La legge e il vero bene di tutti. Tavola rotonda di Scienza&Vita

 

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di Bruno Cappato

Già uno spirito arguto e profondo come Chesterton aveva intuito che, andando avanti nel tempo e nelle manifestazioni della storia, sarebbero venuti giorni nei quali anche l’affermazione più ovvia e più immediata come dire “…che d’estate le foglie degli alberi sono verdi”, sarebbe stata contestata con l’obbligo conseguente dell’affermazione contraddetta e con la necessità di una altrettanto ovvia dimostrazione. Così è della «legge naturale» che è scritta nel cuore di ogni uomo e che non necessita di essere trascritta in leggi o codici stampati in quanto travalica e supera qualunque diversa convinzione. Sembra un discorso del tutto normale, ovvio appunto, ma in realtà esiste di tempo in tempo la necessità di ribadire il concetto della esistenza di una legge non scritta ma insita nell’intimo della creatura umana che abbiamo chiamato legge naturale.
Di questo hanno parlato la prof. Giorgia Pinelli docente di filosofia, il magistrato dott. Pino Morandini e ha portato la sua testimonianza la Campionessa paralimpica di nuoto Sara Zanca in un incontro che si è tenuto a Rovigo nella Pescheria nuova sabato 24 novembre 2018 organizzato da “Scienza & Vita” di Rovigo, da “Uguali diversamente” e dal Comitato “Difendiamo i nostri figli”. Ha portato il saluto dell’istituzione regionale l’Assessore alla cultura Cristiano Corazzari.
Dopo Norimberga
La prof. Pinelli ha espresso di fronte ad un uditorio formato nella maggior parte da studenti delle superiori la problematica legata al riconoscimento della legge naturale rifacendosi al processo di Norimberga dove i gerarchi nazisti che, per giustificare gli orrori commessi, si sono fatti scudo dell’obbligo di obbedire alle leggi dello stato nazista che imponeva razzismo e soppressione violenta di persone innocenti, di razza diverse o malate. La Corte di giustizia condannò quella giustificazione perché – al di sopra delle leggi dello stato – viene la legge naturale che condanna questi delitti.
Oggi si corre il rischio di credere che tutto dipenda autonomamente dall’uomo, dall’individuo padrone assoluto di decidere, svincolato da qualunque riferimento etico per cui quello che in democrazia si afferma in ragione di una maggioranza che governa, si vorrebbe dire che è – per questo – legge giusta ed obbligatoria. Il problema esiste in realtà già dal tempo antico e la prof. Giorgia Pinelli ha fatto l’esempio – nella cultura greca – della storia di Antigone in Sofocle rappresentata da un evento dove si racconta appunto di questa donna che decide di dare sepoltura al cadavere del fratello Polinice contro la volontà del nuovo re di Tebe, Creonte. Scoperta, Antigone viene condannata dal re a vivere il resto dei suoi giorni murata viva. Antigone contravviene la disposizione del dittatore perché la legge del cuore indica per pietà la sepoltura anche se il gesto contraddice l’ordine del dittatore. Antigone per questo diviene colei che difende un valore – quello della pietà e del rispetto della persona umana – contro la delirante cattiveria del despota.
Di qui – con tutta una serie di esempi anche pratici – la prof. Pinelli ha evidenziato come si corra anche oggi il rischio di perdere il senso vero delle cose perché si tende a privilegiare una sorta di onnipotenza dell’uomo che immagina di poter decidere su tutto creando però conseguenze gravissime su persone e cose.
Rispetto per la vita
Ha portato il suo saluto poi l’Assessore Corazzari che ha ringraziato gli organizzatori dell’incontro e i relatori soprattutto per questa stima del valore della vita e della persona umana; ha espresso la sua stima per un incontro che ci invita “a fermarci a riflettere su ciò che la vita ci dona e come anche le difficoltà possano diventare una risorsa ed un valore aggiunto sia nel contesto familiare che nella nostra comunità. Una società che si contraddice radicalmente accettando e tollerando diverse forme di disistima e violazione della vita, soprattutto se debole ed emarginata, non può avere solide basi”.
«L’anello debole»
E’ intervenuto quindi il magistrato Pino Morandini che ha esplicitato ancor di più i concetti soprattutto a livello di contestazione e di discussione in termini giuridici. Il cittadino diventa libero davvero se non si adagia sulle posizioni dominanti, di moda, di potere.
Il problema però non è di contestare semplicemente chi non la pensa come te, ma è quello di analizzare i fatti, le decisioni e le leggi nella intera loro espressione; è a questo punto che si evidenziano gli elementi critici, quelli che fanno vedere come spesso si esaltino certe posizioni definendole “diritti” del cittadino senza tener conto che ogni decisione porta delle conseguenze per diverse persone. Non di vuol semplicemente impedire ad un soggetto di fare determinate scelte, ma occorre vedere se in questo non ci siano delle persone coinvolte ingiustamente.
Gli esempi che ha portato sono stati soprattutto in ambito familiare dove i figli vengono coinvolti in situazioni di forte disagio che mai in vita potranno assorbile. Famiglie devastate da divisioni, da tradimenti e da incomprensioni generano in quello che il relatore ha chiamato l’«anello debole» – il figlio – il disagio e la sofferenza che dura per sempre; altro ambito è stato indicato laddove tutto quello che la tecnologia, guidata da scelte opinabili, genera; ad esempio una vita che nasce in grembo della madre, una essere vivente che viene, per vari motivi, posto alla mercé di volontà che ignorano il bene della creatura e cercano invece il loro personale vantaggio. Egli ha ricordato il fondamento della legge romana “Omne ius, hominum causa constitutum est”, ogni legge viene fatta per il bene degli uomini.
Egli ha invocato allora una ripresa di antropologia umana e, nello stesso tempo un chiaro schieramento a difesa dell’essere umano. Senza timidezze e senza paure. Questo l’impegno chiesto con forza dal magistrato ai giovani presenti. E’ seguito infine un dibattito provocato dalle domande dai giovani in sala che si sono confrontati – a detta di tutti – con grande intelligenza sugli argomenti trattati.

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