Il Presidente della Repubblica Mattarella sarà presente per i 50 anni della Comunità Papa Giovanni XXIII

PAPA GIOVANNI

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà alle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, che si terranno il 7 Dicembre 2018 presso il Palacongressi di Rimini.

L’arrivo del Presidente è previsto per il mattino. Si recherà dapprima in visita presso una delle case-famiglia dell’Associazione. A seguire, sarà ospite alla convention della Comunità.

«Accogliere il Capo dello Stato sarà motivo di grande gioia e onore e lo ringraziamo per aver risposto all’invito — ha dichiarato Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità — È un riconoscimento all’infinita opera di Don Benzi, salito al cielo nel 2007, ed al lavoro proseguito in questi anni dai membri dell’associazione donati completamente a condividere la vita con i più deboli e gli emarginati, con case famiglia e comunità di accoglienza in 42 Paesi del mondo».

Anno Pastorale 2018/19. Il Vescovo “Un nuovo modo di pensare le comunità”

Prima dell’incontro di apertura dell’anno pastorale, che si tiene venerdì 28 Settembre alle ore 21 presso il Teatro Don Bosco di Rovigo, il Vescovo di Adria-Rovigo, Mons.Pierantonio Pavanello è venuto a trovarci in radio per parlare del nuovo documento pastorale diocesano per l’anno 2018-2019.
Intervistato dal direttore della Settimana e di Radio Kolbe Don Bruno Cappato il Vescovo Pierantonio ha risposto ad alcune domande. Ecco l’intervista completa.

D – Eccellenza, grazie per essere qui, ospite della radio. Vi è una frase del documento che mi ha particolarmente colpito dove si dice: “Siamo davanti ad un nuovo inizio”.
Questa frase mi ha fatto pensare ad un pensiero positivo, contrario a quello che spesso come cristiani tendiamo a pensare.
Cosa si intende più precisamente con l’espressione “nuovo inizio”?

R – Con questa espressione desidero invitare le comunità a rinnovarsi e a non cedere al pensiero del “si è sempre fatto così”, una sorta di nostalgia del passato che non può tornare.
Papa Francesco ci ricorda come stiamo vivendo non tanto un’epoca di cambiamento, ma un cambiamento d’ epoca. Abbiamo davanti due possibili prospettive: quella del tradizionalismo che tende a rimanere nel passato oppure quella del rinnovamento, ossia la possibilità di ripensare una nuova forma per le nostre comunità cristiane. Sono per la seconda opzione: al di là dei cambiamenti organizzativi delle parrocchie c’è bisogno di un nuovo modo di vivere le comunità.

copertina con dorso

D – Nel suo documento mi pare siano indicate due attenzioni in particolare, una verso la Parola di Dio e una verso la fraternità.
In che termini secondo Lei la Parola di Dio può essere importante per la nostra diocesi in questo cambiamento d’ epoca?

R – Penso sia importante ricordare che facciamo parte della comunità cristiana non solo per tradizione, ma soprattutto perché siamo convocati da Dio per condividere la nostra fede con altri fratelli. In altri termini alla base della nostra esperienza ecclesiale ci deve essere l’esperienza di ascolto di una Parola che viene dall’alto e che ci spinge oltre le nostre sensibilità e le nostre aspettative umane. Siamo ancora troppo legati ad una mentalità che cerca nella fede e nella vita ecclesiale una rassicurazione: la Parola di Dio invece ci porta sempre oltre e ci spinge a percorrere vie nuove.

Continua a pag. 11 de “la Settimana”

la Comunità di Sant’Egidio arriva a Rovigo

di Thomas Paparella

La grande Comunità di Sant’Egidio fondata da Andrea Riccardi negli anni ’70 sta per approdare anche qui a Rovigo.

Domani (Mercoledì 26 Settembre) alle ore 19, presso la Chiesa di San Bartolomeo a Rovigo ci sarà la presentazione con un momento di Preghiera. Nel frattempo sono stati ospiti di Radio Kolbe Rovigo il promotore di Sant’Egidio a Rovigo, Maurizio Zerilli, Luca Zattarin della Comunità di Padova e Davide Sergio Rossi in qulità di sostenitore e promotore anch’egli di questa iniziativa.

«L’incontro con Rovigo è bello e speriamo sia fruttuoso, noi della Comunità di Sant’Egidio di Padova sosterremo con tutte le forze questo nuovo inizio» Così Luca Zattarin della zona di Padova che ha rigraziato sia Maurizio Zerilli che Davide Rossi per l’impegno e l’ascolto che hanno avuto fin qui, nonchè il Vescovo di Adria-Rovigo Mons. Pavanello per la disponibilità.

«Io ho vissuto a Roma e questo mi aiutato a conoscere subito la realtà di Sant’Egidio» racconta Zerilli «E nel tempo, dopo che un familiare ha avuto un grave problema fisico, ho avuto modo di re-incontrarla a Genova, ciò mi ha fatto capire che grande comunità sia per l’aiuto che dà al prossimo. A Rovigo non ci sono tantissime situazioni border-line quindi inizialmente cercheremo di aiutare soprattutto le persone anziane che hanno bisogno di compagnia e che non riescono a muoversi per fare la spesa, e piano piano cercheremo di capire quali sono le altre situazioni da prendere in considerazione»

Anche Davide Rossi, fondatore dell’Associazione Bandiera Gialla è parte di questo gruppo e ha deciso di sostenere la Comunità di Sant’Egidio qui a Rovigo. «Vorrei sostenere la comunità in qualità di Davide Rossi, non tanto come “Bandiera Gialla”, ma grazie anche alla mia associazione poter dare qualcosa a questa nuova realtà, invitando anche le altre realtà della zona che si occupano di volontariato a fare altrettanto». Così Davide Sergio Rossi a conclusione dell’intervista.

Per chi volesse ulteriori informazioni può chiamare al numero 392 0567314

Il “Teen star” arriva a Rovigo con un corso di formazione

di Thomas Paparella

Lunedì 17 Settembre presso la sede della Caritas diocesana c’è stata la conferenza stampa di presentazione del corso formativo “Teen Star” sostenuto dal Centro Famiglia diocesano. Presenti il dottor Antonio Meo, uno dei formatori “Teen Star” a livello provinciale Stefano Siviero e il rappresentante nazionale, il Prof. Pietro Negri.
“Teen Star” è una realtà nata per aiutare i ragazzi e le famiglie a vivere e a conoscere la propria affettività e sessualità, soprattutto per cercare di rispondere a quelle domande che molte volte imbarazzano o che spesso i giovani non hanno il coraggio di porre.
Quest’anno Rovigo ospiterà un corso per formatori dall’ 1 al 4 Novembre, un corso per crescere e formare nuovi “tutor” che possano aiutare ed incontrare i giovani. Non è la prima volta che Rovigo ospita questo tipo di corso, già nel 2011 infatti ci fu un corso analogo a questo, come ha affermato il Dottor Meo.
«In quel frangente» racconta Meo «Si formò un gruppo di formatori che si divise per incontrare da una parte giovani in età della scuola media e un altro per quelli delle scuole superiori. Per motivi fisiologici nel tempo i formatori sono nettamente diminuiti, quindi rispetto alle richieste che abbiamo per attivare corsi non riusciamo a farli partire causa questa mancanza. Per questo ci siamo attivati nel far partire questo nuovo corso per trovare nuovi formatori».
A sostenere il corso nelle date di Novembre saranno esperti facenti parte di “Teen Star” Italia, in particolare la Dr.ssa Donatella Manzi (pedagogista) e la Dott.ssa Raffaella Pingitore che è una ginecologa che opera in Svizzera.
In Italia il corso ha avuto l’accompagnamento e sostegno anche del Miur , quindi per gli insegnanti che volessero diventare formatori e partecipare a questi corsi possono farlo come formazione di aggiornamento riconosciuta.
È intervenuto in seguito il Prof. Pietro Negri che ha descritto l’attivita di “Teen Star” nel suo concreto: «Teen Star cerca da sempre di essere l’equilibrio tra l’eccessivo permessivismo sul tema della sessualità e del suo contrario, cioè vedere la cosa come un aspetto “tabù”.
I formatori non devono dare un semplice manuale di uso ma devono accompagnare in questo cammino i ragazzi e le loro famiglie.
In sostanza “Teen Star” è anche un modo per aiutare, non solo in questi temi, il dialogo tra generazioni».
Al termine della conferenza c’è stato l’intervento di Stefano Siviero, insegnante di scuola primaria e formatore del “Teen Star” a livello provinciale, ha raccontato la sua esperienza di formatore e di come ci sia un forte bisogno di accompagnamento nei confronti soprattutto dei giovani: « Oggi lo smartphone purtroppo sostituisce troppo spesso l’uomo, “risponde” male alle domande dei ragazzi, confondendoli».
Le iscrizioni sono aperte e si possono effettuare tramite il sito internet http://www.teenstar.it .

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Intervista a Don Luca Borgna: «L’ Oratorio è una casa che testimonia il Vangelo»

di Thomas Paparella

Nei giorni scorsi è stato dato risalto ad alcune situazioni sgradevoli avvenute presso il Centro Parrocchiale “San Pietro” della Cattedrale di Adria. In risposta a questa “denuncia” avevamo pubblicato nello scorso numero una bella lettera che ci era stata inviata dai ragazzi dell’ Oratorio di Ariano Polesine che sottolineavano con grande accuratezza quali sono le vere prerogative a cui un oratorio si attiene, e soprattutto a cui un Cristiano si attiene.
Così abbiamo deciso di avvicinare uno dei diretti interessati, Don Luca Borgna che ancora per pochi giorni è Vicario Parrocchiale della Cattedrale di Adria e ha seguito i giovani della città in questi sei anni.

ZZZZ ADRIA SINODO CATTEDRALE SCORCIO

Caro Don Luca, proprio in questi giorni dove stai effettuando il tuo trasferimento in Seminario è arrivato questo articolo, qual è stato il tuo primo pensiero?
Pensando al massiccio impegno estivo che abbiamo portato avanti, assieme a tutti gli operatori del Centro Giovanile, il primo pensiero è stato di estrema serenità. Quando si sa di aver fatto il proprio dovere non c’è nulla da temere.
Nel contempo ho provato anche rammarico per la superficialità con cui si è posta la riflessione circa l’azione educativa parrocchiale in Città, che vede coinvolte molte persone capaci e preparate. Non solo, se qualcuno dei nostri ambienti ha delle indicazioni per migliorare il servizio o tempo da dedicarci, non serve dare in pasto alla stampa riflessioni non approfondite su un tema così delicato, creando un allarmismo ingiustificato, subito smontato dalle tante famiglie che continuano a mandare i loro figli in Centro Giovanile.

Per te l’oratorio che luogo deve essere?
Una Casa, dove c’è qualcuno che tiene la porta aperta, e con la sua presenza testimonia una vita illuminata dal Vangelo. Chi tiene la porta aperta sono i volontari adulti, gli animatori universitari e delle superiori, i catechisti, i capi scout, gli allenatori sportivi.
Il Centro San Pietro è l’unica porta aperta custodita in Città: ci sono altri luoghi, o “non-luoghi” dove i ragazzi si trovano (parchi, muretti, strade) dove gli adulti mancano. L’Oratorio, aperto tutti i pomeriggi, è un bene prezioso, che però, a volte non ci si pensa, chiede un investimento notevole di mezzi sia economici che di tempo. Da fuori non ci si rende conto dell’investimento che costantemente è in atto da anni.

I ragazzi di Ariano Polesine hanno risposto a questa cosa con una lettera ben dettagliata, penso sia stato un bel messaggio, che pensiero vuoi mandare a loro?
Il loro messaggio è segno della forza delle nostre comunità quando agiscono insieme, e si arricchiscono reciprocamente scambiandosi esperienze. Nel Vicariato di Adria-Ariano da più di un decennio viviamo un buon coordinamento di pastorale giovanile e vocazionale fra le Parrocchie, incontrandoci mensilmente con i loro rappresentanti, condividendo le esperienze locali, organizzando i momenti vicariali e diffondendo quelle diocesane.

Questi sei anni che hai passato ad Adria non possono essere certo “eliminati” da un articolo, che ricordi ti porterai con te?
Non eliminano il lavoro portato avanti da persone di qualità, che danno tanto tempo, energie ed amore ai ragazzi, con spirito di fede, per aiutarli a capire quale futuro è preparato per loro. Io mi sento di aver avuto il privilegio di accompagnare molti in questi anni, di essermi scoperto “padre” nei primi anni del mio sacerdozio. Sono contento che don Nicola possa continuare il percorso di questi anni, che per me è stato una grande ricchezza. I ricordi sono davvero tanti, e sono soprattutto contento di aver incontrato molte volte situazioni strane, inaspettate, nel bene e nel male. Mi sono rivisto molte volte negli incontri che faceva Gesù, che stava con tutti. E anche lui aveva i suoi farisei…

A Scuola. Di Don Bruno Cappato

E’ suonata la campanella….; quando cominciano le lezioni di scuola, si dice sempre così rievocando un suono che in un modo o nell’altro è nel ricordo di tutti. Di fatto le generazioni si avvicendano e il panorama della popolazione studentesca assume sempre nuove prospettive; l’anziano dice: “Ai nostri tempi c’era la disciplina e non si scherzava”. I giovani di oggi sono proprio inseriti in un altro mondo che ha superato quello di pochi anni fa. Il mondo corre e la velocità aumenta. Resta la domanda: la scuola riesce ad educare? Perché di questo si tratta. Dicono che in paesi ultramoderni i ragazzi vanno a scuola senza muoversi da casa perché con il computer si fa tutto; in altri paesi – dicono sempre i bene informati – gli alunni decidono quando andare a scuola, cosa studiare, quali corsi frequentare. Sarà, ma a me sembrano fantasie senza molto significato. E’ vero che si è cresciuti e noi avevamo paura a parlare mentre invece bambinetti delle elementari interrogati dal cronista in tv dicono la loro con scioltezza e proprietà; sanno esprimersi con molta disinvoltura. Ma, ritorna sempre la stessa domanda: la scuola educa? Per una lunga esperienza scolastica, per aver salito cattedre di ogni ordine e grado devo dire che sicuramente, generosamente, con tutta la sua vita la scuola educa. La scuola come la conosco è un luogo di crescita straordinario, sia dal punto di vista culturale che morale, che civico. La scuola però per essere tutto questo ha bisogno di tante cose: ha bisogno della famiglia, di una famiglia inoltre che comprenda il proprio ruolo, della società, delle autorità, delle voci e delle immagini della comunicazione, della vita della comunità cristiana. La scuola a volte pare un vascello isolato che naviga su un mare – di tempo in tempo – calmo o burrascoso. Il vero grande pericolo è proprio questo: che l’educazione e la formazione delle giovani generazioni sia un compito esclusivo di qualcuno.
Poi ci sono le realtà che remano contro come l’assalto dei telefonini, come i linguaggi volgari e scurrili dei sapientoni della tv.
Papa Francesco ha accolto l’associazione dell’A.Ge in udienza nel cinquantesimo della fondazione. Ha svolto il tema della educazione in modo bellissimo e concreto; per questo pubblichiamo integralmente il testo del suo discorso. Insieme ad altri gruppi d’Italia ha partecipato un nutrito gruppo polesano.
Ecco il vero grande problema e dilemma: è la scuola che educa o è invece questa società che non educa?
Piangiamo per giovani che non sanno rispettare il dono della vita e miseramente la bruciano in vario modo; soffriamo e ci scandalizziamo per le tracce di beveraggi lasciate agli angoli di strade e piazze; ci spaventano i segni del vandalismo sfrenato e insulso.
Bisognerebbe unire le forze e cercare di costruire una realtà sociale che aiuta le famiglie, che sorregge e tutela la scuola.

“Scelte d’amore” ad alta quota

Un campo all’insegna delle camminate, dell’amore e anche di un bella spruzzata di neve. I ragazzi dell’Unità Pastorale di Boara Polesine, Granzette e Concadirame hanno vissuto il loro ennesimo Camposcuola insieme in quel di La Val (Bz), in Alta Badia.
Ad accompagnarli oltre ad alcuni animatori e ad un ottimo staff tecnico anche Don Ionut Ursuleac collaboratore dell’Unità Pastorale.
Una trentina i ragazzi che hanno partecipato e che si sono immersi in quotidiane passeggiate anche piuttosto impegnative, come i 2440 metri del Sass della Stria sopra il Passo Valparola. A sorprendere è stata anche la neve che per un paio di giorni ha caratterizzato i luoghi di passaggio dei ragazzi, un modo per rendere ancora più emozionante il paesaggio e il cammino.
A livello spirituale ci si è concentrati sull’amore come scelta, un aspetto che molto spesso viene sottovalutato quando si parla di questo tema. L’amore infatti è visto molte volte solo come un’emozione o un sentimento, e raramente viene identificato come una vera e propria scelta. Così attraverso canzoni, riflessioni di Papa Francesco e due film veramente interessanti sul tema i ragazzi hanno vissuto una settimana di grande intensità.
Ora comincia la parte più difficile, quella di portare gli apprendimenti a casa , nella quotidianità che spesso ci fa dimenticare gli impegni che abbiamo deciso di prendere e anche i sentimenti che abbiamo provato, ma è proprio in questa quotidianità che si fa la differenza nella vita.
Durante la Santa Messa celebrata il sabato poco prima della partenza da Don Ionut i ragazzi hanno ringraziato il Signore per quello che è stato vissuto. Tutto ciò diventa sempre più una bella collaborazione tra le tre parrocchie dell’Unità Pastorale.

“Oratori: luoghi di accoglienza e crescita”

Il 28 giugno il nostro piccolo Oratorio AnimaTaMente di Ariano nel Polesine ha compiuto quattro anni, un percorso impegnativo che ha visto un nuovo inizio circa un anno fa, quando il nostro Oratorio ha aderito ai Circoli «Noi».
Molte volte nelle nostre serate di confronto ci siamo chiesti quale fosse la strada giusta da seguire quando si ha a che fare con ragazzi giovani: quale attività creare, cosa fare per coinvolgerli ed interessarli in un’epoca in cui l’unico interesse sono i social.
E spesso, nel farlo, ci siamo ispirati al Centro Giovanile San Pietro.
Poi stamattina ecco un articolo apparso su un quotidiano locale dal titolo “San Pietro, covo di blasfemi”, un titolo da far rabbrividire. Nel procedere con la lettura, ci si rende conto che tutto parte dalla drammatica vicenda di una giovane ragazza circuita e soggiogata da un ragazzo.
E allora avviene la cosa più sbagliata che si possa fare. Puntare il dito su uno di quegli ambienti che i ragazzi da sempre li accoglie, li difende e cerca di farli crescere, secondo gli insegnamenti di Don Bosco, come onesti cittadini e buoni cristiani.
E la cosa che più ferisce, è che queste accuse nascono da un ex animatore, che dovrebbe ben sapere quante difficoltà ogni giorno i volontari incontrino.
Chi presta il suo tempo gratuitamente negli oratori combatte ogni giorno con realtà difficili, con ragazzi che non rispettano Dio e gli altri.
Ma non è compito dell’oratorio chiudere i cancelli, anzi!!! Si cerca di portarli sulla retta via, ma purtroppo non sempre ci si riesce.
San Pietro è un luogo che fa del bene ai ragazzi… e questo titolo non stimola certo ad invitare a partecipare!!!
E’ davvero tragico ciò che ogni giorno la cronaca ci racconta… è necessario che tutte le agenzie educative (famiglia, scuola, parrocchia, catechismo, oratorio, associazioni sportive, ecc.) intervengano insieme, facendo squadra!
Squadra contro la violenza… Non contro un luogo che accoglie.

Gli animatori
di Ariano Polesine

Nomine in diocesi

NOMINE :

Don Patrizio Boldrin – già Parroco di Lama e Pezzoli diventa Parroco anche di Gavello

Don Daniele Donegà–  Unità Pastorale di Boara Polesine, Granzette e Concadirame

Don Giuliano Gulmini– Unità Pastorale di Bergantino e Melara

Padre Mario Gallian– Amministratore Parrocchiale di Papozze

DIVENTANO COLLABORATORI PASTORALI

Don Zacharia Hakizimana– della Diocesi di Gitega (Burundi) Collaboratore nell’ Unità Pastorale di Costa e Villamarzana

Don Adriano Montorio– Collaboratore nell’Unità Pastorale di Boara Polesine, Granzette e Concadirame

Don Peter Onyenso– Collaboratore nelle Unità Pastorali di Lendinara e Lusia-Cavazzana

Mons. Giorgio Seno– Collaboratore nell’Unità Pastorale della Commenda

Don Ionut Ursuleac–della Eparchia di Maramures-Baia Mare (Romania),  Collaboratore nell’Unità Pastorale di Bergantino e Melara

NUOVI INCARICHI

Don Paolo Cestarollo– Direttore Ufficio Amministrativo

Don Mario Ferrari– Presidente Istituto Diocesano Sostentamento del Clero

Don Piero Mandruzzato– Delegato Vescovile per le nuove Unità Pastorali

Diacono Dr. Marco Maran– Direttore Ufficio Beni Culturali

Don Alessandro Mistrello– Incaricato diocesano per la Pastorale della Salute

Don Agostino Nardin– della Congregazione dell’Oratorio – Incaricato dell’assistenza religiosa presso gli Istituti Polesani e la Residenza per gli anziani “la Residence” di Ficarolo.

Prof. Mauro Prando– Direttore della Scuola Diocesana di Formazione Teologica

Mons. Giorgio Seno– Direttore della Casa del Clero

Don Enrico Turcato si racconta come nuovo responsabile dei giovani diocesani

di Thomas Paparella

La scorsa settimana abbiamo intervistato Don Fabio Finotello che ha salutato la pastorale giovanile diocesana con un forte “in bocca al lupo” al suo successore Don Enrico Turcato. Oggi raggiungiamo proprio Don Enrico che si appresta a cominciare una nuova avventura dopo sette anni nella Parrocchia di Santa Sofia di Lendinara.

Caro Don Enrico quali sono le tue emozioni in vista di questa nuova esperienza?Il mandato che ricevo è, prima di ogni altra cosa, un atto di fiducia che mi è stato accordato e di cui ringrazio il Vescovo e don Damiano. Una signora di Lendinara, dopo aver sentito del mio trasferimento mi ha detto: “L’è stà promosso! El sarà contento!”. Onestamente non ho mai letto la mia nomina a Direttore del Servizio diocesano di Pastorale Giovanile come una promozione e nemmeno lo voglio pensare. Preferisco pensare, e così ho detto ai giovani della mia parrocchia, che semplicemente la Chiesa mi sta chiedendo di allargare il mio cuore ad una porzione più ampia di giovani. Entro allora in questo servizio diocesano, che comporta certamente responsabilità maggiori, con la serenità di chi sa che amare non è facile ma quando si dona un po’ al Signore, Lui sa aprire strade inesplorate e talvolta anche più avventurose. La Pastorale Giovanile diocesana sarà il mio terreno da esplorare e la mia avventura da vivere.
Ci provo sapendo di poter contare sull’aiuto di persone valide.

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Chi ti ha preceduto (Don Fabio) ha “disegnato” nuove idee e cammini di pastorale giovanile, anche se prematuro quali saranno le tue attenzioni principali o quali sono i tuoi desideri per i giovani della diocesi?
Ricevo da don Fabio una eredità preziosa fatta di ragionamenti e progettazioni che nel corso degli anni hanno dato una struttura adeguata al nostro tempo. Anche se l’ho già fatto di persona nelle scorse settimane, desidero rinnovare il mio grazie a don Fabio. Ha fatto tanto, ha dato tanto ai giovani della diocesi! In questi anni, anche come incaricato di PG vicariale, oltre che negli anni di seminario, ho avuto molte occasioni per collaborare con lui e quindi il passaggio di testimone diventa più facile. Così anche la continuità viene garantita e il cammino dei giovani della diocesi prosegue.
Certamente, non avendo altri impegni diocesani, il mio tempo sarà totalmente per questo servizio diocesano e il cambiamento porterà con sè inevitabilmente anche qualche novità che adesso non saprei esplicitare se non con due linee guida che mi sembra possano interpretare il sentire comune e anche le linee di PG nazionale: ascolto della realtà e lavoro di squadra. In altre parole desidero che il mio servizio sia in ascolto dei giovani del territorio diocesano e che questo ascolto comporti scelte operative.
Anch’io ho i miei difetti: non so stare fermo! E desidero che queste scelte operative non siano mie ma siano condivise da una equipe di persone che insieme a Enrico Zamariola, vicedirettore, coordineremo. E comunque ci sarà tempo di programmare… intanto iniziamo.

Don Luca Borgna ti affiancherà nella Pastorale Vocazionale, che tipo di collaborazione si potrà formare tra voi due che vi conoscete da molto tempo?
Con don Luca non abbiamo ancora potuto parlare di collaborazioni, di certo vivremo insieme in Seminario e insieme condividiamo, oltre all’amicizia, anche il desiderio di intercettare più giovani possibili per dare loro possibilità concrete di incontrare il Signore. Da parte mia credo fermamente che Pastorale Giovanile e Vocazionale non possano lavorare divise. Dove c’è possibilità di fare pastorale giovanile non può che esserci anche la possibilità per la pastorale vocazionale. Altrimenti non sarebbe pastorale giovanile. Dove c’è un giovane lì c’è anche il suo desiderio di senso… eccoci allora “obbligati” a collaborare se vogliamo il bene di quel giovane. Certamente la dimensione vocazionale ha anche la sua autonomia, ma il terreno su cui si semina è lo stesso.

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Non può mancare un pensiero alla realtà che lasci, Santa Sofia, in sette anni hai costruito tante belle cose con i giovani che ora si apprestano ad accogliere Don Alberto Rimbano e Don Michele Samiolo. Che messaggio vuoi lasciare ai ragazzi lendinaresi e quale pensiero vuoi mandare ai due tuoi confratelli ?
Certamente Lendinara e, in particolare i giovani, sono una parte importante di me. Qui sto lasciando tanti ricordi, tante esperienze vissute, tanta vita… ma credo anche tanta responsabilità. Certamente il distacco ferisce ma sono convinto che stia anche rinforzando la disponibilità a mettersi in gioco in prima persona. Sono orgoglioso di tutti i ragazzi che ho incontrato in questi anni e che, con coraggio, stanno ringiovanendo il volto della Comunità Lendinarese. Da padre e fratello maggiore li affido ad altri due miei confratelli che stimo e apprezzo.
Don Alberto e don Michele troveranno una Comunità viva che li attende per continuare il cammino. Per loro è la mia gratitudine per aver accettato questo servizio e il mio incoraggiamento a mettersi in gioco con amore. Lendinara sa ricambiare. Di questo ne sono testimone.

Per chiudere, quando comincerà ufficialmente e indicativamente il tuo lavoro come responsabile della Pastorale giovanile?
Non c’è una data ufficiale di inzio. Di fatto, appena completerò i passaggi di consegne con don Fabio, inizia il mio servizio anche se per i primi tempi dovrò necessariamente essere ancora a Lendinara almeno fino all’ingresso dei nuovi parroci per poter passare le consegne del lavoro svolto. Già in queste settimane mi sto organizzando per essere operativo, anche se macinando chilometri in macchina, da fine settembre.

La diocesi a Casa tua