Ambasciata Usa a Gerusalemme: la svolta di Trump, una pietra tombale al cosiddetto processo di pace

di Daniele Rocchi

(da Tel Aviv) L’annuncio ufficiale è atteso per oggi, 6 dicembre, ma la notizia è già di dominio pubblico ed è quella che i palestinesi, e la comunità internazionale, temevano: il presidente Usa, Donald Trump, sposterà l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme. A poco serve la proroga che lascerà la rappresentanza diplomatica almeno per un altro semestre a Tel Aviv.

Come è noto lo status di Gerusalemme è quello di una città contesa e la sua rilevanza per le tre grandi religioni monoteiste, Cristianesimo, Ebraismo e Islam, complica non poco i negoziati per una soluzione del conflitto israelo-palestinese. La parte orientale, che include il Muro del pianto e la Spianata delle moschee, dove si trovano la Cupola della Roccia e la moschea di al Aqsa, luoghi sacri per i musulmani, fu conquistata da Israele durante la guerra dei Sei giorni, nel giugno del 1967. Da allora la maggior parte dei Paesi membri delle Nazioni Unite non riconoscono ad Israele l’annessione di Gerusalemme Est, né riconoscono Gerusalemme come capitale. Per questo motivo la maggior parte delle ambasciate estere in Israele hanno come sede Tel Aviv.

Sarebbe stato lo stesso Trump, secondo l’agenzia palestinese Wafa, a informare della sua decisione il presidente palestinese Abu Mazen (Mahmoud Abbas) che ha ammonito il collega americano “dei pericoli di una tale decisione sul processo di pace, sulla sicurezza e la stabilità nella regione e nel mondo”. Lo stesso Abu Mazen ha poi parlato al telefono con Papa Francesco – come confermato dal portavoce della Santa Sede, Greg Burke, specificando che la conversazione è avvenuta “per iniziativa di Abbas” – e il presidente russo Vladimir Putin informandolo “sulle minacce per la città di Gerusalemme”.

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Lo stesso Pontefice, oggi, al termine dell’udienza generale ha lanciato un appello per Gerusalemme:

“Non posso tacere la mia profonda preoccupazione per la situazione che si è creata negli ultimi giorni e, nello stesso tempo, rivolgere un accorato appello affinché sia impegno di tutti rispettare lo status quo della città, in conformità con le pertinenti Risoluzioni delle Nazioni Unite. Gerusalemme è una città unica, sacra per gli ebrei, i cristiani e i musulmani, che in essa venerano i Luoghi Santi delle rispettive religioni, ed ha una vocazione speciale alla pace. Prego il Signore che tale identità sia preservata e rafforzata a beneficio della Terra Santa, del Medio Oriente e del mondo intero e che prevalgano saggezza e prudenza, per evitare di aggiungere nuovi elementi di tensione in un panorama mondiale già convulso e segnato da tanti e crudeli conflitti”.

 

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