Come creare lavoro. Incontro con Stefano Zamagni al Teatro “Don Bosco”

zama14

di Giovanni Dainese

Creare lavoro attraverso la sussidiarietà “circolare”, potrebbe essere la sintesi dell’indovinato intervento dei relatori al convegno Giovani e Lavoro. In una città che dorme, dentro una provincia sonnolenta, si è aperto uno spiraglio di luce che illumina prospettive occupazionali. Basta volerlo, affermava con convinzione il prof. Zamagni facendo eco su tutti gli interventi a partire da mons. Vescovo a quello dei giovani relatori. Francesco, neo ingegnere, che ringrazia dell’opportunità di esprimere la sua esperienza, ancora fresca, ma che incanta il pubblico per la sua grande e genuina voglia di fare e soprattutto di dare, mettendosi in gioco.
Così l’architetto Valentina, che dopo avere sperimentato altri paesi, vuole tornare alle origini e inventa una “start up”.
E poi il sindaco D’Achille e la dirigente scolastica, prof.ssa Sgarbi, che dall’alto delle istituzioni, da loro rappresentate, cercano di raggiungere i livelli massimi partendo dalla condivisione attraverso una partecipazione responsabile dei cittadini e degli operatori. Cosa dire di tutto questo se non insistere, riprendendo anche gli interventi, che va ripudiata la parola “cercare” lavoro e sostituirla con quella di “creare” il lavoro.
Cattivi maestri, insisteva il prof. Zamagni, sono quelli che utilizzano le cattedre per non insegnare questo principio. Il lavoro è un dovere che va salvaguardato. Il Polesine ce la può fare perché vi sono persone brave e intelligenti, sottolineava convintamente il professore, che hanno però bisogno di scuotersi e pensarla in grande come fanno le regioni e province viciniori che altro non sono se non più ottimiste. Vincere il pessimismo e operare con due fari luminosi e sempre accessi che illuminano costantemente la scia da percorrere. Non dobbiamo misurarci solo con noi stessi ma assieme agli altri corresponsabili dello sviluppo economico e sociale del territorio, cercando non rapporti burocratici ma autentici. Far decollare così la sussidiarietà circolare che assieme a quella verticale e orizzontale, danno il via sperato e cercato. I tre segmenti, impresa, cittadino e Stato, devono collaborare perché ognuno ha bisogno dell’altro altrimenti cade la piramide. Questa solidarietà, però, va fondata sull’amicizia e non sull’edonismo ed egoismo di parte. La formazione, poi, va coniugata con la scuola (non alternativamente a questa) così si genera integrazione scuola-lavoro. I giovani sanno dare quello che hanno se sono valorizzati in un percorso condiviso ed autentico. Alla fine c’era un’atmosfera più serena, gli sguardi sembravano meno cupi e forse quell’apparente pessimismo, con cui si è affrontato il pomeriggio al don Bosco, si era sciolto, anche se fuori la nebbia ancora perdurava. Domani è un altro giorno e la speranza farà risplendere il nostro territorio; sembrava questa la traduzione dei commenti rumorosi e un po’ affaticati di chi si accingeva a lasciare il teatro al termine dei lavori.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...