Alessandro Rosina e il “Futuro che (non) c’è”… Domani alle 16 in Piazza Garibaldi.

Che valore può avere la sua presenza al Festival biblico?

I motivi di possibile valore che può avere la mia presenza sono principalmente tre: innanzi tutto è un grande piacere partecipare a questo festival e poterlo fare nel mio territorio d’origine; un altro grande valore è quello della bibbia, che è un libro importantissimo sia per i credenti che per i non credenti, sopratutto è un libro ricco di indicazioni e di insegnamenti sui quali confrontarsi; il terzo valore è quello del futuro strettamente legato alla Bibbia che racconta le nostre radici e i valori e il nostro passato e che al tempo stesso ci proietta in avanti verso il futuro. Inoltre è bello cogliere la sfida di affrontare questo tema in connessione con la Bibbia.

Da dove nasce il titolo il futuro che (non) c’è e che cosa vuole comunicare alla nostra società ?

Il titolo nasce come una provocazione così come lo era quello del libro precedente:”Non è un paese per giovani”, Al centro di questo libro c’era l’importanza di investire sulle nuove generazioni; tornando al “ il futuro che (non) c’e” il “non” è tra parentesi perché la conclusione a cui si giunge è che il futuro non è mai completamente scritto nel presente e si può sempre trovare qualcosa di positivo, infatti nella storia umana l’uomo ha sempre superato le difficoltà ribaltandole a proprio favore per realizzare i propri desideri. È importante ricordare che il futuro non può essere rubato da nessuno anche s la situazione sembra sfavorevole come in Italia. l’impegno di costruire un futuro migliore spetta alle nuove generazioni che hanno il compito di continuare a sperare in un futuro migliore.

“Il futuro è incertezza, una porta sempre aperta”. Così Alessandro Rosina ha esordito spiegandoci qual è il tipo di futuro che si aspetta.
Il professore ha risposto prontamente alle nostre domande, delineandoci l’immagine di un futuro che si pone più incerto rispetto a quello che si prospettava alle generazioni passate.
A parer suo questo nostro spaesamento nei confronti dell’innovazione è giustificato dal fatto che l’uomo non ha più il completo controllo delle situazioni a causa del progresso che è sempre più rapido tuttavia questo non deve rappresentare un problema bensì bisogna intendere il futuro come qualcosa di differente dal presente, un “diverso” teso al miglioramento.
In merito alla domanda “qual è la strada giusta da seguire per costruire il miglior futuro possibile?” il professore ci ha parlato di scelte individuali e collettive, decisioni più giuste in vista dell’obbiettivo di un avvenire migliore che rappresentano uno dei tanti passi da compiere in questo cammino, un cammino durante il quale, dice lui, si può anche sbagliare strada ma in cui è d’obbligo imparare dai propri errori per far si che non si ripetano. La chiave del miglioramento è racchiusa nel non accontentarsi del presente, nell’ avere un progetto e nel mettersi in gioco. La generazione attuale non deve essere migliore delle generazioni passate ma la migliore del proprio tempo e questo perché solo i giovani possono far sì che le loro aspettative si avverino.

I ragazzi del Liceo
“Celio-Roccati”

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