Il «Diritto della Pace»

di Bruno Cappato

A Bologna Papa Francesco ha ripreso in pieno un concetto del Cardinal Giacomo Lercaro, richiamando una omelia del 1° gennaio 1968 dove – tra l’altro – il Cardinale di Bologna affermava: «La Chiesa non può essere neutrale di fronte al male, da qualunque parte esso venga: la sua vita non è la neutralità, ma la profezia».
Il Papa ha così introdotto un nuovo concetto che supera in modo straordinario e preciso teorie che giustificavano la guerra e la violenza invocando il principio della difesa dall’aggressore e della legittima difesa.
Il Papa ha proposto con chiarezza un diritto che in realtà come ben si comprende non è del tutto nuovo, quello del Diritto della Pace (Ius Pacis). Non è nuovo questo discorso perché il Papa stesso ha allargato lo sguardo dall’intuizione di Lercaro ad altre testimonianze autorevoli, dicendo: “Cent’anni fa si levò il grido di Benedetto XV, che era stato Vescovo di Bologna, il quale definì la guerra «inutile strage» (Lettera ai Capi dei Popoli belligeranti, 1° agosto 1917).
Dissociarsi in tutto dalle cosiddette “ragioni della guerra” parve a molti quasi un affronto. Ma la storia insegna che la guerra è sempre e solo un’inutile strage.
Aiutiamoci, come afferma la Costituzione Italiana, a “ripudiare la guerra” (cfr Art. 11), a intraprendere vie di nonviolenza e percorsi di giustizia, che favoriscono la pace. Perché di fronte alla pace non possiamo essere indifferenti o neutrali”.
Queste parole pronunciate di fronte a studenti e insegnanti dell’Università di Bologna domenica scorsa si inquadravano in un quadro di diritti: “alla cultura, alla speranza e alla Pace”.
Questa particolare forma di espressione che coniuga insieme “diritto” e “valore” fa intendere che vi è una certezza che chiede di diventare esperienza concreta di vita. La nostra storia di uomini e di popoli è contrassegnata da continue violenze ed anche oggi la prima pagina di ogni comunicazione riporta orrore e morte.
Serve ascoltare Papa Francesco in questa logica di diritto alla Pace?
Da quando uomini sensibili e forti hanno iniziato a parlare e a testimoniare il valore della Pace, il mondo stesso – anche se non lo vediamo immediatamente – ha camminato e tutti sappiamo che dalle oscurità del male è andata crescendo una convinzione di rispetto e di promozione della persona umana.
Pensiamo come oggi – in questi ultimi anni – ci si è comportati nel nostro paese verso le folle travolgenti degli emigranti e dei fuggiaschi che cercano riparo; pensiamo al terrorismo fattosi in questi tempi più acuto e tremendo; in quali e quante forme le persone hanno espresso l’orrore verso la violenza e in quanti si è affermata la dissociazione totale rispetto a ideologie e teorie pseudoreligiose che promuovono e giustificano la violenza?
Ed ecco che Papa Francesco ripete il grido di Paolo VI all’Onu: “Perciò invochiamo lo ius pacis, come diritto di tutti a comporre i conflitti senza violenza. Per questo ripetiamo: mai più la guerra, mai più contro gli altri, mai più senza gli altri! Vengano alla luce gli interessi e le trame, spesso oscuri, di chi fabbrica violenza, alimentando la corsa alle armi e calpestando la pace con gli affari”.
Crediamo al cammino dell’umanità e crediamo al progresso che uomini di Pace possono costruire.
Un diritto diventa un bene di tutti se tutti insieme diamo il nostro contributo positivo ed educante, così da travalicare incomprensioni, odi e differenze.

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