Archivi categoria: SPECIALE

Il “Teen star” arriva a Rovigo con un corso di formazione

di Thomas Paparella

Lunedì 17 Settembre presso la sede della Caritas diocesana c’è stata la conferenza stampa di presentazione del corso formativo “Teen Star” sostenuto dal Centro Famiglia diocesano. Presenti il dottor Antonio Meo, uno dei formatori “Teen Star” a livello provinciale Stefano Siviero e il rappresentante nazionale, il Prof. Pietro Negri.
“Teen Star” è una realtà nata per aiutare i ragazzi e le famiglie a vivere e a conoscere la propria affettività e sessualità, soprattutto per cercare di rispondere a quelle domande che molte volte imbarazzano o che spesso i giovani non hanno il coraggio di porre.
Quest’anno Rovigo ospiterà un corso per formatori dall’ 1 al 4 Novembre, un corso per crescere e formare nuovi “tutor” che possano aiutare ed incontrare i giovani. Non è la prima volta che Rovigo ospita questo tipo di corso, già nel 2011 infatti ci fu un corso analogo a questo, come ha affermato il Dottor Meo.
«In quel frangente» racconta Meo «Si formò un gruppo di formatori che si divise per incontrare da una parte giovani in età della scuola media e un altro per quelli delle scuole superiori. Per motivi fisiologici nel tempo i formatori sono nettamente diminuiti, quindi rispetto alle richieste che abbiamo per attivare corsi non riusciamo a farli partire causa questa mancanza. Per questo ci siamo attivati nel far partire questo nuovo corso per trovare nuovi formatori».
A sostenere il corso nelle date di Novembre saranno esperti facenti parte di “Teen Star” Italia, in particolare la Dr.ssa Donatella Manzi (pedagogista) e la Dott.ssa Raffaella Pingitore che è una ginecologa che opera in Svizzera.
In Italia il corso ha avuto l’accompagnamento e sostegno anche del Miur , quindi per gli insegnanti che volessero diventare formatori e partecipare a questi corsi possono farlo come formazione di aggiornamento riconosciuta.
È intervenuto in seguito il Prof. Pietro Negri che ha descritto l’attivita di “Teen Star” nel suo concreto: «Teen Star cerca da sempre di essere l’equilibrio tra l’eccessivo permessivismo sul tema della sessualità e del suo contrario, cioè vedere la cosa come un aspetto “tabù”.
I formatori non devono dare un semplice manuale di uso ma devono accompagnare in questo cammino i ragazzi e le loro famiglie.
In sostanza “Teen Star” è anche un modo per aiutare, non solo in questi temi, il dialogo tra generazioni».
Al termine della conferenza c’è stato l’intervento di Stefano Siviero, insegnante di scuola primaria e formatore del “Teen Star” a livello provinciale, ha raccontato la sua esperienza di formatore e di come ci sia un forte bisogno di accompagnamento nei confronti soprattutto dei giovani: « Oggi lo smartphone purtroppo sostituisce troppo spesso l’uomo, “risponde” male alle domande dei ragazzi, confondendoli».
Le iscrizioni sono aperte e si possono effettuare tramite il sito internet http://www.teenstar.it .

teen star 1

Intervista a Don Luca Borgna: «L’ Oratorio è una casa che testimonia il Vangelo»

di Thomas Paparella

Nei giorni scorsi è stato dato risalto ad alcune situazioni sgradevoli avvenute presso il Centro Parrocchiale “San Pietro” della Cattedrale di Adria. In risposta a questa “denuncia” avevamo pubblicato nello scorso numero una bella lettera che ci era stata inviata dai ragazzi dell’ Oratorio di Ariano Polesine che sottolineavano con grande accuratezza quali sono le vere prerogative a cui un oratorio si attiene, e soprattutto a cui un Cristiano si attiene.
Così abbiamo deciso di avvicinare uno dei diretti interessati, Don Luca Borgna che ancora per pochi giorni è Vicario Parrocchiale della Cattedrale di Adria e ha seguito i giovani della città in questi sei anni.

ZZZZ ADRIA SINODO CATTEDRALE SCORCIO

Caro Don Luca, proprio in questi giorni dove stai effettuando il tuo trasferimento in Seminario è arrivato questo articolo, qual è stato il tuo primo pensiero?
Pensando al massiccio impegno estivo che abbiamo portato avanti, assieme a tutti gli operatori del Centro Giovanile, il primo pensiero è stato di estrema serenità. Quando si sa di aver fatto il proprio dovere non c’è nulla da temere.
Nel contempo ho provato anche rammarico per la superficialità con cui si è posta la riflessione circa l’azione educativa parrocchiale in Città, che vede coinvolte molte persone capaci e preparate. Non solo, se qualcuno dei nostri ambienti ha delle indicazioni per migliorare il servizio o tempo da dedicarci, non serve dare in pasto alla stampa riflessioni non approfondite su un tema così delicato, creando un allarmismo ingiustificato, subito smontato dalle tante famiglie che continuano a mandare i loro figli in Centro Giovanile.

Per te l’oratorio che luogo deve essere?
Una Casa, dove c’è qualcuno che tiene la porta aperta, e con la sua presenza testimonia una vita illuminata dal Vangelo. Chi tiene la porta aperta sono i volontari adulti, gli animatori universitari e delle superiori, i catechisti, i capi scout, gli allenatori sportivi.
Il Centro San Pietro è l’unica porta aperta custodita in Città: ci sono altri luoghi, o “non-luoghi” dove i ragazzi si trovano (parchi, muretti, strade) dove gli adulti mancano. L’Oratorio, aperto tutti i pomeriggi, è un bene prezioso, che però, a volte non ci si pensa, chiede un investimento notevole di mezzi sia economici che di tempo. Da fuori non ci si rende conto dell’investimento che costantemente è in atto da anni.

I ragazzi di Ariano Polesine hanno risposto a questa cosa con una lettera ben dettagliata, penso sia stato un bel messaggio, che pensiero vuoi mandare a loro?
Il loro messaggio è segno della forza delle nostre comunità quando agiscono insieme, e si arricchiscono reciprocamente scambiandosi esperienze. Nel Vicariato di Adria-Ariano da più di un decennio viviamo un buon coordinamento di pastorale giovanile e vocazionale fra le Parrocchie, incontrandoci mensilmente con i loro rappresentanti, condividendo le esperienze locali, organizzando i momenti vicariali e diffondendo quelle diocesane.

Questi sei anni che hai passato ad Adria non possono essere certo “eliminati” da un articolo, che ricordi ti porterai con te?
Non eliminano il lavoro portato avanti da persone di qualità, che danno tanto tempo, energie ed amore ai ragazzi, con spirito di fede, per aiutarli a capire quale futuro è preparato per loro. Io mi sento di aver avuto il privilegio di accompagnare molti in questi anni, di essermi scoperto “padre” nei primi anni del mio sacerdozio. Sono contento che don Nicola possa continuare il percorso di questi anni, che per me è stato una grande ricchezza. I ricordi sono davvero tanti, e sono soprattutto contento di aver incontrato molte volte situazioni strane, inaspettate, nel bene e nel male. Mi sono rivisto molte volte negli incontri che faceva Gesù, che stava con tutti. E anche lui aveva i suoi farisei…

“Vanità” il nuovo singolo di Michele Pavanello

Dopo due anni dall’Ep Vento Caldo, torna sulla scena discografica il cantautore Michele Pavanello con un nuovo singolo dal titolo Vanità, rilasciato ufficialmente il 15 agosto 2018 e disponibile su Spotify e sui migliori digital stores. Vanità è un brano nato per separare ciò che è stato da ciò che deve venire. Il blues di una ballata struggente e profonda aiuta l’artista a spiegare che nell’istante in cui, senza una precisa ragione, arriviamo a scorgere la “Vanità” sin dentro la nostra stessa carne, è come prendere un pugno alla bocca dello stomaco e restiamo senza fiato, tramortiti. «In quello specchio in cui cercavi la beltà dipinta, – ci spiega l’Autore Michele Pavanello – convinto che fosse cosa buona, si riflettono ora tutti i tuoi fallimenti, le tue miserie, e la maschera d’argento diventa cenere, e cade, non prima di aver graffiato, in profondità, il tuo viso di pietra.» Da qui possiamo comprendere quanto male possiamo farci con le nostre stesse mani, con la nostra ipotetica intelligenza. Non ci rimane che lavarci gli occhi e respirare, respirare finché non viene sera e poi riposare finché non sarà di nuovo giorno. Michele Pavanello, cantautore classe 1969, ha pubblicato questo nuovo singolo che rappresenta, sotto molti aspetti, un punto di discontinuità rispetto ai lavori precedenti e segna la via di un nuovo percorso artistico che culminerà con l’uscita di un nuovo EP previsto per l’inizio del 2019. E’ una ballata sulle onde del blues, su uno degli schemi standard di questa musica profonda che bene si adatta ai contrasti e ai toni struggenti espressi dal testo. La canzone è sorretta dalla chitarra e dalla voce calda di Michele Pavanello, insieme ai suoi musicisti di sempre: al piano elettrico Paolo Lazzarini, ai Rhodes Alberto Piva, al basso Ersiljo Daja e alle percussioni e batteria Roland Daja. Riprese, mixing e mastering sono state effettuate da ERSY Production. Vanità sarà accompagnato da un video musicale realizzato sempre da ERSY Production che verrà pubblicato nei primi giorni di Settembre.

Nomine in diocesi. Il Vescovo “Ringrazio i presbiteri ad avere accettato una nuova esperienza pastorale”

L’avvicendamento dei presbiteri negli incarichi pastorali, sia parrocchiali che diocesani, è un momento significativo e delicato della vita di una chiesa diocesana.
Per un insieme di fattori diversi, quest’anno gli avvicendamenti coinvolgono un numero piuttosto elevato di presbiteri. Per la mancanza di nuove ordinazioni, da un lato, e per l’avanzare dell’età dall’altro, non è stato possibile limitarsi semplicemente a sostituire i precedenti titolari dei vari incarichi ma è stato necessario cercare soluzioni nuove.
Se ciò ha indubbiamente costituito una fatica in più, è stata anche un’occasione e uno stimolo per pensare all’assegnazione dei presbiteri nell’ottica di quel «nuovo volto della comunità cristiana» su cui abbiamo riflettuto durante questo anno pastorale. Di qui ad esempio la scelta di individuare alcuni preti che potessero condividere la responsabilità pastorale di una zona vasta (che in futuro potrebbe allargarsi ad altre comunità vicine). Un segnale importante è anche l’avvio di alcune nuove esperienze di corresponsabilità e di vita in comune tra preti, sia della stessa età che di età diverse.
E’ stato importante maturare assieme, vescovo e preti, alcune scelte, accettando la fatica del confronto e costruendo assieme soluzioni rispettose delle esigenze personali dei preti e delle necessità delle comunità cristiane.
Ringrazio tutti i presbiteri che hanno accettato di iniziare una nuova esperienza pastorale per la disponibilità a rimettersi in gioco per servire al meglio il Popolo di Dio. In particolare un pensiero riconoscente e carico di affetto a quanti per ragioni di età e di salute hanno lasciato il ministero di parroco rendendosi disponibili a continuare il ministero in altra forma.
Invito tutti coloro che sono coinvolti ad accogliere con fiducia i cambiamenti: anche se ci costa modificare le nostre abitudini, affrontare situazioni nuove è sempre uno stimolo a rinnovarci e a impegnarci a crescere nella corresponsabilità, sia tra preti che tra preti e laici.
A tutti preti, laici, religiosi/e chiedo di mettere al primo posto la preoccupazione di essere «discepoli missionari», cioè cristiani impegnati a seguire la Parola di Gesù e a trasmetterla con la propria vita. In particolare ai laici chiedo di stare vicino ai propri preti (a chi lascia la parrocchia come a chi arriva), accogliendo ciascuno con la propria originalità e le proprie qualità, offrendo la propria collaborazione e superando la logica del «si è sempre fatto così».

+Pierantonio Pavanello Vescovo

Avvicendamenti nel Clero diocesano

RINUNCIANO ALL’UFFICIO DI PARROCO:

Don Mario Carmignola – Parroco di Gaiba

Mons. Giancarlo Crepaldi– Parroco di Ficarolo

Mons. Vittorio De Stefani- Parroco di Santa Sofia in Lendinara, Barbuglio e Saguedo

Don Stefano Maniezzo– Parroco di Papozze (con il permesso del Vescovo si trasferisce nella diocesi di Jesi )

Mons. Nazzareno Merlo– Parroco di Grillara, Marchiona e Piano

Don Ferdinando Salvan– Parroco di Trecenta e Sariano

Don Wanni Manzin– Unità Pastorale Commenda in Rovigo

NOMINE :

Don Nicola Albertin e Don Daniele Spadon – Santa Maria Maddalena, Occhiobello e Gurzone

Don Guido Lucchiari–  San Pio X in Rovigo

Don Fabio Bolognesi– Pontecchio Polesine e Guarda Veneta

Don Claudio Ghirardello–  Trecenta, Sariano e Pissatola

Don Antonio Rossi–  Lusia e Cavazzana

Don Rossano Marangoni–  Corbola e Santa Maria in Punta

Don Graziano Giuriati – Castelnovo Bariano e San Pietro Polesine

Don Massimo Guerra –  Ficarolo, Gaiba e Salara

Don Fabio Padovan–  Marchiona-Grillara, Piano e Rivà

Don Alberto Rimbano e Don Michele Samiolo– Santa Sofia in Lendinara, San Biagio, Barbuglio, Saguedo e Molinella

Don Daniele Bragante– già Parroco di Costa di Rovigo diventa Parroco anche di Villamarzana e Gognano.

NOMINE A VICARIO PARROCCHIALE

Don Nicola Brancalion– Vicario Parrocchiale di Adria Cattedrale

Don Nicola Renesto– Vicario Parrocchiale dell’Unità Pastorale di Castelmassa

NOMINE UFFICI PASTORALI

Mons. Giulio Bernardinello– Direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro, giustizia e pace e salvaguardia del creato.

Don Luca Borgna– Educatore del Seminario diocesano e incaricato per la Pastorale Vocazionale diocesana

Don Enrico Turcato– Direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale Giovanile

DIVENTANO COLLABORATORI PASTORALI

Don Luca Borgna– Collaboratore nella Parrocchia di Villadose

Don Mario Carmignola– Collaboratore nel Vicariato di Badia Polesine

Mons. Giancarlo Crepaldi– Collaboratore nella Parrocchia di Polesella

Mons. Vittorio De Stefani– Collaboratore nella Parrocchia di Adria Cattedrale

Don Ferdinando Salvan– Collaboratore nell’Unità Pastorale di Ficarolo, Gaiba e Salara

Mons. Valerio Valentini– Collaboratore nella Parrocchia di San Pio X in Rovigo

NUOVE UNITA’ PASTORALI

Costa di Rovigo- Villamarzana- Gognano

Ficarolo-Gaiba-Salara

Marchiona-Grillara-Piano-Rivà

Santa Sofia-San Biagio di Lendinara-Barbuglio-Saguedo-Molinella

 

 

 

L’appello di Padre Zanotelli. “Rompiamo il silenzio sull’Africa”

“Rompiamo il silenzio sull’Africa” Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo
Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo, come missionario e giornalista, uso la penna per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani, come in quelli di tutto il modo del resto.
Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale.
So che i mass-media, purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che veramente sta accadendo in Africa.
Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa.
È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa) ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.
È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.
È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.
È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.
È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.
È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera. È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.
È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa, soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi. È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia , Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU.
È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile. È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!).
Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi.
Questo crea la paranoia dell’“invasione”, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi.
Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact, contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti.
Ma i disperati della storia nessuno li fermerà.
Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al sistema economico-finanziario. L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano: «Aiutiamoli a casa loro», dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica.
E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti. Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?).
Per questo vi prego di rompere questo silenzio-stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Sorveglianza della RAI e alla grandi testate nazionali?
E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti?
Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un’altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa.
Alex Zanotelli è missionario italiano della comunità dei Comboniani, profondo conoscitore dell’Africa e direttore della rivista Mosaico di Pace

Il Vescovo Pierantonio racconta la sua esperienza in Mozambico

Al ritorno dalla visita alla missione che la nostra Diocesi, insieme alla Diocesi di Vicenza, ha aperto nell’Arcidiocesi di Beira in Mozambico, desidero condividere alcune considerazioni.

Innanzitutto mi piace sottolineare la straordinaria esperienza di comunione tra le tre chiese coinvolte in questo progetto missionario: Adria-Rovigo, Vicenza e Beira. Una missione condivisa tra due Diocesi è un’esperienza nuova e pertanto è stato molto importante che i due vescovi delle diocesi a cui appartengono i tre preti «fidei donum» si siano recati assieme a incontrare i missionari e a visitare le comunità in cui lavorano. Abbiamo potuto verificare che condividere l’impegno missionario non risponde solo ad esigenze di carattere pratico, ma esprime la realtà profonda del vissuto ecclesiale che è la comunione.
Una seconda riflessione riguarda la natura della missione: non è solo donare ma anche ricevere. Recandomi in Mozambico, ho avuto conferma di quanto possa essere utile anche per la nostra chiesa polesana il confronto con la chiesa di Beira. In questo anno pastorale abbiamo riflettuto molto sulla ministerialità e del ruolo dei laici: ebbene a Beira questa non è solo una bella idea, ma una realtà collaudata. La vita delle comunità cristiane infatti non dipende solo dal ministero del presbitero, ma anche da una serie di servizi («ministeri») affidati ai laici. In ogni comunità infatti c’è un animatore, che ha il compito di coordinare gli altri ministri laici e di tenere i rapporti con il presbitero-parroco. C’è chi è incaricato della catechesi, della liturgia, della carità, della amministrazione delle offerte che vengono raccolte, ecc. C’è anche chi ha il compito di tenere un momento di preghiera in occasione della sepoltura dei defunti (i funerali con la messa, come avviene da noi, sono molto rari).

Mi ha molto colpito poi la condizione di grande povertà in cui vive gran parte della popolazione e la percezione di un paese che non ha prospettive di sviluppo, nonostante l’abbondanza di materie prime. In Mozambico si tocca con mano il dramma dell’Africa, che attraverso il fenomeno migratorio coinvolge anche noi. Vista dall’Africa anche l’immigrazione assume una prospettiva molto diversa: si comprende che al di là delle motivazioni individuali c’è un enorme problema di sperequazione tra il Nord e il Sud del mondo e che finché non cercheremo di ripianarlo non sarà possibile governare i flussi migratori.

Un particolare apprezzamento vorrei esprimere all’impegno e alla sensibilità di don Giuseppe Mazzocco, che, assieme a don Maurizio e a don Davide di Vicenza, si è inserito con entusiasmo e generosità in questa nuova avventura missionaria.

Alla luce di quanto ho visto, mi sembra importante tenere viva nella nostra Diocesi l’informazione e lo scambio con la missione di Beira. Potrà poi essere utile programmare qualche visita che abbia degli obiettivi precisi (finalizzata cioè a progetti di collaborazione), avendo attenzione a non creare disagi all’attività dei missionari. Un sostegno molto importante, che ci verrà chiesto nel prossimo futuro, riguarda le strutture per le comunità affidate ai nostri preti, strutture che al momento quasi mancano del tutto. Ad esempio la parrocchia San Predro Claver, di cui è parroco don Giuseppe Mazzocco, ttualmente per la sua attività può contare solo un vecchio magazzino trasformato in cappella provvisoria. Oltre al sostegno economico, potrebbe essere di grande aiuto l’opera, anche per brevi periodi, di volontari esperti nel settore dell’edilizia e dell’impiantistica, con cui affiancare la mano d’opera locale. Gli spazi di impegno quindi non mancano: a noi il compito di crescere nella collaborazione missionaria per fare esperienza dell’universalità della chiesa.

+Pierantonio Pavanello
Vescovo

Dottor Clown in Palestina, lo hanno raccontato a Radio Volontariato

di Csv Rovigo

“Portiamo leggerezza”. Da dodici anni l’associazione Dottor Clown porta semplicemente questo nelle corsie dell’ospedale di Rovigo: leggerezza e un sorriso per aiutare a superare la malattia e la noia del ricovero. In aprile, tre volontari rodigini hanno “esportato” la loro leggerezza in una delle terre più sofferenti al mondo.
Nella nuova puntata di Radio Volontariato Diego e Sara raccontano la loro missione in Palestina, al seguito del team di Dottor Clown Italia, dove hanno portato sorrisi in ospedali, orfanotrofi e scuole. “Eravamo parte di un gruppo di 22 persone dall’Italia, ma anche dalla Spagna e dall’India – racconta Diego – Con loro abbiamo incontrato i colleghi al Caritas Baby Hospital in Cisgiordania, in cui si curano le leucemie infantili”.
Un’esperienza emozionante, ma anche piena di interrogativi, che i “nasi rossi” rodigini hanno affrontato con il loro bagaglio di esperienza e strumenti per entrare in relazione con gli altri: “Il potere del naso rosso e il linguaggio non verbale consentono di mettersi in contatto con le persone, superando anche le difficoltà a comunicare”, racconta Sara, che in questa occasione era alla sua prima missione all’estero.
I Dottor Clown si sono mossi attraverso territori contesi, colpiti dalla violenza e occupati militarmente da oltre cinquant’anni, eppure il clima che hanno trovato è stato di serenità e accoglienza: “Ciò che ho colto soprattutto – racconta Diego – non è stata la tensione, ma la voglia di creare ponti, anziché alzare muri”.
La puntata è in onda su Radio Kolbe nella seconda metà di giugno. Condotta da Francesco Casoni e Marco Dall’Ara del Centro servizi volontariato di Rovigo, si può ascoltare il giovedì alle 11.00 e alle 21.15, il sabato alle 21.00 e il mercoledì alle 17.05 sulle frequenze 91.200 e 94.500.

 

L’Andos fa il bilancio della stagione

di Thomas Paparella

Come ogni anno l’Associazione A.n.d.o.s di Rovigo ha ricevuto presso la direzione dell’Azienda Ulss 5 i giornalisti per informarli del bilancio che ha avuto l’iniziativa “Donne…il seno di poi”. Ad aprire la conferenza è stato il Direttore Sanitario dell’Ulss 5 il Dottor Edgardo Contato che ha sostenuto il lavoro che Ulss 5, Comune, Provincia e Andos hanno messo in campo e continuano a mettere in campo da anni contro la lotta del tumore al seno.
«L’ospedale di Rovigo è un centro d’èlite importante e riconosciuto anche a livello regionale per lo screening al seno. Io che ho lavorato anche in rinomati ospedali Emiliani vi posso dire che Rovigo non ha nulla da invidiare, addirittura è migliore». Ha proseguito poi il Dottor Contato «Tutto questo lo si deve anche al rafforzamento avuto con il reparto di Chirurgia del Dottor Facci e dell’Oncologa Primario la Dottoressa Oliani, stiamo inoltre cercando di aumentare la condivisione anche attraverso i privati per quanto riguarda lo screening». In seguito è intervenuta l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Rovigo, la Dott.ssa Patrizia Borile: «Mi associo a quanto detto dal Dottor Contato, soprattutto per il grande lavoro che sta svolgendo nel nostro territorio una realtà come l’Andos che ha come obbiettivo la persona e niente di più, e grazie a tutte quelle persone volontarie che si fanno in quattro per il bene comune. Come Amministrazione Comunale non possiamo che lodare l’impegno e il lavoro che da tantissimi anni svolge l’Andos». Non poteva mancare all’incontro la Presidente Provinciale dell’Andos, la Signora Anna Maria Cavallari Monesi che ha dapprima ringraziato le istituzioni e tutte le realtà che hanno contribuito a questo grande lavoro che ha aiutato a sensibilizzare lo screening del tumore al seno, in seguito ha voluto ricordare lo sforzo partito tanti anni fa e che continua ad avere ottimi risultati, sperando di continuare ad aumentare l’attenzione a questi casi.
Dello stesso punto di vista il Dott. Fabio De Grandis e il Dott. Antonio Gandolfi che sono i riferimenti medici dell’associazione e tengono sopratutto sotto controllo i numeri di questa importante iniziativa. «Negli ultimi anni c’è un grosso aumento di controlli che sta aiutando a monitorare alcuni casi scoperti per tempo e c’è inoltre un aumento di chi continua a controllarsi con grande attenzione».
L’invito infine è quello della tradizionale iniziativa dell’ “Ottobre Rosa”che è sempre l’inizio di una nuova stagione per la sensibilizazzione allo screening.

Nella foto: da sinistra il Direttore Sanitario dell’Ulss 5 Edgardo Contato, la Presidente dell’Andos Rovigo Anna Maria Monesi e l’Assessore
Patrizia Borile

Rifugiamoci 2018: Oggi è la giornata del Rifugiato

Il 20 giugno si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, appuntamento annuale voluto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che ha come obiettivo la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla condizione di milioni di rifugiati e richiedenti asilo. Da più di 10 anni in questa occasione anche a Rovigo la rete di enti e associazioni coinvolte nell’accoglienza propone iniziative per raccontarsi e per incontrare la città.

Il fenomeno migratorio è estremamente complesso, così come lo è la realtà socio politica nella quale ci muoviamo; tutto ciò richiede continui adattamenti e un pensiero critico che si nutre di informazioni e di esperienze. Questi sono i due aspetti che Rifugiamoci ha sempre cercato di coltivare poiché mai, nonostante i tanti cambiamenti e i momenti di difficoltà, è venuto meno il desiderio di trovare un’occasione per raccontare cosa significa operare nel quotidiano cercando di ridurre le distanze e per far conoscere il diritto sancito della richiesta di asilo.

Sarebbe però sterile parlare di accoglienza nei termini di una semplice azione. La parola porta infatti in sé la necessità di una maggiore pienezza; oggi più che mai è necessario infatti domandarsi: come desideriamo che l’accoglienza sia realizzata?

Le iniziative che in queste due pagine raccontiamo e gli eventi in programma con Rifugiamoci 2018 sono possibili risposte a questa domanda, tentativi di riportare l’accoglienza ad una dimensione di normalità, di umanità, di condivisione.

Desideriamo che l’accoglienza sia più che un’azione; desideriamo che sia una RELAZIONE, compiuta da persone verso altre persone, con tutte le difficoltà e le ricchezze che ciò comporta. Desideriamo che sia qualcosa che riguarda l’intera collettività, non i soli addetti ai lavori, perché le persone che arrivano nella nostra città raccontano qualcosa del futuro che condivideremo. Desideriamo che l’accoglienza sia uno spazio di incontro, anche critico, ma costruttivo.

Rifugiamoci non è una semplice giornata, è un’opportunità, una dichiarazione di disponibilità all’incontro sottoscritta da tutti noi.