Leadership e partecipazione in Polesine. Mons. Pavanello «Mettere insieme le forze per progetti condivisi»

PAvanello e libreria

L’annuale convegno sociopolitico è ormai una consuetudine per la Diocesi di Adria-Rovigo. Può spiegarci il significato di questa iniziativa?
Effettivamente c’è ormai una tradizione consolidata che dura da quindici anni e che intende offrire un momento di riflessione su tematiche di carattere sociale e politico alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa. In passato veniva maggiormente evidenziato l’incontro tra il Vescovo, da una parte, politici e amministratori dall’altra. In questi ultimi anni mi è sembrato importante sottolineare l’incontro della chiesa diocesana con la società civile allargando l’invito a tutti coloro che desiderano partecipare attivamente alla vita sociale e politica del nostro territorio. Ritengo importante infatti offrire luoghi e occasioni di incontro e di confronto: la chiesa non ha la pretesa di proporre soluzioni, ma sente la responsabilità di offrire motivazioni alte all’impegno sociale e politico, inteso come servizio al bene comune. Mi piace ricordare come questa iniziativa si collochi nel contesto delle celebrazioni per l’anniversario dell’ “Appello ai liberi e forti” di don Luigi Sturzo, che diede il via ad una nuova stagione dell’impegno politico dei cattolici italiani.

Oggi si parla molto di disaffezione dalla politica, anzi di antipolitica. Sembra che le forme tradizionali della democrazia rappresentativa siano superate e si vada verso modalità nuove (democrazia diretta, democrazia digitale, ecc.): non Le sembra sia fuori tempo sollecitare i cittadini all’impegno politico?
Certamente è molto forte in Italia, ma non solo, l’insoddisfazione per una politica che non è riuscita a farsi carico delle preoccupazioni e dei problemi della vita quotidiana. A questo proposito l’esito del voto del 4 marzo 2018 è stato eloquente. Allo stesso tempo però sta emergendo l’esigenza di ritornare ad una partecipazione del popolo alle scelte che riguardano la vita del Paese: si potrebbe parlare della ricerca di una politica “popolare”, capace cioè di interpretare e di dare risposta ai bisogni e alle aspirazioni della gente, superando la tentazione di servirsi delle paure e delle frustrazioni per finalità di potere e di interesse. La partecipazione è possibile però solo là dove si realizza un dibattito serio, dove le persone si confrontano e maturano insieme la sintesi di interessi e aspirazioni diverse per costruire un cammino comune e condiviso. In questo senso la democrazia rappresentativa, pur con alcune modifiche e integrazioni, rappresenta uno strumento insostituibile per una politica che abbia di mira non tanto l’interesse di una parte, ma il bene comune di tutta la società. Si spiega pertanto il motivo per cui la Chiesa ritiene l’impegno politico come un modo eminente di vivere la carità e si preoccupa di motivare i cristiani a spendersi nell’attività politica, portando nella “città degli uomini” il lievito del Vangelo.

Per quali motivi è stato scelto per il Convegno sociopolitico di quest’anno il tema “Leadership e partecipazione in Polesine”?
In parte la risposta è già presente nelle risposte precedenti. La politica oggi soffre allo stesso tempo della crisi delle leadership e della partecipazione popolare. La nostra democrazia, sia a livello nazionale che locale, sta vivendo una transizione che sembra non avere sbocchi. I partiti, che in passato erano i canali attraverso i quali maturavano forme di rappresentanza, non sembrano più in grado di selezionare leader che siano rappresentativi e allo stesso tempo competenti nella gestione dei problemi. In questo clima si fa strada l’appello a “un uomo forte” che risolva i problemi. Solo rimettendo in funzione un circolo virtuoso tra leadership e partecipazione diverrà possibile una democrazia autentica, che realizzi il “potere del popolo” attraverso uomini onesti e capaci. Questo discorso ha un valore particolare per un territorio fragile come il Polesine, che soffre per una scarsa rappresentanza politica sia a livello regionale che nazionale. Il Convegno vorrebbe sollecitare una presa di coscienza da parte dei cittadini e delle forze sociali ed economiche della necessità di mettere insieme le forze per lavorare a progetti condivisi di sviluppo che valorizzino le risorse naturali ed umane del Polesine. Purtroppo in questi ultimi anni sono prevalsi i protagonismi personali, gli interessi di gruppi, il particolarismo delle comunità piccole e grandi. Occorre rendersi conto che su questa strada non ci sarà alcuno sviluppo, ma solo l’impoverimento e l’abbandono dellanostra terra.

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