Il Patriarca di Venezia ad Adria per la B.V. Maria del Rosario

di Giovanni Dainese

Domenica 7 ottobre, ad Adria, il Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, ha accolto l’invito del Vescovo Pierantonio a presiedere la celebrazione eucaristica nella festa della Beata Vergine Maria, Regina del santo Rosario, in ricordo dell’epidemia del vaiolo avvenuta nel 1717. In quell’occasione il popolo si “Impegnò con ufficiale promessa a celebrare solennemente, ogni 5 anni, la festa della Madonna del Rosario”.
Nell’altare maggiore, è stata posizionata, in modo visibile a tutti, l’effige lignea della Vergine in trono con il bambino, entrambi incoronati, dipinti in oro. “Tale immagine è circondata da sempre dalla venerazione degli adriesi, che la onorano con il titolo di regina degli angeli”, così è riportato nella breve illustrazione situata vicino alla balaustra dell’altare dove possiamo pregarla quotidianamente visitando la Cattedrale.
Erano presenti diversi sacerdoti, assieme al vescovo Pierantonio, al Vicario Generale Damiano Furini e all’Arciprete Antonio Donà. Presenti le autorità civili e militari locali.
Le navate erano occupate da tanti fedeli che partecipavano con molta devozione alle preghiere e ai canti liturgici, eseguiti, in modo splendido, dalla corale. Mons. Pavanello, all’inizio della celebrazione ringraziava il Patriarca per la sua pronta adesione al suo invito e sottolineava l’importanza di questo momento di fede.
Molto intensa l’omelia del Presule, che rammentava, tra l’altro, l’importanza della preghiera del rosario mariano e la necessità di non stancarsi di recitarla, soprattutto comunitariamente e in famiglia. Ricordava, a tal proposito, che “nel 1573, presso la Cattedrale di Adria, era stata istituita la Scuola del santo Rosario, composta da quindici confratelli, come quindici erano i misteri del santo Rosario”. In un secondo momento, San Giovanni Paolo II, aggiunse ai tradizionali misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, i cinque della vita pubblica di Gesù, cioè quelli della luce.
Puntuali i riferimenti al Nuovo Testamento, dove veniva rimarcata la presenza di Maria, Mamma di Gesù e quindi dell’umanità “figura sempre a servizio del figlio”.
Quindi Mons. Moraglia, citando la lumen gentium citava: “La beata, Vergine, predestinata fino dall’eternità, all’interno del disegno d’incarnazione del Verbo, per essere la Madre di Dio, per diposizione della divina Provvidenza fu su questa terra l’alma madre del divino Redentore, generosamente associata alla sua opera a un titolo altamente unico…”
Si soffermava, poi, sul dialogo al Calvario tra Gesù e l’apostolo Giovanni e sua madre ai piedi della Croce.
Come si intuisce, si tratta di spunti di riflessione e di preghiera che hanno sostenuto tutti a scoprire il senso della festa.
L’ottimo servizio della vigilanza e degli scouts, aiutava, con discrezione, il fluire dei fedeli in modo che tutto procedesse nel rispetto e nella giusta devozione.
Molto sentita nella comunità la festività della Beata Verine Maria del Santo Rosario, e le celebrazioni si protrarranno fino a domenica prossima
Ecco l’omelia di S.E. Francesco Moraglia:
«Stimate autorità, cari confratelli nel sacerdozio e cari fedeli, ringrazio il Vescovo Pierantonio per l’invito a presiedere questa celebrazione nella festa della Beata Vergine Maria, Regina del Santo Rosario.
Insieme contempleremo la bella figura della Madre del Signore qui particolarmente venerata. La storia ci ricorda, infatti, che tre secoli fa, nell’anno 1717 e proprio ad Adria, imperversava un’epidemia di vaiolo e il popolo di impegnò con ufficiale promessa a celebrare solennemente , ogni cinque anni, la festa della Madonna del Rosario.
La città di Adria, da tempo, era già nota in tutto il Polesine come “Antica città di Maria” . Quella tragica epidemia non fece altro che manifestare la profonda devozione mariana dei suoi abitanti.
Bisogna anche ricordare che nel 1573, presso la Cattedrale di Adria, era stata istituita la “Scuola del Santo Rosario” composta da quindici confratelli, come quindici erano i misteri del santo Rosario.
E tali rimasero fino a quando San Giovanni Paolo II, con la lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae del 16 Ottobre 2002, aggiunse ai tradizionali misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi i cinque della vita pubblica: i misteri della luce.
Ascoltiamo allora, lo stesso Giovanni Paolo II che, nella citata lettera apostolica sul Rosario, così si esprime “ Ritengo (…) che, per potenziare lo spessore cristologico del Rosario, sia opportuna un’integrazione che, pur lasciata alla libera valorizzazione dei singoli e delle comunità, gli consenta di abbracciare anche i misteri della vita pubblica di Cristo tra il Battesimo e la Passione. E’ infatti nell’arco di questi misteri che contempliamo aspetti importanti della persona di Cristo quale rivelatore definitivo di Dio. Egli è Colui che, dichiarato Figlio diletto del Padre nel Battesimo al Giordano, annuncia la venuta del Regno, la testimonia con le opere, ne proclama le esigenze. E’ negli anni della vita pubblica che il mistero di Cristo si mostra a titolo speciale quale mistero di luce: «Finchè sono nel mondo, sono la luce del mondo» (Gv 9,5)”
Desidero ora richiamare brevemente, solamente in maniera allusiva, le letture della festa odierna della Beata Vergine Maria del Rosario.
La prima lettura è tratta dagli Atti degli Apostoli (At 1,12-14) e ci consegna l’icona di Maria e gli apostolio in preghiera; il salmo responsoriale è costruito da quello che è l’inno mariano, per eccellenza – Il Magnificat – in cui si narra l’evento che ha cambiato la storia, l’incarnazione (Lc 1,26-38).
La prima lettura, dicevo, è l’icona viva della Chiesa: lo Spirito invocato dagli apostoli riuniti intorno alla Madre di Gesù; essi , in obbedienza alla Sua parola, che attesta il compimento della Sua promessa, sono riuniti in preghiera con Maria, la Madre.
Maria, nella sua persona, nel suo credere amare e sperare, è l’immagine splendida, completamente riuscita e pienamente identificativa della Chiesa, considerata nel suo mistero; i discepoli, invece sono coloro che, nella Chiesa esprimono, la ministerialità, funzione essenziale ma non esaustiva e, quindi, non identificativa della Chiesa.
Ora come la Vergine Maria, è esempio di fede, speranza e carità, anche noi siamo chiamati a “portare” al mondo, nella fede, nella speranza e nella carità. il Signore Gesù. Ed è proprio la preghiera del santo Rosario che ci fa crescere, attraverso l’intercessione di Maria, nella compresnione del mistero di Gesù Cristo nascosto nei secoli e , oggi, a noi pienamente rivelato.
Come ha chiesto recentemente Papa Francesco, cresciamo ulteriormente nella comprensione del mistero di Cristo recitando, dopo la Preghiera del Rosario, l’antica antifona mariana Sub tuum praesidium e la preghiera a San Michele Arcangelo per “proteggere la Chiesa dal diavolo, che sempre mira a dividerci da Dio e tra di noi”.
Infine, in questo mese di ottobre che la Chiesa dedica alla preghiera del Rosario, riscopriamone il valore. Riprendiamone la recita personale ma, soprattutto, comunitaria e e in famiglia.»

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