Stefano Siviero e il rappresentante nazionale, il Prof. Pietro Negri.
“Teen Star” è una realtà nata per aiutare i ragazzi e le famiglie a vivere e a conoscere la propria affettività e sessualità, soprattutto per cercare di rispondere a quelle domande che molte volte imbarazzano o che spesso i giovani non hanno il coraggio di porre.
Quest’anno Rovigo ospiterà un corso per formatori dall’ 1 al 4 Novembre, un corso per crescere e formare nuovi “tutor” che possano aiutare ed incontrare i giovani. Non è la prima volta che Rovigo ospita questo tipo di corso, già nel 2011 infatti ci fu un corso analogo a questo, come ha affermato il Dottor Meo.
«In quel frangente» racconta Meo «Si formò un gruppo di formatori che si divise per incontrare da una parte giovani in età della scuola media e un altro per quelli delle scuole superiori. Per motivi fisiologici nel tempo i formatori sono nettamente diminuiti, quindi rispetto alle richieste che abbiamo per attivare corsi non riusciamo a farli partire causa questa mancanza. Per questo ci siamo attivati nel far partire questo nuovo corso per trovare nuovi formatori».
A sostenere il corso nelle date di Novembre saranno esperti facenti parte di “Teen Star” Italia, in particolare la Dr.ssa Donatella Manzi (pedagogista) e la Dott.ssa Raffaella Pingitore che è una ginecologa che opera in Svizzera.
In Italia il corso ha avuto l’accompagnamento e sostegno anche del Miur , quindi per gli insegnanti che volessero diventare formatori e partecipare a questi corsi possono farlo come formazione di aggiornamento riconosciuta.
È intervenuto in seguito il Prof. Pietro Negri che ha descritto l’attivita di “Teen Star” nel suo concreto: «Teen Star cerca da sempre di essere l’equilibrio tra l’eccessivo permessivismo sul tema della sessualità e del suo contrario, cioè vedere la cosa come un aspetto “tabù”.
I formatori non devono dare un semplice manuale di uso ma devono accompagnare in questo cammino i ragazzi e le loro famiglie.
In sostanza “Teen Star” è anche un modo per aiutare, non solo in questi temi, il dialogo tra generazioni».
Al termine della conferenza c’è stato l’intervento di Stefano Siviero, insegnante di scuola primaria e formatore del “Teen Star” a livello provinciale, ha raccontato la sua esperienza di formatore e di come ci sia un forte bisogno di accompagnamento nei confronti soprattutto dei giovani: « Oggi lo smartphone purtroppo sostituisce troppo spesso l’uomo, “risponde” male alle domande dei ragazzi, confondendoli».
Le iscrizioni sono aperte e si possono effettuare tramite il sito internet http://www.teenstar.it .

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Intervista a Don Luca Borgna: «L’ Oratorio è una casa che testimonia il Vangelo»

di Thomas Paparella

Nei giorni scorsi è stato dato risalto ad alcune situazioni sgradevoli avvenute presso il Centro Parrocchiale “San Pietro” della Cattedrale di Adria. In risposta a questa “denuncia” avevamo pubblicato nello scorso numero una bella lettera che ci era stata inviata dai ragazzi dell’ Oratorio di Ariano Polesine che sottolineavano con grande accuratezza quali sono le vere prerogative a cui un oratorio si attiene, e soprattutto a cui un Cristiano si attiene.
Così abbiamo deciso di avvicinare uno dei diretti interessati, Don Luca Borgna che ancora per pochi giorni è Vicario Parrocchiale della Cattedrale di Adria e ha seguito i giovani della città in questi sei anni.

ZZZZ ADRIA SINODO CATTEDRALE SCORCIO

Caro Don Luca, proprio in questi giorni dove stai effettuando il tuo trasferimento in Seminario è arrivato questo articolo, qual è stato il tuo primo pensiero?
Pensando al massiccio impegno estivo che abbiamo portato avanti, assieme a tutti gli operatori del Centro Giovanile, il primo pensiero è stato di estrema serenità. Quando si sa di aver fatto il proprio dovere non c’è nulla da temere.
Nel contempo ho provato anche rammarico per la superficialità con cui si è posta la riflessione circa l’azione educativa parrocchiale in Città, che vede coinvolte molte persone capaci e preparate. Non solo, se qualcuno dei nostri ambienti ha delle indicazioni per migliorare il servizio o tempo da dedicarci, non serve dare in pasto alla stampa riflessioni non approfondite su un tema così delicato, creando un allarmismo ingiustificato, subito smontato dalle tante famiglie che continuano a mandare i loro figli in Centro Giovanile.

Per te l’oratorio che luogo deve essere?
Una Casa, dove c’è qualcuno che tiene la porta aperta, e con la sua presenza testimonia una vita illuminata dal Vangelo. Chi tiene la porta aperta sono i volontari adulti, gli animatori universitari e delle superiori, i catechisti, i capi scout, gli allenatori sportivi.
Il Centro San Pietro è l’unica porta aperta custodita in Città: ci sono altri luoghi, o “non-luoghi” dove i ragazzi si trovano (parchi, muretti, strade) dove gli adulti mancano. L’Oratorio, aperto tutti i pomeriggi, è un bene prezioso, che però, a volte non ci si pensa, chiede un investimento notevole di mezzi sia economici che di tempo. Da fuori non ci si rende conto dell’investimento che costantemente è in atto da anni.

I ragazzi di Ariano Polesine hanno risposto a questa cosa con una lettera ben dettagliata, penso sia stato un bel messaggio, che pensiero vuoi mandare a loro?
Il loro messaggio è segno della forza delle nostre comunità quando agiscono insieme, e si arricchiscono reciprocamente scambiandosi esperienze. Nel Vicariato di Adria-Ariano da più di un decennio viviamo un buon coordinamento di pastorale giovanile e vocazionale fra le Parrocchie, incontrandoci mensilmente con i loro rappresentanti, condividendo le esperienze locali, organizzando i momenti vicariali e diffondendo quelle diocesane.

Questi sei anni che hai passato ad Adria non possono essere certo “eliminati” da un articolo, che ricordi ti porterai con te?
Non eliminano il lavoro portato avanti da persone di qualità, che danno tanto tempo, energie ed amore ai ragazzi, con spirito di fede, per aiutarli a capire quale futuro è preparato per loro. Io mi sento di aver avuto il privilegio di accompagnare molti in questi anni, di essermi scoperto “padre” nei primi anni del mio sacerdozio. Sono contento che don Nicola possa continuare il percorso di questi anni, che per me è stato una grande ricchezza. I ricordi sono davvero tanti, e sono soprattutto contento di aver incontrato molte volte situazioni strane, inaspettate, nel bene e nel male. Mi sono rivisto molte volte negli incontri che faceva Gesù, che stava con tutti. E anche lui aveva i suoi farisei…

A Scuola. Di Don Bruno Cappato

E’ suonata la campanella….; quando cominciano le lezioni di scuola, si dice sempre così rievocando un suono che in un modo o nell’altro è nel ricordo di tutti. Di fatto le generazioni si avvicendano e il panorama della popolazione studentesca assume sempre nuove prospettive; l’anziano dice: “Ai nostri tempi c’era la disciplina e non si scherzava”. I giovani di oggi sono proprio inseriti in un altro mondo che ha superato quello di pochi anni fa. Il mondo corre e la velocità aumenta. Resta la domanda: la scuola riesce ad educare? Perché di questo si tratta. Dicono che in paesi ultramoderni i ragazzi vanno a scuola senza muoversi da casa perché con il computer si fa tutto; in altri paesi – dicono sempre i bene informati – gli alunni decidono quando andare a scuola, cosa studiare, quali corsi frequentare. Sarà, ma a me sembrano fantasie senza molto significato. E’ vero che si è cresciuti e noi avevamo paura a parlare mentre invece bambinetti delle elementari interrogati dal cronista in tv dicono la loro con scioltezza e proprietà; sanno esprimersi con molta disinvoltura. Ma, ritorna sempre la stessa domanda: la scuola educa? Per una lunga esperienza scolastica, per aver salito cattedre di ogni ordine e grado devo dire che sicuramente, generosamente, con tutta la sua vita la scuola educa. La scuola come la conosco è un luogo di crescita straordinario, sia dal punto di vista culturale che morale, che civico. La scuola però per essere tutto questo ha bisogno di tante cose: ha bisogno della famiglia, di una famiglia inoltre che comprenda il proprio ruolo, della società, delle autorità, delle voci e delle immagini della comunicazione, della vita della comunità cristiana. La scuola a volte pare un vascello isolato che naviga su un mare – di tempo in tempo – calmo o burrascoso. Il vero grande pericolo è proprio questo: che l’educazione e la formazione delle giovani generazioni sia un compito esclusivo di qualcuno.
Poi ci sono le realtà che remano contro come l’assalto dei telefonini, come i linguaggi volgari e scurrili dei sapientoni della tv.
Papa Francesco ha accolto l’associazione dell’A.Ge in udienza nel cinquantesimo della fondazione. Ha svolto il tema della educazione in modo bellissimo e concreto; per questo pubblichiamo integralmente il testo del suo discorso. Insieme ad altri gruppi d’Italia ha partecipato un nutrito gruppo polesano.
Ecco il vero grande problema e dilemma: è la scuola che educa o è invece questa società che non educa?
Piangiamo per giovani che non sanno rispettare il dono della vita e miseramente la bruciano in vario modo; soffriamo e ci scandalizziamo per le tracce di beveraggi lasciate agli angoli di strade e piazze; ci spaventano i segni del vandalismo sfrenato e insulso.
Bisognerebbe unire le forze e cercare di costruire una realtà sociale che aiuta le famiglie, che sorregge e tutela la scuola.

La diocesi a Casa tua