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Siria: Usa, Gran Bretagna e Francia attaccano nella notte. Colpiti un centro di ricerca, un deposito di armi chimiche e un impianto di stoccaggio

Sono le 21.06 quando il presidente Donald Trump annuncia al suo Paese che pochi minuti prima gli Stati Uniti, in un’operazione congiunta con Francia e Regno Unito, hanno sferrato un attacco di precisione contro la Siria. Il commander in chief spiega agli americani le ragioni della sua scelta, nonostante qualche giorno prima avesse parlato di ritiro delle truppe Usa dal territorio siriano. “Sabato il regime di Assad ha di nuovo usato armi chimiche per massacrare civili innocenti, nella città di Douma. Queste non sono le azioni di un uomo, sono crimini di un mostro” attacca duramente Trump che giustifica il bombardamento alleato come “un forte deterrente contro la produzione, la diffusione e l’uso di armi chimiche. Stabilire questo deterrente è un interesse vitale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”. In questa precisazione c’e’ la giustificazione presidenziale di un’azione senza il consenso del Congresso. La Costituzione statunitense, infatti, nell’articolo I conferisce al Congresso i poteri di “dichiarare guerra” e finanziare tutte le forze armate impegnate in operazioni belliche, ma l’articolo II conferisce al presidente il “potere esecutivo” e lo rende “comandante in capo” dell’esercito, un potere che parecchi presidenti, e oggi anche Trump, hanno interpretato per usare l’esercito senza l’espressa autorizzazione delle due Camere. Intanto, nei suoi 7 minuti, il presidente torna a scagliarsi contro Russia ed Iran, “due tra i governi maggiormente responsabili del sostegno, dell’equipaggiamento e del finanziamento del regime criminale di Assad”. E li aggredisce verbalmente se vogliono essere “nazioni associate all’omicidio di massa di uomini, donne e bambini innocenti” e se vogliono continuare a sostenere “Stati canaglia, brutali tiranni e dittatori assassini”. Nel mirino del fuoco di parole finisce anche Putin, che “aveva promesso nel 2013 al mondo che avrebbe garantito l’eliminazione delle armi chimiche della Siria”.

“Il recente attacco di Assad – e la risposta di oggi – sono il risultato diretto del fallimento della Russia nel mantenere questa promessa. La Russia deve decidere se continuare su questa strada oscura o se si unirsi alle nazioni civili come forza per la stabilità e la pace”. Infine, il presidente elenca i suoi successi nello sdradicare l’Isis dal territorio che aveva occupato in Siria, le rafforzate alleanze con i Paesi del Golfo persico e con l’Egitto, i tentativi di migliorare il Medio Oriente, “un posto travagliato, dove gli Stati Uniti resteranno un partner e un amico”, ma “il destino della regione resta nelle mani della sua stessa gente”. In conclusione, invita gli americani alla preghiera per i propri militari e per la propria missione, ma anche per “coloro che soffrono in Siria perché Dio guidi l’intera regione verso un futuro di dignità e di pace”. Il presidente rassicura sul fatto che obiettivi dell’attacco sono stati un centro di ricerca scientifica nella capitale siriana, un deposito di armi chimiche e un impianto di stoccaggio delle stesse a pochi chilometri da Homs. La tv di Stato siriana annuncia che i missili su Homs sono stati intercettati e distrutti, ma almeno tre persone sono rimaste ferite. Intanto l’ambasciatore russo negli Stati Uniti, Anatoly Antonov, su Facebook annuncia che ci saranno “conseguenze” dopo gli attacchi e aggiunge che “insultare il presidente della Russia è inaccettabile e inammissibile”, e gli Stati Uniti “non hanno alcun diritto morale di incolpare altri Paesi”, possedendo essi stessi un vasto arsenale di armi chimiche.

Aicha Fuamba e Sofia Teresa Bisi sono le vincitrici del concorso nazionale Lingua Madre

Le vincitrici della XIII edizione del Concorso letterario nazionale “Lingua Madre. Storie di donne straniere in Italia” sono Sofia Teresa Bisi, docente di lettere del liceo delle Scienze Umane Celio Roccati, e una sua ex studentessa, Aicha Fuamba, di origine congolese, sono. Per un anno la docente ha accolto il bisogno della studentessa di parlare di sé e del suo difficile passato.

Dopo solo un anno la ragazza è tornata in Sicilia, ma il lavoro a quattro mani, che hanno intitolato “Per aspera ad astra”, è stato spedito a Torino lo scorso mese di dicembre. Il progetto Lingua Madre infatti raccoglie proprio le storie di donne straniere (o di origine straniera) residenti in Italia, è nato nel 2005 e ideato da Daniela Finocchi; vede il sostegno del Salone Internazionale del Libro di Torino e della Regione Piemonte con l’Assessorato alla Cultura e la Consulta Femminile del Consiglio regionale del Piemonte. Al 31° Salone Internazionale del Libro, lunedì 14 maggio prossimo, è in programma la premiazione delle vincitrici.

Queste le motivazioni della giuria: “Per il racconto dell’orrore dell’esperienza dell’Africa, del Mediterraneo, dell’Europa, reso possibile dalla relazione di affidamento tra docente e discente. Per la capacità narrativa di trasformare, con il racconto, l’esperienza soggettiva di atrocità, a cui la cronaca drammaticamente abitua, in memoria collettiva. Per il senso civico che presiede all’idea che la condivisione del racconto del dramma migratorio attivi la sopportabilità del ricordo, nell’agire dell’ascolto in relazione. Il racconto è una sorta di Odissea al femminile, in cui la guerra è di altri e la patria e la famiglia sono luoghi frammentati dove non è possibile tornare. Una babele, anche linguistica, all’interno di rapporti di sangue; il tutto narrato in modo mosso e contraddittorio, dove le parole e lo stile ricalcano ed esprimono i sobbalzi dell’animo, le discordanze e le incongruenze dei sentimenti. Il modo in cui viene descritta la storia rispecchia il coraggio di chi lo narra, tenendo il lettore con il fiato sospeso fino alle ultime parole”.

Sul sito concorsolinguamadre.it è già possibile leggere i racconti e votarli, mandando una mail ed esprimendo come giuria popolare una preferenza, all’indirizzo di posta elettronica giuriapopolare@concorsolinguamadre.it. Si può votare anche tramite i social Facebook e Twitter (#CLM18). L’autrice del racconto più votato dai lettori sarà premiata con alcune prestigiose pubblicazioni artistiche. Fra tutti coloro che parteciperanno alla votazione, verrà estratto un nome che riceverà in premio i libri del Concorso Lingua Madre e l’ingresso gratuito al Salone del Libro 2018.

Il Concorso Lingua Madre opera sotto gli auspici del Centro per il libro e la lettura e si avvale del patrocinio di: Ministero dei beni e delle attività culturali, Commissione Europea, Pubblicità Progresso, We Women for Expo.

Papa Francesco. Il pensiero del direttore Don Bruno Cappato

Papa Francesco ha compiuto i suoi cinque anni di pontificato. Noi non abbiamo la capacità e la competenza per una riflessione approfondita su questo periodo di tempo. Una cosa possiamo dire però che a noi che siamo tra il ‘900 e il 2000, abbiamo avuto dalla Provvidenza delle figure gigantesche di pastori e guide della Chiesa.
La stessa necessità di un riconoscimento di santità dei papi che abbiamo potuto conoscere se non addirittura incontrare, è di fatto un attestato di stima profonda e di affetto radicato nel cuore. I libri di storia racconteranno forse obiettivemente queste figure che hanno offerto in prima persona una testimonianza coerente di vita evangelica. Come altri nella storia. Vi è però un particolare che non potrà essere dimenticato: quello della immediatezza dell’incontro e del dialogo con tutti. La distanza tra la gente sulla piazza e la candida figura del pastore si è in questi ultimi decenni accorciata moltissimo. Questo ha fatto sì che la conoscenza e la comprensione della figura del Papa abbia avuto un movimento veloce di avvicinamento come quello di un moderno zoom fotografico.
Cominciò Giovanni XXIII portando le telecamere nell’abitazione del Papa; fece vedere al grande pubblico i momenti della sua giornata, la vita quotidiana del Papa. Adesso siamo arrivati ad una vera e propria immersione, al cosiddetto bagno di folla per Papa Francesco che sembra non voler dimenticare nessuno. Papa Roncalli è stato l’anello di congiunzione tra la tradizione ed il nuovo che il tempo profilava in prospettiva. E quali rivolgimenti si sono potuti vedere! Il Concilio ha aperto le porte e le finestre ad una mentalità che voleva sperimentare un essere Chiesa, un porsi di fronte alle persone con un modo nuovo, una forma pastorale adeguata al presente. Queste cose le hanno osservate in tanti; quello che si nota oggi, sfogliando i giornali, è il contrasto tra giudizi estremamente entusiastici ed altri molto critici.
Di fatto Papa Francesco ha sconvolto tutti gli schemi del comportamento tradizionale ed è evidente che ha voluto svestire la Chiesa di sovrapposizioni e sedimentazioni che oscurano il volto di Cristo. La distinzione tra tradizione e tradizionalismo la conosciamo tutti, poi di fatto il tradizionalismo sa creare vincoli di affetto, legami indiscutibili, però intanto il mondo si presenta con delle novità sconvolgenti. Come far fronte a situazioni del tutto nuove?
Dimostriamo affetto e stima per Papa Francesco perché è sempre nelle prime linee, è sempre coinvolto su tutto, ma crediamo che si debba pregare per lui, perché proprio a lui che viene da un mondo lontano e diverso da quello europeo, è toccato un compito che è altrettanto pesante e sconvolgente. Ancora la Provvidenza si vede all’opera. Basterebbe riandare alle ideologie che si sono scatenate nel tempo, alle guerre, agli immani sacrifici umani e potremmo constatare che Dio non ha mai abbandonato l’uomo a sè stesso e il Papato ne è un segno inequivocabile e nello stesso tempo confortante.

Un dopo voto surreale

di Elena Lattanzio

Tanto tuonò che piovve, stelle, per l’esattezza cinque, dal Nord, dal Centro, dalle Isole, dalla Penisola e, in particolare dal Sud, copiosissime. Irresistibile quel reddito di cittadinanza, che come miele ha attirato i più fragili economicamente, disperati, quasi sull’orlo di una crisi di nervi.
Queste categorie con un disperato atto fideistico, hanno prestato ascolto alle sirene di quello che volevano sentirsi dire, o meglio promettere.
Una sorta di libri di sogni che si raccontano ai bambini per farli addormentare.Si addormentare, perché è cosa buona e giusta che dormano, per non disturbare il genitore, o meglio il manovratore. Promesse che sono un capolavoro di irresponsabilità, perché non ci sono i soldi per finanziare questi redditi dati a pioggia per non fare nulla, intaccando così, da una parte la Dignità della persona che si realizza con un Lavoro e dall’altra sottraendo risorse da destinare ai servizi, già scarsi, per tutti i cittadini.Si scrive reddito di cittadinanza e si legge assistenzialismo, che ha da sempre mortificato il Sud, e si vuole continuare a farlo invece di sfruttare quelle potenzialità che il Territorio già possiede con un piano per lo sviluppo turistico, una governance efficiente e preparata e la ricostruzione delle filiere dell’economia del mare.
Territorio la cui stessa salvaguardia, attraverso una riqualificazione energetica ed efficientamnto energetico delle periferie, delle case private dei cittadini beneficiati da misure di super ammortamento, potrebbe stimolare una economia depressa, senza trascurare una differenziata dei rifiuti che da problema, possono trasformarsi in una risorsa.
Occorrono pertanto investimenti per nuovi posti di lavoro per dare impulso all’Economia e creare, quindi, vera ricchezza per far ripartire il Sud e con esso il Paese tutto, perché un Sistema Paese a due velocità è, al contempo, immorale ed antieconomico.
Per distrarre tantissimi elettori da quelle sirene anzidette, non sono bastate le accuse di incompetenza, quelle vieppiù ampiamente dimostrate a Roma e Torino, i mancati rimborsi al partito, o meglio al Movimento che fa più scic.
Niente ha potuto infrangere quella volontà di rottura, quel vaffa gigantesco urlato a squarciagola dalle viscere più profonde che non conoscono ragione, se non quella di attaccare alla giugulare una politica, bisogna riconoscerlo, sempre più autoreferenziale e incartata su se stessa. Le accuse all’allora DC prima, e Forza Italia dopo, di raccogliere voti da tutti, voti che, come il denaro, non olet, le possiamo rivolgere anche a questi moderni soloni dell’onestà, onestà, o suona un delitto di lesa maestà?
All’indomani del voto, dicono i luogotenenti dei vincitori, pur con varie sfumature, “devono” venire a parlare con noi. Più che una Democrazia ciò riecheggia una Dittatura, che si ferma al linguaggio, per ora.
Ma non avevano ripetuto come un disco rotto che mai e poi mai alleanze?
Ma stanno pian piano uscendo dal mondo dei sogni per entrare nella real politique e capire che anche con un trenta per cento, seppure ragguardevole, non si va da nessuna parte; ed ecco allora prontissimi i soccorritori dei vincitore, che di certo non mancheranno e non saranno probabilmente i migliori compagni di strada, ma quelli più fluidi e impermeabili. Ridateci la Seconda Repubblica, o meglio ancora la Prima.

Come votare Domenica: la dinamica della nuova scheda elettorale

La scheda: Colore giallo per il Senato, rosa per la Camera. Nella sezione ‘elezioni’ del sito del Dipartimento per gli Affari interni e territoriali sono stati pubblicati i fac-simile delle schede elettorali.
Due le schede consegnate ai cittadini che si recheranno alle urne per le elezioni politiche: una di colore giallo per il Senato della Repubblica (per gli elettori che hanno compiuto 25 anni), l’altra di colore rosa per la Camera dei Deputati per i cittadini con 18 anni.
La nuova legge elettorale si basa su un sistema misto: per un terzo maggioritario, per due terzi proporzionale. Le schede elettorali riflettono questo sistema. I modelli infatti contengono il nome del candidato nel collegio uninominale nel rettangolo posto in alto.
Nella stessa scheda, nella parte sottostante – dedicata ai colleghi plurinominali – sono riportati 04cil contrassegno di ciascuna lista o coalizione di liste collegate al candidato del collegio uninominale.
Nei collegi plurinominali, accanto ai simboli sono riportati i nominativi dei candidati contenuti in rettangoli contigui. Le schede sono, come prevede la norma, di carta consistente e sono fornite a cura del ministero. Le dimensioni delle schede possono variare sulla base delle liste che concorrono alla competizione elettorale in una data circoscrizione/collegio.
Quest’anno, per la prima volta all’interno della scheda è inserito un tagliando antifrode.

Il voto Nelle schede si troveranno i nomi dei candidati all’uninominale con sotto i simboli dei partiti che li sostengono, affiancati dalle liste (bloccate e rese note a titolo meramente informativo) dei candidati prescelti dai partiti stessi per il proporzionale.
Si potrà votare o solo il partito preferito (nel qual caso il voto si estende anche al candidato all’uninominale da questo sostenuto) o sia il candidato all’uninominale sia il partito preferito. Con riferimento a questa seconda ipotesi, però, va fatta un’importante precisazione: non è consentito il voto disgiunto. Ciò vuol dire che non si potrà votare un partito e poi il candidato all’uninominale sostenuto da un partito diverso.

Temi e questioni importanti: le risposte della politica

di Giovanni Dainese

Lunedi 26, alle ore 21, il teatro Don Bosco ha ospitato un interessante incontro con i candidati alle prossime elezioni. La Consulta delle Aggregazioni Laicali della nostra diocesi, ha voluto tale iniziativa, così sottolineava Giovanni Dainese (foto in basso), portando i saluti e i ringraziamenti a nome della Consulta stessa, precisando, tra l’altro, lo spirito dell’iniziativa dal titolo alquanto caratteristico e suggestivo: “Verso le elezioni tra Cirenei e Fantozzi”.
I lavori, condotti e ben guidati dall’avv. Damiana Stocco (foto a destra), vedevano la presenza di Tommaso Zerbinati (centro destra), Graziano Azzalin (Centrosinistra), Micaela D’Aquino (Movimento 5 stelle), Vincenzo Pellegrino (Potere al popolo), Filippo Grigolini (Popolo della famiglia), Adino Rossi (Pri-Ala) e Luca Previati (L’Italia agli italiani-Forza Nuova, Ms-Fiamma tricolore).
Il pubblico numeroso, presente anche S.E. il Vescovo mons. Pierantonio Pavanello, ha ascoltato e partecipato in un silenzio rispettoso e curioso, le esposizioni politico-programmatiche dei relatori. Dopo una prima fase di conoscenza, alquanto interessante e stimolante, sono stati loro formulati alcuni temi, da parte di rappresentanti della società civile, sotto forma di domande, articolate e molto pertinenti.
Antonio Meo, per l’ambito della famiglia, evidenziava che oggi si riconosce la famiglia più per le persone fisiche che la compongono che per il contesto proprio di famiglia. Come responsabile del consultorio, evidenziava, da questo osservatorio qualificato, tra l’altro, che i ragazzi rinviano il legame stabile perché non c’è il lavoro e così aumenta l’età dei giovani che vogliono sposarsi con conseguenze sulla denatalità. La politica sembra disattenta a queste situazioni e pertanto chiede come si intenda intervenire in aiuto alla famiglia e a tutela della madri lavoratrici e delle giovani coppie.
Antonio Giolo, per il settore cultura, sottolineava, in particolare, come la Scuola sia fonte di sviluppo. La cultura, acquisita anche tramite l’apprendimento scolastico, aiuta a fare scelte ponderate, e di questo solo alcuni ne beneficiano in modo pieno. Chiedeva di conoscere i progetti per superare le difficoltà e le disuguaglianze e perché tutti possano accedere alla scuola e, più in generale, alla cultura in modo equo. Chiara Modena, per i giovani e lavoro, rimarcava che il lavoro è un diritto e un dovere e pertanto deve essere una garanzia indispensabile per creare una famiglia.
I giovani devono partire con delle certezze e pertanto chiede di conoscere i punti dei programmi che consentono di garantire queste necessità in un percorso di economia civile.
Francesco Carricato, per il settore tutela dei soggetti vulnerabili, cita l’art. 24 e 27 della Costituzione, dove si trova, ben definito, che sono assicurati ai cittadini non abbienti il gratuito patrocinio e che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato. Chiede ai politici come intendono realizzare e attuare questi due importanti principi costituzionali.

Continua su “la Settimana” di Domenica 4 Marzo

 

Torna in città il Maggio Rodigino

di Giovanni Panizzo

Dopo la prima esperienza del 2017, torna in città il Maggio Rodigino offrendo numerose novità.
Per tutto il mese di Maggio le piazze e le strade del centro storico di Rovigo si apriranno ad eventi letterari e musicali ed ospiteranno musicisti, giornalisti, cantanti e scrittori.
I principali festival di quest’anno sono quattro: Rovigo Racconta, diretto anche in questa edizione dallo scrittore Mattia Signorini, il Festival Biblico, Rovigo Comics e Contaminazioni gestito dal Conservatorio “F. Venezze”.
Ognuno di questi eventi ha un’identità diversa ma lo stesso obbiettivo di regalare emozioni e occasioni per nuovi incontri.
Il Sindaco Massimo Bergamin ha presentato questa grande iniziativa presso la Fondazione Banca del Monte insieme al Presidente dello Sviluppo del Polesine Santato, ha ringraziato la Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo per il prezioso sostegno e tutti i professionisti o volontari che da tempo sono a lavoro per la nostra comunità.
Il tutto serve a promuovere una città viva e attiva che festeggia la primavera della cultura.

I candidati che potrebbero rappresentare il Polesine a Roma

di Thomas Paparella

Da un paio di settimane si sono chiuse le liste dei candidati per le elezioni del 4 Marzo.

Il Polesine ha diversi candidati sia per la Camera che per il Senato che si daranno battaglia pur di accapparrarsi quell’ultimo voto per raggiungere un posto a Roma.

Per la Camera dei deputati nel collegio uninominale , che significa unico posto per Provincia di Rovigo, si sfideranno Diego Crivellari per il PD, Antonietta Giacometti per il centro-destra, Sara Quaglia in corsa per il partito di Pietro Grasso Liberi e Uguali; per Potere al Popolo Vincenzo Pellegrino. Mar co Venuto di  Casa Pound che potrebbe essere candidato anche per Forza Nuova  nella lista “Italia agli Italiani”. Il Movimento 5 Stelle ha come candidato Emanuele Cozzolino, che qualche giorno fa si è autosospeso a causa della bufera “rimborsi” che si è riversata sul movimento, lo stesso Cozzolino sta attendendo chiarezza dai piani alti del partito per sciogliere le sue riserve.

L’uninominale al Senato concentra Rovigo, Chioggia e le riviere del Brenta e qui si presentano : Pier Paolo Baretta per il PD, Roberta Toffanin per il centro destra, la polesana Tania Azzalin per Liberi e Uguali. Per il Movimento 5 stelle la rodigina Micaela D’Aquino e Maria Teresa Bovolenta anche lei polesana per Potere al Popolo. Carla Rossi di Adria invece è la candidata per Casa Pound.

Nei listini proporzionali il Polesine purtroppo non è ben presente, per Fratelli d’Italia  c’è il senatore uscente Bartolomeo Amidei e per la camera Elena Gagliardo. Forza Italia ha una sola candidata al Senato polesana nel proporzionale ed è il Sindaco di Fiesso Umbertiano Luigia Modonesi.

Per la Lega nessun rappresentante polesano tranne due di servizio, al Senato infatti proporzionalmente al quinto e al settimo posto ci sono Tommaso Zerbinati e Giorgio D’Angelo. Stessa cosa accade per l’ex Senatrice Emanuela Munerato di “Noi con l’Italia”.

Il Partito Democratico non schiera nessun polesano nella lista proporzionale , invece Liberi e Uguali alla Camera ha tra i candidati l’avvocato Lucia Pollato e al Senato Cristiano Maria Pavarin.

Il Movimento 5 stelle ha in corsa l’adriese Giacomo Forzato per la Camera e al Senato nessun esponente polesano. Paola Panziera e Diego Foresti sono infine i due candidati polesani al proporzionale per Potere al Popolo, rispettivamente alla Camera e al Senato.

 

Raid razzista a Macerata. Belardinelli (sociologo): segnale di uno spaesamento di tipo antropologico-culturale

di Stefano de Martis

“Guardi, io vivo nella provincia marchigiana e che un fatto del genere sia accaduto da noi è particolarmente inquietante perché qui siamo gente magari un po’ ruvida ma accogliente. È il segno di una situazione complessiva che dobbiamo deciderci di affrontare seriamente prima che sia troppo tardi”. Sergio Belardinelli insegna sociologia dei processi culturali all’Università di Bologna, ma abita nell’entroterra pesarese. L’episodio di violenza razzista avvenuto a Macerata lo tocca da vicino, quindi, non solo come studioso dei problemi sociali.

Professore, una cosa simile in Italia non si era mai vista…
Sì, effettivamente ce lo saremmo aspettati da un terrorista, non da uno che poi rivendica motivazioni di quel tipo. Ma non mi fermerei al fatto in sé, così come non cadrei nell’errore di connettere troppo strettamente questo episodio con quello, pure enorme, dell’uccisione della ragazza. Mi sembra molto più utile partire da questi fatti per avviare una riflessione su quel che stiamo diventando o forse siamo già diventati.

Oggi è fondamentale fare i conti con noi stessi a tutti i livelli, cominciando dalla scuola, perché è evidente l’emergenza educativa in cui ci troviamo.

Fare i conti in che senso?
Se vogliamo andare alle radici dei problemi, dobbiamo riconoscere che fatti come quello di Macerata segnalano uno spaesamento di tipo antropologico-culturale.

Conosciamo bene, purtroppo, le narrazioni dominanti su tutto quel che riguarda il fenomeno migratorio. Ma alla base c’è una scarsa dimestichezza con la nostra identità culturale. L’identità italiana e, mi lasci dire, quella marchigiana in particolare, riflette bene quel principio che è anche profondamente cristiano dell’apertura e, allo stesso tempo, del radicamento in una comunità. Il senso autentico di questa identità avremmo dovuto coltivarlo anche prima che venisse messo in discussione dal confronto con persone di diversa cultura. Ci avrebbe aiutato a pensare un’accoglienza molto più consapevole e anche più realistica. C’è un nesso molto stretto tra l’ostilità con cui in passato è stato visto il tema dell’identità e la leggerezza – leggerezza criminale mi verrebbe da dire – con cui oggi il tema viene usato in termini di esclusione. Noi contro loro. Quando sento dire “rimandiamoli tutti a casa” oppure “accogliamoli tutti”, mi viene da pensare che non abbiamo più la consapevolezza di quello che siamo.

A livello politico che cosa si può fare?
Purtroppo viviamo in una temperie politico-culturale non favorevole a una democrazia che deve affrontare sfide epocali e per farlo deve riscostruire un senso autentico di solidarietà. Eppure la politica deve finalmente prendere di petto il problema, senza emotività, ma con serietà, a partire da dati precisi, razionalmente, facendosi carico anche delle paure che il fenomeno migratorio genera soprattutto nelle fasce della popolazione che si sentono più deboli e insicure, come gli anziani.

Nessuno ha la bacchetta magica e sarebbe importantissimo – lo dico a costo di apparire un ingenuo – che le forze politiche si accordassero nel tenere fuori dalla campagna elettorale un uso strumentale di questi problemi. C’è bisogno di abbassare i toni. Aggiungere ai problemi il surriscaldamento della propaganda politica non solo non aiuta a risolverli, ma rischia di renderli ancora più ingestibili.

È l’Europa che fa, sta a guardare?
È del tutto evidente che il livello a cui si pone la questione delle migrazioni interpelli in maniera diretta l’Europa e le sue istituzioni. Invece l’Europa non è stata neanche capace di parlare con una sola voce. Il modo con cui si è posta davanti al fenomeno migratorio è il segno di una crisi culturale dell’uomo europeo che non si vedeva dai tempi dei totalitarismi.

L’University day 2018… Presentati i corsi agli studenti delle scuole superiori

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di Thomas Paparella

Sabato 27 Gennaio presso la sede del Cur di Rovigo in Viale Porta Adige è andata in scena l’annuale presentazione dei corsi di studio denominata “University Day”.
Moltissime le classi quinte degli istituti superiori polesani che hanno partecipato a questo evento, accompagnati da genitori e insegnanti.
Il Presidente del Cur Mauro Venturini ha salutato tutti i presenti dicendosi contento del numero di ragazzi presenti e ha voluto ringraziare tutti i partner del Cur che ogni anno danno la possibilità ai giovani di studiare e di ottenere risultati a volte anche superiori alle aspettative.
Venturini ha poi lasciato la parola ad alcuni partner sostenitori del Cur come Cariparo, Provincia e la regione Veneto rappresentata dall’assessore regionale Cristiano Corazzari: “Mi fa effetto a 42 anni guardare voi e nostalgicamente tornare indietro ai miei anni di studio” Ha proseguito poi Corazzari “Io sono un politico e per esserlo c’è bisogno non solo di fortuna ma anche di tanti sacrifici a livello di studio, quindi impegnatevi e raccoglierete sicuramente qualcosa di importante”.
Al termine dei saluti i ragazzi hanno avuto la possibilità di conoscere due eccellenze polesane che in questo momento stanno lavorando ad altissimi livelli.
La prima è Angela Bononi originaria di Fiesso Umbertiano che tramite “Skype” si è collegata con l’aula magna del Cur direttamente da Honolulu, dove da cinque anni lavora per l’University of Hawaii Cancer Center.
Angela si è detta contentissima di lavorare dall’altra parte del mondo e ha consigliato ai ragazzi di fare ciò che si ama “Se avessi studiato in un’altra facoltà o in un altro istituto superiore probabilmente non sarei andata avanti, ho semplicemente fatto quello che sognavo fin da quando ero bambina e grazie a questo posso ammettere che sono arrivata fino a qui “. Le fa eco Emanuele Micaglio, seconda eccellenza della giornata , genetista al Policlinico San Donato di Milano “Aggiungo che se non si sa che strada prendere è importante avere vicino qualcuno che abbia la capacità di darti la giusta spinta verso quello per cui siamo più portati”.
Presenti al saluto con gli studenti anche i giornalisti Maurizio Romanato e Marco Gisotti.
Thomas Paparella