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L’appello di Padre Zanotelli. “Rompiamo il silenzio sull’Africa”

“Rompiamo il silenzio sull’Africa” Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo
Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo, come missionario e giornalista, uso la penna per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani, come in quelli di tutto il modo del resto.
Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale.
So che i mass-media, purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che veramente sta accadendo in Africa.
Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa.
È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa) ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.
È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.
È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.
È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.
È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.
È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera. È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.
È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa, soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi. È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia , Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU.
È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile. È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!).
Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi.
Questo crea la paranoia dell’“invasione”, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi.
Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact, contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti.
Ma i disperati della storia nessuno li fermerà.
Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al sistema economico-finanziario. L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano: «Aiutiamoli a casa loro», dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica.
E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti. Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?).
Per questo vi prego di rompere questo silenzio-stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Sorveglianza della RAI e alla grandi testate nazionali?
E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti?
Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un’altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa.
Alex Zanotelli è missionario italiano della comunità dei Comboniani, profondo conoscitore dell’Africa e direttore della rivista Mosaico di Pace

Il Vescovo Pierantonio racconta la sua esperienza in Mozambico

Al ritorno dalla visita alla missione che la nostra Diocesi, insieme alla Diocesi di Vicenza, ha aperto nell’Arcidiocesi di Beira in Mozambico, desidero condividere alcune considerazioni.

Innanzitutto mi piace sottolineare la straordinaria esperienza di comunione tra le tre chiese coinvolte in questo progetto missionario: Adria-Rovigo, Vicenza e Beira. Una missione condivisa tra due Diocesi è un’esperienza nuova e pertanto è stato molto importante che i due vescovi delle diocesi a cui appartengono i tre preti «fidei donum» si siano recati assieme a incontrare i missionari e a visitare le comunità in cui lavorano. Abbiamo potuto verificare che condividere l’impegno missionario non risponde solo ad esigenze di carattere pratico, ma esprime la realtà profonda del vissuto ecclesiale che è la comunione.
Una seconda riflessione riguarda la natura della missione: non è solo donare ma anche ricevere. Recandomi in Mozambico, ho avuto conferma di quanto possa essere utile anche per la nostra chiesa polesana il confronto con la chiesa di Beira. In questo anno pastorale abbiamo riflettuto molto sulla ministerialità e del ruolo dei laici: ebbene a Beira questa non è solo una bella idea, ma una realtà collaudata. La vita delle comunità cristiane infatti non dipende solo dal ministero del presbitero, ma anche da una serie di servizi («ministeri») affidati ai laici. In ogni comunità infatti c’è un animatore, che ha il compito di coordinare gli altri ministri laici e di tenere i rapporti con il presbitero-parroco. C’è chi è incaricato della catechesi, della liturgia, della carità, della amministrazione delle offerte che vengono raccolte, ecc. C’è anche chi ha il compito di tenere un momento di preghiera in occasione della sepoltura dei defunti (i funerali con la messa, come avviene da noi, sono molto rari).

Mi ha molto colpito poi la condizione di grande povertà in cui vive gran parte della popolazione e la percezione di un paese che non ha prospettive di sviluppo, nonostante l’abbondanza di materie prime. In Mozambico si tocca con mano il dramma dell’Africa, che attraverso il fenomeno migratorio coinvolge anche noi. Vista dall’Africa anche l’immigrazione assume una prospettiva molto diversa: si comprende che al di là delle motivazioni individuali c’è un enorme problema di sperequazione tra il Nord e il Sud del mondo e che finché non cercheremo di ripianarlo non sarà possibile governare i flussi migratori.

Un particolare apprezzamento vorrei esprimere all’impegno e alla sensibilità di don Giuseppe Mazzocco, che, assieme a don Maurizio e a don Davide di Vicenza, si è inserito con entusiasmo e generosità in questa nuova avventura missionaria.

Alla luce di quanto ho visto, mi sembra importante tenere viva nella nostra Diocesi l’informazione e lo scambio con la missione di Beira. Potrà poi essere utile programmare qualche visita che abbia degli obiettivi precisi (finalizzata cioè a progetti di collaborazione), avendo attenzione a non creare disagi all’attività dei missionari. Un sostegno molto importante, che ci verrà chiesto nel prossimo futuro, riguarda le strutture per le comunità affidate ai nostri preti, strutture che al momento quasi mancano del tutto. Ad esempio la parrocchia San Predro Claver, di cui è parroco don Giuseppe Mazzocco, ttualmente per la sua attività può contare solo un vecchio magazzino trasformato in cappella provvisoria. Oltre al sostegno economico, potrebbe essere di grande aiuto l’opera, anche per brevi periodi, di volontari esperti nel settore dell’edilizia e dell’impiantistica, con cui affiancare la mano d’opera locale. Gli spazi di impegno quindi non mancano: a noi il compito di crescere nella collaborazione missionaria per fare esperienza dell’universalità della chiesa.

+Pierantonio Pavanello
Vescovo

Dottor Clown in Palestina, lo hanno raccontato a Radio Volontariato

di Csv Rovigo

“Portiamo leggerezza”. Da dodici anni l’associazione Dottor Clown porta semplicemente questo nelle corsie dell’ospedale di Rovigo: leggerezza e un sorriso per aiutare a superare la malattia e la noia del ricovero. In aprile, tre volontari rodigini hanno “esportato” la loro leggerezza in una delle terre più sofferenti al mondo.
Nella nuova puntata di Radio Volontariato Diego e Sara raccontano la loro missione in Palestina, al seguito del team di Dottor Clown Italia, dove hanno portato sorrisi in ospedali, orfanotrofi e scuole. “Eravamo parte di un gruppo di 22 persone dall’Italia, ma anche dalla Spagna e dall’India – racconta Diego – Con loro abbiamo incontrato i colleghi al Caritas Baby Hospital in Cisgiordania, in cui si curano le leucemie infantili”.
Un’esperienza emozionante, ma anche piena di interrogativi, che i “nasi rossi” rodigini hanno affrontato con il loro bagaglio di esperienza e strumenti per entrare in relazione con gli altri: “Il potere del naso rosso e il linguaggio non verbale consentono di mettersi in contatto con le persone, superando anche le difficoltà a comunicare”, racconta Sara, che in questa occasione era alla sua prima missione all’estero.
I Dottor Clown si sono mossi attraverso territori contesi, colpiti dalla violenza e occupati militarmente da oltre cinquant’anni, eppure il clima che hanno trovato è stato di serenità e accoglienza: “Ciò che ho colto soprattutto – racconta Diego – non è stata la tensione, ma la voglia di creare ponti, anziché alzare muri”.
La puntata è in onda su Radio Kolbe nella seconda metà di giugno. Condotta da Francesco Casoni e Marco Dall’Ara del Centro servizi volontariato di Rovigo, si può ascoltare il giovedì alle 11.00 e alle 21.15, il sabato alle 21.00 e il mercoledì alle 17.05 sulle frequenze 91.200 e 94.500.

 

L’Andos fa il bilancio della stagione

di Thomas Paparella

Come ogni anno l’Associazione A.n.d.o.s di Rovigo ha ricevuto presso la direzione dell’Azienda Ulss 5 i giornalisti per informarli del bilancio che ha avuto l’iniziativa “Donne…il seno di poi”. Ad aprire la conferenza è stato il Direttore Sanitario dell’Ulss 5 il Dottor Edgardo Contato che ha sostenuto il lavoro che Ulss 5, Comune, Provincia e Andos hanno messo in campo e continuano a mettere in campo da anni contro la lotta del tumore al seno.
«L’ospedale di Rovigo è un centro d’èlite importante e riconosciuto anche a livello regionale per lo screening al seno. Io che ho lavorato anche in rinomati ospedali Emiliani vi posso dire che Rovigo non ha nulla da invidiare, addirittura è migliore». Ha proseguito poi il Dottor Contato «Tutto questo lo si deve anche al rafforzamento avuto con il reparto di Chirurgia del Dottor Facci e dell’Oncologa Primario la Dottoressa Oliani, stiamo inoltre cercando di aumentare la condivisione anche attraverso i privati per quanto riguarda lo screening». In seguito è intervenuta l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Rovigo, la Dott.ssa Patrizia Borile: «Mi associo a quanto detto dal Dottor Contato, soprattutto per il grande lavoro che sta svolgendo nel nostro territorio una realtà come l’Andos che ha come obbiettivo la persona e niente di più, e grazie a tutte quelle persone volontarie che si fanno in quattro per il bene comune. Come Amministrazione Comunale non possiamo che lodare l’impegno e il lavoro che da tantissimi anni svolge l’Andos». Non poteva mancare all’incontro la Presidente Provinciale dell’Andos, la Signora Anna Maria Cavallari Monesi che ha dapprima ringraziato le istituzioni e tutte le realtà che hanno contribuito a questo grande lavoro che ha aiutato a sensibilizzare lo screening del tumore al seno, in seguito ha voluto ricordare lo sforzo partito tanti anni fa e che continua ad avere ottimi risultati, sperando di continuare ad aumentare l’attenzione a questi casi.
Dello stesso punto di vista il Dott. Fabio De Grandis e il Dott. Antonio Gandolfi che sono i riferimenti medici dell’associazione e tengono sopratutto sotto controllo i numeri di questa importante iniziativa. «Negli ultimi anni c’è un grosso aumento di controlli che sta aiutando a monitorare alcuni casi scoperti per tempo e c’è inoltre un aumento di chi continua a controllarsi con grande attenzione».
L’invito infine è quello della tradizionale iniziativa dell’ “Ottobre Rosa”che è sempre l’inizio di una nuova stagione per la sensibilizazzione allo screening.

Nella foto: da sinistra il Direttore Sanitario dell’Ulss 5 Edgardo Contato, la Presidente dell’Andos Rovigo Anna Maria Monesi e l’Assessore
Patrizia Borile

Rifugiamoci 2018: Oggi è la giornata del Rifugiato

Il 20 giugno si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, appuntamento annuale voluto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che ha come obiettivo la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla condizione di milioni di rifugiati e richiedenti asilo. Da più di 10 anni in questa occasione anche a Rovigo la rete di enti e associazioni coinvolte nell’accoglienza propone iniziative per raccontarsi e per incontrare la città.

Il fenomeno migratorio è estremamente complesso, così come lo è la realtà socio politica nella quale ci muoviamo; tutto ciò richiede continui adattamenti e un pensiero critico che si nutre di informazioni e di esperienze. Questi sono i due aspetti che Rifugiamoci ha sempre cercato di coltivare poiché mai, nonostante i tanti cambiamenti e i momenti di difficoltà, è venuto meno il desiderio di trovare un’occasione per raccontare cosa significa operare nel quotidiano cercando di ridurre le distanze e per far conoscere il diritto sancito della richiesta di asilo.

Sarebbe però sterile parlare di accoglienza nei termini di una semplice azione. La parola porta infatti in sé la necessità di una maggiore pienezza; oggi più che mai è necessario infatti domandarsi: come desideriamo che l’accoglienza sia realizzata?

Le iniziative che in queste due pagine raccontiamo e gli eventi in programma con Rifugiamoci 2018 sono possibili risposte a questa domanda, tentativi di riportare l’accoglienza ad una dimensione di normalità, di umanità, di condivisione.

Desideriamo che l’accoglienza sia più che un’azione; desideriamo che sia una RELAZIONE, compiuta da persone verso altre persone, con tutte le difficoltà e le ricchezze che ciò comporta. Desideriamo che sia qualcosa che riguarda l’intera collettività, non i soli addetti ai lavori, perché le persone che arrivano nella nostra città raccontano qualcosa del futuro che condivideremo. Desideriamo che l’accoglienza sia uno spazio di incontro, anche critico, ma costruttivo.

Rifugiamoci non è una semplice giornata, è un’opportunità, una dichiarazione di disponibilità all’incontro sottoscritta da tutti noi.

Nave Aquarius: Centro Astalli, “no a trattative politiche o dispute tra governi sulla vita dei migranti”

“Mettere in salvo vite è atto di umanità che non può essere oggetto di trattative politiche o dispute tra governi”. Lo scrive in una nota il Centro Astalli in riferimento alla vicenda della nave Aquarius con a bordo 629 migranti, tra cui 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte, alla quale sono stati chiusi i porti per lo sbarco da Malta e dal ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini. Il centro dei gesuiti “esprime seria preoccupazione per le condizioni” delle persone a bordo. Quindi, la richiesta di “una rapida soluzione che permetta di prestare le cure necessarie ai migranti soccorsi”. “Atti dimostrativi che hanno conseguenze serie sulle già precarie condizioni di donne, bambini e uomini, non risolvono nulla in assenza di politiche di lungo termine che prevedano via legali d’ingresso – si legge nel comunicato – Al contrario, vanno ad aumentare il rischio di morte in mare di innocenti in cerca di salvezza”. Infine, la richiesta a “tutti gli attori coinvolti” di “rispettare e applicare la normativa nazionale e le convenzioni internazionali in materia di soccorso in mare”.

Il messaggio del Vescovo per questa situazione politica

l Vescovo di Adria-Rovigo, mons. Pierantonio Pavanello, in considerazione delle attuali, critiche vicende che il nostro Paese sta attraversando, ha inviato una lettera a tutti i sacerdoti perché le comunità cristiane innalzino al Signore una preghiera per chiedere il bene del Paese e la soluzione positiva dei problemi. L’invito riguarda tutte le celebrazioni eucaristiche di sabato e di Domenica . La iniziativa in spirito di fede richiama la preghiera di San Giovanni Paolo II ed il suggerimento del Presidente della Cei apparso sul quotidiano dei cattolici Avvenire.
Ecco il testo della lettera del Vescovo ai sacerdoti:

Rovigo, 31 maggio 2018

Ai sacerdoti della Diocesi

Carissimi,
in questi giorni viviamo tutti sentimenti di smarrimento e preoccupazione per la nostra Italia assistendo all’aggravarsi della crisi politica seguita alle elezioni politiche del 4 marzo. Preoccupano non solo le conseguenze di carattere economico e finanziario determinate dall’incertezza politica, conseguenze che finiscono per colpire tutti ma in particolare le fasce più deboli e fragili della popolazione, ma anche il diffondersi di un clima di accesa conflittualità tra i sostenitori dei diversi schieramenti politici e la messa in discussione dello stesso sistema di regole costituzionali, che reggono la nostra convivenza civile.

In questo momento così delicato, come cristiani dobbiamo lavorare perché al di là delle divisioni prevalga la ricerca paziente e coraggiosa del bene comune. Come credenti ci sentiamo impegnati a chiedere al Signore di ispirare propositi di responsabilità e di solidarietà a tutti i cittadini e in particolare a chi è stato chiamato tramite il voto ad esercitare la rappresentanza politica.

Invito pertanto tutti i sacerdoti a prevedere nelle messe di sabato 2 e domenica 3 giugno una speciale preghiera per l’Italia. Secondo le circostanze si potrà predisporre un’apposita intenzione nella preghiera dei fedeli o recitare al termine della celebrazione la “preghiera per l’Italia”, composta da San Giovanni Paolo II nel 1994 in un altro momento di grande tensione per il nostro Paese. Se lo si riterrà opportuno, si potrà diffondere l’ “Appello per il bene comune” del card, Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI.

Ringrazio per l’attenzione e porgo un fraterno saluto.

+Pierantonio Pavanello

Siria: Usa, Gran Bretagna e Francia attaccano nella notte. Colpiti un centro di ricerca, un deposito di armi chimiche e un impianto di stoccaggio

Sono le 21.06 quando il presidente Donald Trump annuncia al suo Paese che pochi minuti prima gli Stati Uniti, in un’operazione congiunta con Francia e Regno Unito, hanno sferrato un attacco di precisione contro la Siria. Il commander in chief spiega agli americani le ragioni della sua scelta, nonostante qualche giorno prima avesse parlato di ritiro delle truppe Usa dal territorio siriano. “Sabato il regime di Assad ha di nuovo usato armi chimiche per massacrare civili innocenti, nella città di Douma. Queste non sono le azioni di un uomo, sono crimini di un mostro” attacca duramente Trump che giustifica il bombardamento alleato come “un forte deterrente contro la produzione, la diffusione e l’uso di armi chimiche. Stabilire questo deterrente è un interesse vitale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”. In questa precisazione c’e’ la giustificazione presidenziale di un’azione senza il consenso del Congresso. La Costituzione statunitense, infatti, nell’articolo I conferisce al Congresso i poteri di “dichiarare guerra” e finanziare tutte le forze armate impegnate in operazioni belliche, ma l’articolo II conferisce al presidente il “potere esecutivo” e lo rende “comandante in capo” dell’esercito, un potere che parecchi presidenti, e oggi anche Trump, hanno interpretato per usare l’esercito senza l’espressa autorizzazione delle due Camere. Intanto, nei suoi 7 minuti, il presidente torna a scagliarsi contro Russia ed Iran, “due tra i governi maggiormente responsabili del sostegno, dell’equipaggiamento e del finanziamento del regime criminale di Assad”. E li aggredisce verbalmente se vogliono essere “nazioni associate all’omicidio di massa di uomini, donne e bambini innocenti” e se vogliono continuare a sostenere “Stati canaglia, brutali tiranni e dittatori assassini”. Nel mirino del fuoco di parole finisce anche Putin, che “aveva promesso nel 2013 al mondo che avrebbe garantito l’eliminazione delle armi chimiche della Siria”.

“Il recente attacco di Assad – e la risposta di oggi – sono il risultato diretto del fallimento della Russia nel mantenere questa promessa. La Russia deve decidere se continuare su questa strada oscura o se si unirsi alle nazioni civili come forza per la stabilità e la pace”. Infine, il presidente elenca i suoi successi nello sdradicare l’Isis dal territorio che aveva occupato in Siria, le rafforzate alleanze con i Paesi del Golfo persico e con l’Egitto, i tentativi di migliorare il Medio Oriente, “un posto travagliato, dove gli Stati Uniti resteranno un partner e un amico”, ma “il destino della regione resta nelle mani della sua stessa gente”. In conclusione, invita gli americani alla preghiera per i propri militari e per la propria missione, ma anche per “coloro che soffrono in Siria perché Dio guidi l’intera regione verso un futuro di dignità e di pace”. Il presidente rassicura sul fatto che obiettivi dell’attacco sono stati un centro di ricerca scientifica nella capitale siriana, un deposito di armi chimiche e un impianto di stoccaggio delle stesse a pochi chilometri da Homs. La tv di Stato siriana annuncia che i missili su Homs sono stati intercettati e distrutti, ma almeno tre persone sono rimaste ferite. Intanto l’ambasciatore russo negli Stati Uniti, Anatoly Antonov, su Facebook annuncia che ci saranno “conseguenze” dopo gli attacchi e aggiunge che “insultare il presidente della Russia è inaccettabile e inammissibile”, e gli Stati Uniti “non hanno alcun diritto morale di incolpare altri Paesi”, possedendo essi stessi un vasto arsenale di armi chimiche.

Aicha Fuamba e Sofia Teresa Bisi sono le vincitrici del concorso nazionale Lingua Madre

Le vincitrici della XIII edizione del Concorso letterario nazionale “Lingua Madre. Storie di donne straniere in Italia” sono Sofia Teresa Bisi, docente di lettere del liceo delle Scienze Umane Celio Roccati, e una sua ex studentessa, Aicha Fuamba, di origine congolese, sono. Per un anno la docente ha accolto il bisogno della studentessa di parlare di sé e del suo difficile passato.

Dopo solo un anno la ragazza è tornata in Sicilia, ma il lavoro a quattro mani, che hanno intitolato “Per aspera ad astra”, è stato spedito a Torino lo scorso mese di dicembre. Il progetto Lingua Madre infatti raccoglie proprio le storie di donne straniere (o di origine straniera) residenti in Italia, è nato nel 2005 e ideato da Daniela Finocchi; vede il sostegno del Salone Internazionale del Libro di Torino e della Regione Piemonte con l’Assessorato alla Cultura e la Consulta Femminile del Consiglio regionale del Piemonte. Al 31° Salone Internazionale del Libro, lunedì 14 maggio prossimo, è in programma la premiazione delle vincitrici.

Queste le motivazioni della giuria: “Per il racconto dell’orrore dell’esperienza dell’Africa, del Mediterraneo, dell’Europa, reso possibile dalla relazione di affidamento tra docente e discente. Per la capacità narrativa di trasformare, con il racconto, l’esperienza soggettiva di atrocità, a cui la cronaca drammaticamente abitua, in memoria collettiva. Per il senso civico che presiede all’idea che la condivisione del racconto del dramma migratorio attivi la sopportabilità del ricordo, nell’agire dell’ascolto in relazione. Il racconto è una sorta di Odissea al femminile, in cui la guerra è di altri e la patria e la famiglia sono luoghi frammentati dove non è possibile tornare. Una babele, anche linguistica, all’interno di rapporti di sangue; il tutto narrato in modo mosso e contraddittorio, dove le parole e lo stile ricalcano ed esprimono i sobbalzi dell’animo, le discordanze e le incongruenze dei sentimenti. Il modo in cui viene descritta la storia rispecchia il coraggio di chi lo narra, tenendo il lettore con il fiato sospeso fino alle ultime parole”.

Sul sito concorsolinguamadre.it è già possibile leggere i racconti e votarli, mandando una mail ed esprimendo come giuria popolare una preferenza, all’indirizzo di posta elettronica giuriapopolare@concorsolinguamadre.it. Si può votare anche tramite i social Facebook e Twitter (#CLM18). L’autrice del racconto più votato dai lettori sarà premiata con alcune prestigiose pubblicazioni artistiche. Fra tutti coloro che parteciperanno alla votazione, verrà estratto un nome che riceverà in premio i libri del Concorso Lingua Madre e l’ingresso gratuito al Salone del Libro 2018.

Il Concorso Lingua Madre opera sotto gli auspici del Centro per il libro e la lettura e si avvale del patrocinio di: Ministero dei beni e delle attività culturali, Commissione Europea, Pubblicità Progresso, We Women for Expo.

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