Calendario 2018. Dieci anni con Caritas in allegato con “la Settimana”

Questo è un anno speciale per il Calendario Caritas perché giunge alla decima edizione.
Dieci anni di pensieri, di fiabe, di racconti, di disegni e di foto; dieci anni di volti che sono il vero cuore della Caritas, che non è fatta di servizi e di azioni ma di persone.

Caritas 2

Festeggiamo questo decimo compleanno con un Calendario che parla di futuro, perché tanti sono i sogni e i progetti che desideriamo portare avanti insieme e perché tanti e diversi sono i futuri che incrociamo nel nostro quotidiano lavoro.
Per questo 2018 abbiamo chiesto a quattordici persone diverse – dieci singoli e due
coppie – di confidarci la loro idea del futuro; le testimonianze che accompagneranno i dodici mesi a venire non parlano però di previsioni o di progetti più o meno astratti, ma raccontano l’umile e operosa coltivazione del futuro portata avanti da persone che, a titolo diverso, scelgono ogni giorno l’impegno per la propria comunità, sia questa la
scuola, una famiglia, la Chiesa, o quanti vivono ai margini.
Il titolo che abbiamo scelto è una citazione di Simone Weil, filosofa e scrittrice francese, che riassume quello che desideriamo raccontare con questo calendario; parla di speranza, che non è attesa passiva di quel che è già previsto, e non è nemmeno semplice ottimismo, ma operosità sostenuta dalla fiducia nell’azione di Dio: lui cerca nella nostra
fiducia un varco per aprirsi delle strade in questo mondo, e realizza il suo sogno soprattutto quando ci apriamo all’incontro con l’altro.
Ciò che rende ancora più speciale questo calendario è la partecipazione del fotografo
Giulio Cesare Grandi, che con i suoi scatti ha permesso di mostrare anche il volto di questi quattordici coltivatori di futuro. Giulio Cesare Grandi ha generosamente colto la sfida di fotografare dodici idee di futuro, e l’ha fatto in maniera simile al quotidiano lavoro che si porta avanti in Caritas: sedendosi con le persone e ascoltandole, prima di tutto. È un lavoro che richiede tempo ma che restituisce la pienezza della persona, fatta di quello che si vede nella foto e quello che resta fuori dai margini.

Continua a pag. 18 de “la Settimana” del 17 Dicembre

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