Venerdì 5 Maggio Chiesa della Rotonda giornata delle Vocazioni

tratto dalla prima pagina de “la Settimana” del 7 Maggio 2017

di Don Daniele Spadon (Responsabile Pastorale Vocazionale)

Il messaggio che papa Francesco ha consegnato  quest’anno alla Chiesa, in occasione della 54° Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, è chiaramente diretto verso un orizzonte missionario.  Come prova-re a tradurre questo aggettivo, “missionario”, che rischia di essere scontato nel nostro linguaggio? Io prove-rei a ritradurlo così: Nella vita ogni cristiano è chiamato ad un compito. Non si tratta, però di una chiamata “funzionalista”: non è cioè sullo stile, per esempio, dell’assunzione del personale d’azienda. In questo secondo caso una persona è chiamata (o vorrebbe esserlo, vista la situazione difficile in cui ancora oggi viviamo) per svolgere un incarico o compiere una funzione. Potremmo dire con parole forse un po’ grossolane che “è chiamato perché serve all’azienda”.
Nel caso della chiamata di Dio l’orizzonte è totalmente diverso; affermaseminaristi il papa: “Chi si è lasciato attrarre dalla voce di Dio e si è messo alla sequela di Gesù scopre ben presto, dentro di sé, l’insopprimibile desiderio di portare la Buona Notizia ai fratelli, attraverso l’evangelizzazione e il servizio nella carità. […] Il discepolo, infatti, non riceve il dono dell’amore di Dio per una consolazione privata; […] egli è […] toccato e trasformato dalla gioia di sentirsi amato da Dio e non può trattenere questa esperienza solo per sé”. Il compito di ogni chiamato non è, dunque, quello di svolgere una funzione, bensì quello di contagiare il mondo con una gioia tutta speciale, quella del Vangelo, che ha trasformato prima di tutto la sua vita.
Contrariamente a quanto si crede, infatti, nel mistero cristiano tutto comincia dal saper ricevere, dal sa-per accogliere il dono della Grazia, da cui poi nasce la spinta a “dare”: i due aspetti si fondono nell’esperienza spirituale. È bello dare perché prima abbiamo ricevuto da Dio con abbondanza in dono del suo Figlio; è bello perdonare perché per primi siamo stati perdonati dal Padre nella morte e risurrezione di Gesù; è bello aprirsi agli altri perché per primo Dio si è aperto a noi, si è comunicato a noi in Cristo. Afferma il papa nel messaggio: “L’impegno missionario, perciò, non è qualcosa che si va ad aggiungere alla vita cristiana, come fosse un ornamento, ma, al contrario, è situato nel cuore della fede stessa: la relazione con il Signore implica l’essere mandati nel mondo come profeti della sua parola e testimoni del suo amore”. Tutti i cristiani hanno il compito di essere “cristofori”, cioè di essere con la semplice presenza, con i gesti quotidiani, con le scelte e gli atteggiamenti dei “portatori di Cristo” nelle tante situazioni della contemporaneità. Ciò vale in modo particolare per coloro che sono chiamati a una vita di speciale consacrazione e anche per i sacerdoti, che generosamente hanno risposto “eccomi, Signore, manda me!”.  Afferma papa Francesco: “Con rinnovato entusiasmo missionario, essi sono chiamati ad uscire dai sacri recinti del tempio, per permettere alla tenerezza di Dio di straripare a favore degli uomini. La Chiesa ha bisogno di sacerdoti così: fiduciosi e sereni per aver scoperto il vero tesoro, ansiosi di andare a farlo conoscere con gioia a tutti!”.
Provocati da questa immagine, credo che subito nascano delle domande: “ma io, con le mie fragilità e in-certezze, sono in grado di annunciare Gesù? Gesù, chiama proprio me a questo compito così grande? Proprio a me chiede di “lasciare le reti e di seguirLo”? Non è troppo tutto questo per me?”.
Queste sono le domande con cui mi trovo spesso a guardare insieme con i giovani impegnati in un cammino di ricerca vocazionale.
Mi viene da rispondere che sì, l’invito del Signore è sempre “troppo”, è sempre sproporzionato. Questa sproporzione, però, non vuole mettere in evidenza la nostra incapacità di rispondere, quasi che il Signore voglia mantenere sempre troppo in alto “l’asticella del nostro salto”; invece mostra quanto grande è la fiducia di Gesù nei nostri confronti, quanto è grande la Sua sovrabbondanza di Amore. La Grazia è proprio questo: Amore gratuito, Amore immeritato, Amore fuori da ogni proporzione.
Una volta, un amico prete parlando ad altri sacerdoti del nostro ministero disse: “Siamo inadeguati, Sì; però chiamati, però inviati”.  Questa affermazione mi ha dato tanta pace, perché anche qui la sproporzione dell’Amore di Dio si manifesta ancora.
Anche papa Francesco continua: “Non c’è posto per il timore: è Dio stesso che viene a purificare le nostre “labbra impure”, rendendoci idonei per la missione: «E’ scomparsa la tua iniquità e il tuo peccato è espiato. Poi io udii la voce del Signore che diceva: “Chi manderò e chi andrà per noi?”. E io risposi: “Eccomi, manda me!”»”. In questa giornata di preghiera vogliamo, come Chiesa , prima di tutto ringraziare il Signore perché nella sua fedeltà Egli continua a spargere il seme della Sua Chiamata nel cuore, nei sogni e nelle aspirazioni di tanti e tante giovani, e il seme del Regno ha una forza sua propria, che è sorprendente.  Inoltre vogliamo chiedere al Signore per noi e per tutti i giovani il dono della fiducia: Aiutaci Signore a fidarci di Te! Aiutaci a saper accogliere il Tuo amore! Aiutaci a lasciarci amare e condurre da Te, solo così la vita di ciascuno di noi, la vita della Chiesa, brillerà di una luce nuova, la luce della Risurrezione.

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