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Intervista a Luca Mercalli: «Si ascoltino di più gli esperti e si facciano meno chiacchiere da “bar”»

di Giorgio Malavasi

Ci sono, in Italia, tanti esperti che dedicano la vita a capire come si fa a difendere il territorio. Basterebbe ascoltarli e agire di conseguenza, invece di fare “prevenzione idraulica da bar”.
Lo sostiene Luca Mercalli  presidente della Società meteorologica italiana, climatologo e fra i più noti divulgatori scientifici in Italia.

Mercalli, nel ‘66 ci fu un evento paragonabile a quello dei giorni scorsi, però il numero delle vittime, degli sfollati, dei danni economici è stavolta fortunatamente inferiore. Merito di consapevolezza accresciuta, in questi 52 anni, e di opere realizzate?
Fare paragoni su queste cose è difficilissimo. L’unica cosa certa è che, rispetto al ‘66, oggi abbiamo le previsioni meteorologiche. Stavolta lo si sapeva con tre giorni di anticipo quel che sarebbe successo, mentre nel ‘66 si fu davvero essere colti di sorpresa. Il potersi preparare in anticipo aiuta in molti casi almeno la riduzione delle vittime umane. Poi, rispetto a molti danni materiali, non puoi fare niente, perché il sapere tre giorni prima non ti consente di impedire una frana facendo delle opere in emergenza. Però almeno la struttura di protezione civile la puoi organizzare bene.

Significa, comunque, che la prevenzione è la strategia giusta…
Certo. Poi ci sono i problemi infrastrutturali. Rispetto al ’66, si pensi a quanto costruito c’è in più, incluso quello abusivo, come nel caso della Sicilia… Il che fa intuire che l’alluvione del ‘66 avrebbe potuto fare ancora più danni se fosse accaduta oggi dato che, nel frattempo, ci sono stati 52 anni di tumultuoso sviluppo urbanistico e infrastrutturale. Però, probabilmente, l’effetto delle previsioni meteorologiche con tre giorni di anticipo ha permesso di parare un po’ il colpo. Tranne per quelli che non vogliono ascoltare. Il caso della Sicilia è emblematico: quelle povere persone mangiavano tranquillamente nella casetta abusiva mentre c’era l’allerta rossa…

E di quanto accaduto al Nord cosa pensa?
Al nord è successo quel che sarebbe successo in qualsiasi Paese: anche in Austria o in Svizzera un fenomeno così avrebbe avuto gli stessi effetti. Non dobbiamo rimproverarci niente, secondo me, nel Bellunese. È stato veramente un episodio anomalo, intenso, importante, al pari di quello del ‘66.

E tantomeno dobbiamo rimproverarci l’ambientalismo da salotto?
Salvini ha in mente la pulizia dei fiumi come unico antidoto alle alluvioni. Come se tu, pulendo i fiumi, non avessi più l’alluvione. Il che è una sciocchezza, perché è vero che in alcuni tratti il fiume va pulito; ma attenzione: un fiume troppo pulito non fa che restituire il problema a chi vive più a valle, perché accelera la velocità delle acque.

Quindi?
Quindi un conto è la pulizia dai rifiuti, e su questo siamo tutti d’accordo. Ma l’eradicazione della vegetazione naturale è, al contrario, una follia. La vegetazione naturale contiene le alluvioni e limita le erosioni. È insensata una “prevenzione idraulica da bar” quando invece abbiamo dei professionisti, in Italia, che lavorano nelle facoltà di ingegneria idraulica e nelle facoltà di scienze forestali, che stanno addirittura cambiando il modello di gestione dei fiumi. Un esempio recentissimo: l’Alto Adige, l’anno scorso, ha tolto le opere di difesa spondale fatte negli anni ‘70 per riportare un fiume al suo stato naturale. È uno dei primi casi in Europa. Si è smontata l’idea di Salvini, ritenuta obsoleta, superata. Il concetto invece è: bisogna dare al fiume il suo spazio e lì non bisogna metterci niente: non devi costruire case, non devi fare attività ricreative… Nello spazio del fiume, il corso d’acqua dev’essere libero di vagare; e quando c’è un’alluvione, l’alluvione stessa è contenuta in una zona di pertinenza del corso d’acqua. Troppe opere vanno ritenute, al contrario, dannose.

Continua a pag.13 de “la Settimana”

Su sentieri di guerra sognando la Pace, Sabato in Seminario

“Su sentieri di guerra sognando la pace” è questo il titolo della giornata che si svolgerà Sabato 10 Novembre nell’Auditorium del Seminario Vescovile e che ricorderà i cent’anni dalla fine del primo conflitto mondiale. Il programma prevede l’intervento di autorità e del professor Leonardo Raito dell’Università di Padova che analizzerà il volume dell’Associazione Renzo Barbujani odv “La Grande Guerra a Rovigo 1915-1918. Luoghi e personaggi nelle vie” e il “Quaderno della Biblioteca del Seminario con testimonianze sulla guerra ‘15-’18”. L’evento è promosso dalla Biblioteca del Seminario Vescovile, dall’Associazione Renzo Barbujani e dal “Coro Monte Pasubio RovigoBanca” con il Patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Rovigo e della Provincia di Rovigo con ReteEventi. Il programma sarà scandito dalle lettere dal fronte lette dai ragazzi del Liceo “Celio-Roccati” e dall’accompagnamento musicale del “Coro Monte Pasubio RovigoBanca” diretto dal Maestro Pierangelo Tempesta.

Il Presidente della Repubblica Mattarella sarà presente per i 50 anni della Comunità Papa Giovanni XXIII

PAPA GIOVANNI

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà alle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, che si terranno il 7 Dicembre 2018 presso il Palacongressi di Rimini.

L’arrivo del Presidente è previsto per il mattino. Si recherà dapprima in visita presso una delle case-famiglia dell’Associazione. A seguire, sarà ospite alla convention della Comunità.

«Accogliere il Capo dello Stato sarà motivo di grande gioia e onore e lo ringraziamo per aver risposto all’invito — ha dichiarato Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità — È un riconoscimento all’infinita opera di Don Benzi, salito al cielo nel 2007, ed al lavoro proseguito in questi anni dai membri dell’associazione donati completamente a condividere la vita con i più deboli e gli emarginati, con case famiglia e comunità di accoglienza in 42 Paesi del mondo».

Anno Pastorale 2018/19. Il Vescovo “Un nuovo modo di pensare le comunità”

Prima dell’incontro di apertura dell’anno pastorale, che si tiene venerdì 28 Settembre alle ore 21 presso il Teatro Don Bosco di Rovigo, il Vescovo di Adria-Rovigo, Mons.Pierantonio Pavanello è venuto a trovarci in radio per parlare del nuovo documento pastorale diocesano per l’anno 2018-2019.
Intervistato dal direttore della Settimana e di Radio Kolbe Don Bruno Cappato il Vescovo Pierantonio ha risposto ad alcune domande. Ecco l’intervista completa.

D – Eccellenza, grazie per essere qui, ospite della radio. Vi è una frase del documento che mi ha particolarmente colpito dove si dice: “Siamo davanti ad un nuovo inizio”.
Questa frase mi ha fatto pensare ad un pensiero positivo, contrario a quello che spesso come cristiani tendiamo a pensare.
Cosa si intende più precisamente con l’espressione “nuovo inizio”?

R – Con questa espressione desidero invitare le comunità a rinnovarsi e a non cedere al pensiero del “si è sempre fatto così”, una sorta di nostalgia del passato che non può tornare.
Papa Francesco ci ricorda come stiamo vivendo non tanto un’epoca di cambiamento, ma un cambiamento d’ epoca. Abbiamo davanti due possibili prospettive: quella del tradizionalismo che tende a rimanere nel passato oppure quella del rinnovamento, ossia la possibilità di ripensare una nuova forma per le nostre comunità cristiane. Sono per la seconda opzione: al di là dei cambiamenti organizzativi delle parrocchie c’è bisogno di un nuovo modo di vivere le comunità.

copertina con dorso

D – Nel suo documento mi pare siano indicate due attenzioni in particolare, una verso la Parola di Dio e una verso la fraternità.
In che termini secondo Lei la Parola di Dio può essere importante per la nostra diocesi in questo cambiamento d’ epoca?

R – Penso sia importante ricordare che facciamo parte della comunità cristiana non solo per tradizione, ma soprattutto perché siamo convocati da Dio per condividere la nostra fede con altri fratelli. In altri termini alla base della nostra esperienza ecclesiale ci deve essere l’esperienza di ascolto di una Parola che viene dall’alto e che ci spinge oltre le nostre sensibilità e le nostre aspettative umane. Siamo ancora troppo legati ad una mentalità che cerca nella fede e nella vita ecclesiale una rassicurazione: la Parola di Dio invece ci porta sempre oltre e ci spinge a percorrere vie nuove.

Continua a pag. 11 de “la Settimana”

la Comunità di Sant’Egidio arriva a Rovigo

di Thomas Paparella

La grande Comunità di Sant’Egidio fondata da Andrea Riccardi negli anni ’70 sta per approdare anche qui a Rovigo.

Domani (Mercoledì 26 Settembre) alle ore 19, presso la Chiesa di San Bartolomeo a Rovigo ci sarà la presentazione con un momento di Preghiera. Nel frattempo sono stati ospiti di Radio Kolbe Rovigo il promotore di Sant’Egidio a Rovigo, Maurizio Zerilli, Luca Zattarin della Comunità di Padova e Davide Sergio Rossi in qulità di sostenitore e promotore anch’egli di questa iniziativa.

«L’incontro con Rovigo è bello e speriamo sia fruttuoso, noi della Comunità di Sant’Egidio di Padova sosterremo con tutte le forze questo nuovo inizio» Così Luca Zattarin della zona di Padova che ha rigraziato sia Maurizio Zerilli che Davide Rossi per l’impegno e l’ascolto che hanno avuto fin qui, nonchè il Vescovo di Adria-Rovigo Mons. Pavanello per la disponibilità.

«Io ho vissuto a Roma e questo mi aiutato a conoscere subito la realtà di Sant’Egidio» racconta Zerilli «E nel tempo, dopo che un familiare ha avuto un grave problema fisico, ho avuto modo di re-incontrarla a Genova, ciò mi ha fatto capire che grande comunità sia per l’aiuto che dà al prossimo. A Rovigo non ci sono tantissime situazioni border-line quindi inizialmente cercheremo di aiutare soprattutto le persone anziane che hanno bisogno di compagnia e che non riescono a muoversi per fare la spesa, e piano piano cercheremo di capire quali sono le altre situazioni da prendere in considerazione»

Anche Davide Rossi, fondatore dell’Associazione Bandiera Gialla è parte di questo gruppo e ha deciso di sostenere la Comunità di Sant’Egidio qui a Rovigo. «Vorrei sostenere la comunità in qualità di Davide Rossi, non tanto come “Bandiera Gialla”, ma grazie anche alla mia associazione poter dare qualcosa a questa nuova realtà, invitando anche le altre realtà della zona che si occupano di volontariato a fare altrettanto». Così Davide Sergio Rossi a conclusione dell’intervista.

Per chi volesse ulteriori informazioni può chiamare al numero 392 0567314

Il “Teen star” arriva a Rovigo con un corso di formazione

di Thomas Paparella

Lunedì 17 Settembre presso la sede della Caritas diocesana c’è stata la conferenza stampa di presentazione del corso formativo “Teen Star” sostenuto dal Centro Famiglia diocesano. Presenti il dottor Antonio Meo, uno dei formatori “Teen Star” a livello provinciale Stefano Siviero e il rappresentante nazionale, il Prof. Pietro Negri.
“Teen Star” è una realtà nata per aiutare i ragazzi e le famiglie a vivere e a conoscere la propria affettività e sessualità, soprattutto per cercare di rispondere a quelle domande che molte volte imbarazzano o che spesso i giovani non hanno il coraggio di porre.
Quest’anno Rovigo ospiterà un corso per formatori dall’ 1 al 4 Novembre, un corso per crescere e formare nuovi “tutor” che possano aiutare ed incontrare i giovani. Non è la prima volta che Rovigo ospita questo tipo di corso, già nel 2011 infatti ci fu un corso analogo a questo, come ha affermato il Dottor Meo.
«In quel frangente» racconta Meo «Si formò un gruppo di formatori che si divise per incontrare da una parte giovani in età della scuola media e un altro per quelli delle scuole superiori. Per motivi fisiologici nel tempo i formatori sono nettamente diminuiti, quindi rispetto alle richieste che abbiamo per attivare corsi non riusciamo a farli partire causa questa mancanza. Per questo ci siamo attivati nel far partire questo nuovo corso per trovare nuovi formatori».
A sostenere il corso nelle date di Novembre saranno esperti facenti parte di “Teen Star” Italia, in particolare la Dr.ssa Donatella Manzi (pedagogista) e la Dott.ssa Raffaella Pingitore che è una ginecologa che opera in Svizzera.
In Italia il corso ha avuto l’accompagnamento e sostegno anche del Miur , quindi per gli insegnanti che volessero diventare formatori e partecipare a questi corsi possono farlo come formazione di aggiornamento riconosciuta.
È intervenuto in seguito il Prof. Pietro Negri che ha descritto l’attivita di “Teen Star” nel suo concreto: «Teen Star cerca da sempre di essere l’equilibrio tra l’eccessivo permessivismo sul tema della sessualità e del suo contrario, cioè vedere la cosa come un aspetto “tabù”.
I formatori non devono dare un semplice manuale di uso ma devono accompagnare in questo cammino i ragazzi e le loro famiglie.
In sostanza “Teen Star” è anche un modo per aiutare, non solo in questi temi, il dialogo tra generazioni».
Al termine della conferenza c’è stato l’intervento di Stefano Siviero, insegnante di scuola primaria e formatore del “Teen Star” a livello provinciale, ha raccontato la sua esperienza di formatore e di come ci sia un forte bisogno di accompagnamento nei confronti soprattutto dei giovani: « Oggi lo smartphone purtroppo sostituisce troppo spesso l’uomo, “risponde” male alle domande dei ragazzi, confondendoli».
Le iscrizioni sono aperte e si possono effettuare tramite il sito internet http://www.teenstar.it .

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Intervista a Don Luca Borgna: «L’ Oratorio è una casa che testimonia il Vangelo»

di Thomas Paparella

Nei giorni scorsi è stato dato risalto ad alcune situazioni sgradevoli avvenute presso il Centro Parrocchiale “San Pietro” della Cattedrale di Adria. In risposta a questa “denuncia” avevamo pubblicato nello scorso numero una bella lettera che ci era stata inviata dai ragazzi dell’ Oratorio di Ariano Polesine che sottolineavano con grande accuratezza quali sono le vere prerogative a cui un oratorio si attiene, e soprattutto a cui un Cristiano si attiene.
Così abbiamo deciso di avvicinare uno dei diretti interessati, Don Luca Borgna che ancora per pochi giorni è Vicario Parrocchiale della Cattedrale di Adria e ha seguito i giovani della città in questi sei anni.

ZZZZ ADRIA SINODO CATTEDRALE SCORCIO

Caro Don Luca, proprio in questi giorni dove stai effettuando il tuo trasferimento in Seminario è arrivato questo articolo, qual è stato il tuo primo pensiero?
Pensando al massiccio impegno estivo che abbiamo portato avanti, assieme a tutti gli operatori del Centro Giovanile, il primo pensiero è stato di estrema serenità. Quando si sa di aver fatto il proprio dovere non c’è nulla da temere.
Nel contempo ho provato anche rammarico per la superficialità con cui si è posta la riflessione circa l’azione educativa parrocchiale in Città, che vede coinvolte molte persone capaci e preparate. Non solo, se qualcuno dei nostri ambienti ha delle indicazioni per migliorare il servizio o tempo da dedicarci, non serve dare in pasto alla stampa riflessioni non approfondite su un tema così delicato, creando un allarmismo ingiustificato, subito smontato dalle tante famiglie che continuano a mandare i loro figli in Centro Giovanile.

Per te l’oratorio che luogo deve essere?
Una Casa, dove c’è qualcuno che tiene la porta aperta, e con la sua presenza testimonia una vita illuminata dal Vangelo. Chi tiene la porta aperta sono i volontari adulti, gli animatori universitari e delle superiori, i catechisti, i capi scout, gli allenatori sportivi.
Il Centro San Pietro è l’unica porta aperta custodita in Città: ci sono altri luoghi, o “non-luoghi” dove i ragazzi si trovano (parchi, muretti, strade) dove gli adulti mancano. L’Oratorio, aperto tutti i pomeriggi, è un bene prezioso, che però, a volte non ci si pensa, chiede un investimento notevole di mezzi sia economici che di tempo. Da fuori non ci si rende conto dell’investimento che costantemente è in atto da anni.

I ragazzi di Ariano Polesine hanno risposto a questa cosa con una lettera ben dettagliata, penso sia stato un bel messaggio, che pensiero vuoi mandare a loro?
Il loro messaggio è segno della forza delle nostre comunità quando agiscono insieme, e si arricchiscono reciprocamente scambiandosi esperienze. Nel Vicariato di Adria-Ariano da più di un decennio viviamo un buon coordinamento di pastorale giovanile e vocazionale fra le Parrocchie, incontrandoci mensilmente con i loro rappresentanti, condividendo le esperienze locali, organizzando i momenti vicariali e diffondendo quelle diocesane.

Questi sei anni che hai passato ad Adria non possono essere certo “eliminati” da un articolo, che ricordi ti porterai con te?
Non eliminano il lavoro portato avanti da persone di qualità, che danno tanto tempo, energie ed amore ai ragazzi, con spirito di fede, per aiutarli a capire quale futuro è preparato per loro. Io mi sento di aver avuto il privilegio di accompagnare molti in questi anni, di essermi scoperto “padre” nei primi anni del mio sacerdozio. Sono contento che don Nicola possa continuare il percorso di questi anni, che per me è stato una grande ricchezza. I ricordi sono davvero tanti, e sono soprattutto contento di aver incontrato molte volte situazioni strane, inaspettate, nel bene e nel male. Mi sono rivisto molte volte negli incontri che faceva Gesù, che stava con tutti. E anche lui aveva i suoi farisei…

“Vanità” il nuovo singolo di Michele Pavanello

Dopo due anni dall’Ep Vento Caldo, torna sulla scena discografica il cantautore Michele Pavanello con un nuovo singolo dal titolo Vanità, rilasciato ufficialmente il 15 agosto 2018 e disponibile su Spotify e sui migliori digital stores. Vanità è un brano nato per separare ciò che è stato da ciò che deve venire. Il blues di una ballata struggente e profonda aiuta l’artista a spiegare che nell’istante in cui, senza una precisa ragione, arriviamo a scorgere la “Vanità” sin dentro la nostra stessa carne, è come prendere un pugno alla bocca dello stomaco e restiamo senza fiato, tramortiti. «In quello specchio in cui cercavi la beltà dipinta, – ci spiega l’Autore Michele Pavanello – convinto che fosse cosa buona, si riflettono ora tutti i tuoi fallimenti, le tue miserie, e la maschera d’argento diventa cenere, e cade, non prima di aver graffiato, in profondità, il tuo viso di pietra.» Da qui possiamo comprendere quanto male possiamo farci con le nostre stesse mani, con la nostra ipotetica intelligenza. Non ci rimane che lavarci gli occhi e respirare, respirare finché non viene sera e poi riposare finché non sarà di nuovo giorno. Michele Pavanello, cantautore classe 1969, ha pubblicato questo nuovo singolo che rappresenta, sotto molti aspetti, un punto di discontinuità rispetto ai lavori precedenti e segna la via di un nuovo percorso artistico che culminerà con l’uscita di un nuovo EP previsto per l’inizio del 2019. E’ una ballata sulle onde del blues, su uno degli schemi standard di questa musica profonda che bene si adatta ai contrasti e ai toni struggenti espressi dal testo. La canzone è sorretta dalla chitarra e dalla voce calda di Michele Pavanello, insieme ai suoi musicisti di sempre: al piano elettrico Paolo Lazzarini, ai Rhodes Alberto Piva, al basso Ersiljo Daja e alle percussioni e batteria Roland Daja. Riprese, mixing e mastering sono state effettuate da ERSY Production. Vanità sarà accompagnato da un video musicale realizzato sempre da ERSY Production che verrà pubblicato nei primi giorni di Settembre.

Nomine in diocesi. Il Vescovo “Ringrazio i presbiteri ad avere accettato una nuova esperienza pastorale”

L’avvicendamento dei presbiteri negli incarichi pastorali, sia parrocchiali che diocesani, è un momento significativo e delicato della vita di una chiesa diocesana.
Per un insieme di fattori diversi, quest’anno gli avvicendamenti coinvolgono un numero piuttosto elevato di presbiteri. Per la mancanza di nuove ordinazioni, da un lato, e per l’avanzare dell’età dall’altro, non è stato possibile limitarsi semplicemente a sostituire i precedenti titolari dei vari incarichi ma è stato necessario cercare soluzioni nuove.
Se ciò ha indubbiamente costituito una fatica in più, è stata anche un’occasione e uno stimolo per pensare all’assegnazione dei presbiteri nell’ottica di quel «nuovo volto della comunità cristiana» su cui abbiamo riflettuto durante questo anno pastorale. Di qui ad esempio la scelta di individuare alcuni preti che potessero condividere la responsabilità pastorale di una zona vasta (che in futuro potrebbe allargarsi ad altre comunità vicine). Un segnale importante è anche l’avvio di alcune nuove esperienze di corresponsabilità e di vita in comune tra preti, sia della stessa età che di età diverse.
E’ stato importante maturare assieme, vescovo e preti, alcune scelte, accettando la fatica del confronto e costruendo assieme soluzioni rispettose delle esigenze personali dei preti e delle necessità delle comunità cristiane.
Ringrazio tutti i presbiteri che hanno accettato di iniziare una nuova esperienza pastorale per la disponibilità a rimettersi in gioco per servire al meglio il Popolo di Dio. In particolare un pensiero riconoscente e carico di affetto a quanti per ragioni di età e di salute hanno lasciato il ministero di parroco rendendosi disponibili a continuare il ministero in altra forma.
Invito tutti coloro che sono coinvolti ad accogliere con fiducia i cambiamenti: anche se ci costa modificare le nostre abitudini, affrontare situazioni nuove è sempre uno stimolo a rinnovarci e a impegnarci a crescere nella corresponsabilità, sia tra preti che tra preti e laici.
A tutti preti, laici, religiosi/e chiedo di mettere al primo posto la preoccupazione di essere «discepoli missionari», cioè cristiani impegnati a seguire la Parola di Gesù e a trasmetterla con la propria vita. In particolare ai laici chiedo di stare vicino ai propri preti (a chi lascia la parrocchia come a chi arriva), accogliendo ciascuno con la propria originalità e le proprie qualità, offrendo la propria collaborazione e superando la logica del «si è sempre fatto così».

+Pierantonio Pavanello Vescovo

Avvicendamenti nel Clero diocesano

RINUNCIANO ALL’UFFICIO DI PARROCO:

Don Mario Carmignola – Parroco di Gaiba

Mons. Giancarlo Crepaldi– Parroco di Ficarolo

Mons. Vittorio De Stefani- Parroco di Santa Sofia in Lendinara, Barbuglio e Saguedo

Don Stefano Maniezzo– Parroco di Papozze (con il permesso del Vescovo si trasferisce nella diocesi di Jesi )

Mons. Nazzareno Merlo– Parroco di Grillara, Marchiona e Piano

Don Ferdinando Salvan– Parroco di Trecenta e Sariano

Don Wanni Manzin– Unità Pastorale Commenda in Rovigo

NOMINE :

Don Nicola Albertin e Don Daniele Spadon – Santa Maria Maddalena, Occhiobello e Gurzone

Don Guido Lucchiari–  San Pio X in Rovigo

Don Fabio Bolognesi– Pontecchio Polesine e Guarda Veneta

Don Claudio Ghirardello–  Trecenta, Sariano e Pissatola

Don Antonio Rossi–  Lusia e Cavazzana

Don Rossano Marangoni–  Corbola e Santa Maria in Punta

Don Graziano Giuriati – Castelnovo Bariano e San Pietro Polesine

Don Massimo Guerra –  Ficarolo, Gaiba e Salara

Don Fabio Padovan–  Marchiona-Grillara, Piano e Rivà

Don Alberto Rimbano e Don Michele Samiolo– Santa Sofia in Lendinara, San Biagio, Barbuglio, Saguedo e Molinella

Don Daniele Bragante– già Parroco di Costa di Rovigo diventa Parroco anche di Villamarzana e Gognano.

NOMINE A VICARIO PARROCCHIALE

Don Nicola Brancalion– Vicario Parrocchiale di Adria Cattedrale

Don Nicola Renesto– Vicario Parrocchiale dell’Unità Pastorale di Castelmassa

NOMINE UFFICI PASTORALI

Mons. Giulio Bernardinello– Direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro, giustizia e pace e salvaguardia del creato.

Don Luca Borgna– Educatore del Seminario diocesano e incaricato per la Pastorale Vocazionale diocesana

Don Enrico Turcato– Direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale Giovanile

DIVENTANO COLLABORATORI PASTORALI

Don Luca Borgna– Collaboratore nella Parrocchia di Villadose

Don Mario Carmignola– Collaboratore nel Vicariato di Badia Polesine

Mons. Giancarlo Crepaldi– Collaboratore nella Parrocchia di Polesella

Mons. Vittorio De Stefani– Collaboratore nella Parrocchia di Adria Cattedrale

Don Ferdinando Salvan– Collaboratore nell’Unità Pastorale di Ficarolo, Gaiba e Salara

Mons. Valerio Valentini– Collaboratore nella Parrocchia di San Pio X in Rovigo

NUOVE UNITA’ PASTORALI

Costa di Rovigo- Villamarzana- Gognano

Ficarolo-Gaiba-Salara

Marchiona-Grillara-Piano-Rivà

Santa Sofia-San Biagio di Lendinara-Barbuglio-Saguedo-Molinella