Festival Biblico 2017. “Felice chi ha la strada nel cuore” Si parte domani!

tratto da pag. 7 de “la Settimana” del 21 Maggio 2017

di Daniela Muraca

Il Festival Biblico che occupa dal 16 al 21, sei giorni del “maggio rodigino”, un mese particolarmente dedicato alle attività culturali strette intorno a conferenze, concerti, spettacoli, mostre. Il Festival è giunto quest’anno nel capoluogo polesano alla quarta edizione, al tredicesimo anno, invece, a Vicenza dove è sorto, città che rappresenta il cuore propulsore di una poderosa iniziativa che ha raggiunto ormai anche Trento, Verona, Padova, Vittorio Veneto.

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CHIARA Domenica 21 Maggio ore 20 Piazza Vittorio Emanuele II
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RULLI FRULLI Venerdì 19 Maggio ore 21 Piazza Vittorio Emanuele II
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LORENZO DEL BOCA-ANGELO MOIA Sabato 20 Maggio ore 16 Accademia dei Concordi
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PUPI AVATI Venerdì 19 Maggio ore 18.30 Palabiblico in Piazza Garibaldi
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GIANANTONIO STELLA Domenica 21 Maggio ore 18 Palabiblico in Piazza Garibaldi

 

 

 

 

 

 

 

Si potrebbe affermare che nel Festival c’è molto di più di un semplice evento culturale, c’è la mobilitazione briosa di una cittadinanza attiva fatta di centinaia di sponsorizzazioni, contributi, partners, aggregazioni culturali e associazioni di volontariato, abbinata al patrocinio degli enti territoriali, Comune e Provincia, con in testa la Regione Veneto. La kermesse catalizza gli sforzi e la corsa organizzativa coincide singolarmente con il fine da integrare: la partecipazione, la coralità, la valenza comunitaria. Emblema di tutto questo, sabato alla stazione, il sorriso convinto di trentuno ragazzi dell’Istituto “E. De Amicis” accompagnati dall’insegnante Elisabetta Maletta, guida dei percorsi di alternanza scuola-lavoro che rappresentano una delle caratterizzazioni di rilievo del festival versione 2017.
I giovani sono un tassello importante del mosaico delle collaborazioni attraverso l’impegno degli iscritti all’indirizzo “Sistemi Informativi Aziendali” e “Grafica e Comunicazione” del De Amicis. I “colleghi” dello stesso Istituto, indirizzo Turistico, domenica 21 alle 16.15 indossano i panni dei “Ciceroni” alla scoperta della Rovigo più antica e suggestiva, mentre il giorno prima, sabato 20 alle ore 12 a scendere in campo sono gli studenti dell’istituto Alberghiero “G. Cipriani” di Adria con “Pane e Coraggio”, l’aperitivo biblico, ed il “Celio Roccati” poco più tardi alle ore 15 è nell’equipaggio della festa per ragazzi alla quale concorre anche il Museo della Giostra di Bergantino.

“Felice è chi ha la strada nel cuore”, è il titolo del Festival, un itinerario che in particolar modo ai giovani spetta compiere. Non solo ad essi, però, dato che il tema di fondo del Festival Biblico è il “viaggio” che apre e non chiude i confini.
Il Vescovo di Adria-Rovigo, Mons. Pierantonio Pavanello , ha affermato durante la conferenza stampa alla stazione: “il viaggio si esplica nell’incontro fra persone, gruppi, popoli. Il Festival si lega all’esperienza umana e propone la Bibbia, il suo messaggio su Dio che parla all’uomo. Per comprendere la Bibbia non possiamo prescindere dalle vicende umane che la Bibbia interpreta ed il vissuto umano può trovare nella Bibbia un riferimento. Musica, teatro, teologia, filosofia, che fanno parte dell’offerta culturale dell’evento, sono i vari registri comunicanti, gli ambiti di una riflessione completa sull’“umano” per conseguire quelle “felici contaminazioni” e nuove acquisizioni che ci arricchiscono tutti”.

L’Assessore Comunale alla Cultura Andrea Donzelli, soffermandosi sul gran lavoro di squadra che la macchina organizzativa richiede, ha poi aggiunto: “il “maggio rodigino” è vasto ed articolato, anche se forse manca per ora il “filo rosso” di un’egida culturale più omogenea. Il Festival Biblico è, ad ogni modo, in cima alla graduatoria degli eventi ed ai vertici dell’interesse della città che è tutt’altro che noiosa, anzi moltiplica la fruibilità di spazi culturali molto avvincenti. Il Festival, in particolare, è fra le attività il cui valore si misura “il giorno dopo”, per quello che lascia come segno di un cammino da intraprendere”.

Don Ampelio Crema,  Presidente vicentino del Festival Biblico ha proseguito: “Questo evento è una realtà generativa, un cammino che si sta svolgendo e che accresce gli incontri, la vita, la creatività. Siamo giunti al tredicesimo anno, sei sono le Diocesi coinvolte e tre le Regioni: Veneto, Trentino, e grazie ad un ingresso consentito a Vittorio Veneto, il Friuli. Dobbiamo portare la gente a porsi domande e questa è una festa da far proseguire”.
Se volessimo dunque individuare altre parole chiave per la grande manifestazione, potremmo considerare “costruttività”, “sviluppo”, “dinamismo”, mentre il viaggio continua ogni giorno con i suoi ritmi uniformi, come gli altoparlanti della stazione che ripetono in modo cadenzato e costante l’arrivo dei treni, come l’andirivieni dei passeggeri che transitano trovando alla stazione lo snodo tanto necessitato quanto transitorio per mete, impegni, obiettivi. Il Festival è metaforicamente una “sosta” per riflettere, per incontrarsi, per uscire anche, come si è detto nel corso della presentazione dello scorso sabato, “dal proprio buio”. A questo proposito si potrebbe ricordare l’aneddoto ricondotto ad un santo della Chiesa Orientale, San Serafino di Sarov, eremita che al termine dei periodi di isolamento pare salutasse chi incontrava dicendo: “Gioia mia!”. Il valore della gioia è la chiosa che si può desumere dall’intera impostazione del Festival, ma soprattutto il fatto che, come ha dichiarato il primo promotore Don Andrea Varliero “si tratta di un evento non solo culturale, ma spirituale, rivolto all’inclusività e che ben si configura per rinforzare la candidatura di Rovigo a capitale della cultura 2020”.      

“… Non ho paura, perché sono nelle mani di Gesù!” . Rovigo saluta il grande dono di Deddy.

E’ mancato all’affetto della sua famiglia e di tutte le persone che l’hanno conosciuto, Deddy Nikuze, ragazzo burundese di quattordici anni, figlio di Viola e Nestor.

Dopo tutti i tentativi da parte della sua famiglia per curare la sua malattia, la Famiglia Missionaria della Redenzione, assieme ad altre persone sensibili, conoscendo il suo caso, che richiedeva cure specialistiche, l’hanno portato in Italia, dove è arrivato il 22 novembre 2009 e ha ricevuto l’attenzione e le cure dei medici, soprattutto dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze.
Quello che ci ha colpito maggiormente della vita di Deddy è stata la sua forza di volontà nel voler superare le difficoltà della malattia: aveva un fortissimo desiderio di vivere, di avere amici, di andare a scuola e imparare come gli altri. Aveva risultati sorprendenti, grazie alla sua memoria veramente notevole. Questa forza di volontà veniva dalla sua fede in Gesù, fede che lo ha accompagnato nei momenti forti della sua esperienza in Italia, attraverso la preghiera, soprattutto il rosario, la partecipazione alla santa messa, sempre quando poteva, e la preparazione fedele ai sacramenti. Infatti, nella sua parrocchia di Borsea ha vissuto con intensità la partecipazione alla messa di prima comunione e ha continuato il cammino di formazione cristiana alla cresima, sempre presente in parrocchia alla domenica come chierichetto. Il sacramento della confermazione lo ha fatto sentire ancor più impegnato ad essere vero missionario, apostolo di gioia e testimone dell’amore di Dio per i più piccoli. In questi anni ha avuto anche la grazia di incontrare papa Benedetto XVI e papa Francesco, che lo hanno guardato con particolare affetto.
Un ragazzo straordinario, una vita segnata dalla sofferenza e dalla sopportazione paziente di tutte le difficoltà, una grande devozione alla Madonna: teneva sempre con sè il rosario e lo pregava con le sorelle. Stretto era anche il suo legame con padre Achille. La sua preghiera della sera era un segno commovente del suo abbandono fiducioso nelle mani di Dio.

2 - DEDDY E PAPA
Deddy nel 2013 mentre incontra Papa Francesco. Nel 2009 incontrò anche il Papa emerito Benedetto XVI

 

Armeni. Un popolo una cultura una fede

tratto da pag. 20 de “la Settimana” del 14 Maggio 2017

Incontro con Levon  Zekiyan arcivescovo degli Armeni cattolici di Istanbul e Turchia.
Gli armeni sono uno dei più antichi popoli civilizzati dell’Asia Occidentale,  discendenti di popolazioni indoeuropee e “asianiche”.
Agli albori del IV secolo il Regno d’Armenia accettò il cristianesimo che divenne in seguito l’emblema dell’identità armena.
Programma
ore 17.00 – Intervento  Levon Boghos Zekiyan
Armeni: una storia plurima e la sfida di una sopravvivenza. Esecuzioni  musicali di Sheram Ensemble: Aram Ipekdjian  Duduk  e  Shevi Alessandro Ferrarese Pianoforte e Salterio ad arco
ore 19.00 – Messa con rito Armeno di  Mons. Lévon Boghos Zékiyan
E’  stato docente (1976-2011) di lingua e letteratura armena all’Università Ca’ Foscari di Venezia ed è tuttora docente di istituzioni ecclesiastiche armene al Pontificio Istituto Orientale di Roma. È autore di numerosi articoli scientifici, principalmente sul mondo armeno e di tredici monografie. Il 21 maggio 2013 è stato nominato da Papa Francesco Amministratore apostolico dell’Arcieparchia di Istanbul degli Armeni, di cui è attualmente l’arcieparca.

Venerdì 5 Maggio Chiesa della Rotonda giornata delle Vocazioni

tratto dalla prima pagina de “la Settimana” del 7 Maggio 2017

di Don Daniele Spadon (Responsabile Pastorale Vocazionale)

Il messaggio che papa Francesco ha consegnato  quest’anno alla Chiesa, in occasione della 54° Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, è chiaramente diretto verso un orizzonte missionario.  Come prova-re a tradurre questo aggettivo, “missionario”, che rischia di essere scontato nel nostro linguaggio? Io prove-rei a ritradurlo così: Nella vita ogni cristiano è chiamato ad un compito. Non si tratta, però di una chiamata “funzionalista”: non è cioè sullo stile, per esempio, dell’assunzione del personale d’azienda. In questo secondo caso una persona è chiamata (o vorrebbe esserlo, vista la situazione difficile in cui ancora oggi viviamo) per svolgere un incarico o compiere una funzione. Potremmo dire con parole forse un po’ grossolane che “è chiamato perché serve all’azienda”.
Nel caso della chiamata di Dio l’orizzonte è totalmente diverso; affermaseminaristi il papa: “Chi si è lasciato attrarre dalla voce di Dio e si è messo alla sequela di Gesù scopre ben presto, dentro di sé, l’insopprimibile desiderio di portare la Buona Notizia ai fratelli, attraverso l’evangelizzazione e il servizio nella carità. […] Il discepolo, infatti, non riceve il dono dell’amore di Dio per una consolazione privata; […] egli è […] toccato e trasformato dalla gioia di sentirsi amato da Dio e non può trattenere questa esperienza solo per sé”. Il compito di ogni chiamato non è, dunque, quello di svolgere una funzione, bensì quello di contagiare il mondo con una gioia tutta speciale, quella del Vangelo, che ha trasformato prima di tutto la sua vita.
Contrariamente a quanto si crede, infatti, nel mistero cristiano tutto comincia dal saper ricevere, dal sa-per accogliere il dono della Grazia, da cui poi nasce la spinta a “dare”: i due aspetti si fondono nell’esperienza spirituale. È bello dare perché prima abbiamo ricevuto da Dio con abbondanza in dono del suo Figlio; è bello perdonare perché per primi siamo stati perdonati dal Padre nella morte e risurrezione di Gesù; è bello aprirsi agli altri perché per primo Dio si è aperto a noi, si è comunicato a noi in Cristo. Afferma il papa nel messaggio: “L’impegno missionario, perciò, non è qualcosa che si va ad aggiungere alla vita cristiana, come fosse un ornamento, ma, al contrario, è situato nel cuore della fede stessa: la relazione con il Signore implica l’essere mandati nel mondo come profeti della sua parola e testimoni del suo amore”. Tutti i cristiani hanno il compito di essere “cristofori”, cioè di essere con la semplice presenza, con i gesti quotidiani, con le scelte e gli atteggiamenti dei “portatori di Cristo” nelle tante situazioni della contemporaneità. Ciò vale in modo particolare per coloro che sono chiamati a una vita di speciale consacrazione e anche per i sacerdoti, che generosamente hanno risposto “eccomi, Signore, manda me!”.  Afferma papa Francesco: “Con rinnovato entusiasmo missionario, essi sono chiamati ad uscire dai sacri recinti del tempio, per permettere alla tenerezza di Dio di straripare a favore degli uomini. La Chiesa ha bisogno di sacerdoti così: fiduciosi e sereni per aver scoperto il vero tesoro, ansiosi di andare a farlo conoscere con gioia a tutti!”.
Provocati da questa immagine, credo che subito nascano delle domande: “ma io, con le mie fragilità e in-certezze, sono in grado di annunciare Gesù? Gesù, chiama proprio me a questo compito così grande? Proprio a me chiede di “lasciare le reti e di seguirLo”? Non è troppo tutto questo per me?”.
Queste sono le domande con cui mi trovo spesso a guardare insieme con i giovani impegnati in un cammino di ricerca vocazionale.
Mi viene da rispondere che sì, l’invito del Signore è sempre “troppo”, è sempre sproporzionato. Questa sproporzione, però, non vuole mettere in evidenza la nostra incapacità di rispondere, quasi che il Signore voglia mantenere sempre troppo in alto “l’asticella del nostro salto”; invece mostra quanto grande è la fiducia di Gesù nei nostri confronti, quanto è grande la Sua sovrabbondanza di Amore. La Grazia è proprio questo: Amore gratuito, Amore immeritato, Amore fuori da ogni proporzione.
Una volta, un amico prete parlando ad altri sacerdoti del nostro ministero disse: “Siamo inadeguati, Sì; però chiamati, però inviati”.  Questa affermazione mi ha dato tanta pace, perché anche qui la sproporzione dell’Amore di Dio si manifesta ancora.
Anche papa Francesco continua: “Non c’è posto per il timore: è Dio stesso che viene a purificare le nostre “labbra impure”, rendendoci idonei per la missione: «E’ scomparsa la tua iniquità e il tuo peccato è espiato. Poi io udii la voce del Signore che diceva: “Chi manderò e chi andrà per noi?”. E io risposi: “Eccomi, manda me!”»”. In questa giornata di preghiera vogliamo, come Chiesa , prima di tutto ringraziare il Signore perché nella sua fedeltà Egli continua a spargere il seme della Sua Chiamata nel cuore, nei sogni e nelle aspirazioni di tanti e tante giovani, e il seme del Regno ha una forza sua propria, che è sorprendente.  Inoltre vogliamo chiedere al Signore per noi e per tutti i giovani il dono della fiducia: Aiutaci Signore a fidarci di Te! Aiutaci a saper accogliere il Tuo amore! Aiutaci a lasciarci amare e condurre da Te, solo così la vita di ciascuno di noi, la vita della Chiesa, brillerà di una luce nuova, la luce della Risurrezione.

Via Crucis dei nostri giorni

tratto da pag. 19 de “la Settimana” del 30 Aprile 2017

Già da due anni il Gruppo Giovani dell’Unità Pastorale Baruchella, Giacciano, Zelo, propone una semplice ma significativa drammatizzazione delle 14 stazioni della via Crucis, iniziando dalla preghiera di Gesù nell’orto degli ulivi fino alla sua sepoltura. Quest’anno, nonostante il Consiglio Pastorale ci avesse indicato di abbandonare l’aspetto folkloristico per concentrarci maggiormente su riflessioni che trattassero tematiche più attuali, per noi giovani è stato difficile abbandonare i veri ruoli dei personaggi più celebri della Passione di Cristo. Così, come giusto compromesso, abbiamo mantenuto la classica drammatizzazione, tanto apprezzata da bambini, adulti e anziani del paese, aggiungendo una sfumatura di pura attualità, mediante riflessioni e invocazioni su quelle situazioni difficili che, sempre più spesso, veniamo a conoscere da telegiornali, quotidiani ma anche più semplicemente dal passaparola nel nostro paese.
Le abbiamo volute chiamare “emergenze” e così, stazione dopo stazione, come Gesù ha sofferto lungo il cammino sopportando le fatiche della croce, anche noi lungo il nostro tragitto abbiamo affrontato l’emergenza della disoccupazione, della perdita della casa, dell’immigrazione, dello smarrimento della fede, dei giovani impauriti davanti al futuro, della solitudine, della malattia, dell’indifferenza, della separazione coniugale, delle fragilità dei giovani.
La maggior parte di queste sono state raccontante attraverso testimonianze, non solo raccolte da internet, ma alcune scritte proprio da nostri compaesani che stanno vivendo una di queste difficoltà.
Con originalità abbiamo inserito un video-testimonianza di una giovane ragazza che racconta l’immensa difficoltà di trovare il suo primo lavoro, inoltre abbiamo sfruttato la canzone “Strada in salita” del gruppo musicale dei THE SUN come messaggio nell’emergenza smarrimento della fede. Le testimonianze hanno catturato l’attenzione di tutti i partecipanti che forse, per la prima volta, hanno sentito questi fatti soffermandosi sulla sofferenza che ciascuna di queste persone vive nella quotidianità e riscoprendo come sia possibile, affidandosi a Gesù, vivere meglio le difficoltà.

Gruppo giovani
Baruchella

Umani come Gesù La sfida della ‘Grande Sconnessione’. Il nuovo libro di Alberto Degan

La Grande Sconnessione è un torpore che ci fa vivere – impigliati nella rete – come atomi isolati, indifferenti alla vita dei nostri fratelli e al respiro della Madre Terra. Non è un fenomeno naturale, ma è il frutto di un deliberato progetto antropologico, politico ed economico, che ci sconnette gli uni dagli altri e induce una progressiva disumanizzazione dei rapporti sociali e interpersonali. Urge coltivare una spiritualità della riconnessione che ci aiuti a rifare le relazioni: con Dio, con il prossimo e la comunità, con la Natura e con la nostra interiorità.
L’umanità dell’uomo è a rischio. Riscoprire l’umanità di Gesù è una priorità missionaria. È Lui che ci indica cosa davvero è umano secondo il cuore di Dio. Ed è Lui che ci spinge a promuovere la globalizzazione della fraternità. Così, invece che di muri e steccati, saremo esperti di ponti e abbracci.
Seguendo la metodologia e la spiritualità del Vedere/Giudicare/Agire, il libro è diviso in quattro parti: I – Di fronte alla Grande Sconnessione; II – La Bibbia come scuola di umanità; III – Riumanizzare le relazioni interpersonali; IV – Sotto lo stesso cielo. Sognando la globalizzazione della fraternità.

“Umani come Gesù”, di fratel Alberto Degan, casa editrice EMI (collana cammini dello spirito), euro 13,00; chi volesse averne una copia può rivolgersi allo stesso autore oppure a Paolo cell 3334328723.degan ultimo libro umani come Gesù 1

Disperazione e speranza. Dall’Africa alle coste del Mediterraneo

tratto da pag. 13 de “la Settimana” del 23 Aprile 2017

di Padre Tony Senno – Saveriano

P. TONY SENNO RITRATTO

In questi tempi di “spostamenti improvvisi” – ormai mi sento “migrante” anch’io – non ho molta voglia di scrivere. Ma il legame amichevole che ho con voi, e gli eventi che mi hanno personalmente coinvolto in questi ultimi mesi, mi spingono a condividere qualche aspetto della mia nuova esperienza ed attività varie che sto cercando di portare avanti a Taranto fra i “Migrantes”.
E poiché siamo a Pasqua, ho anche un’altra ragione per contattarvi ed è questa: «Se Cristo non fosse risorto, io non avrei mai affrontato le fatiche dell’apostolato», come mi ricorda S. Paolo.
Aggiungo anche altre “ragioni” che, in qualche modo, sono legate alla Pasqua:
S. Francesco d’Assisi dice ai suoi fratelli: «Ma non sapete che tutto è nato perché ho creduto in Cristo, in Cristo risorto?» Ecco perché in questi giorni illuminati dal sole primaverile (almeno qui a Taranto), riprendo con gioia – il cammino inatteso della della Risurrezione di Cristo, cammino intrapreso dai due di Emmaus.

Mercanti di morte
Il cammino verso Emmaus è molto simile a quello drammatico di tanti Migrantes che si avvicinano un po’ trepidanti ai nostri luoghi d’incontro e ci chiedono se possono unirsi a noi (al centro Migrantes), alle nostre preghiere, ai nostri canti, alle nostre riflessioni biblico-spirituali… al nostro cammino verso la Risurrezione.
In varie occasioni di “incontro” con I Migrantes, mi ritorna in mente una affermazione di S. Vincenzo de Paoli che mi fa compagnia in questi giorni orientati verso la Pasqua: ‘I poveri sono i miei padroni, perché io credo in Cristo; e Cristo ci giudicherà sull’amore, perché Cristo è risorto’.
Spero e prego perché questi incontri con i Migrantes non finiscano nella “tomba” per opera di numerosi “mercanti di morte” che si aggirano intorno ai luoghi di accoglienza “come leoni pronti a sbranarli”.

Ho incontrato Cristo
Fortunatamente non tutti sono ‘leoni pronti a sbranare’ i Migrantes! Infatti, a volte mi capita d’incontrare persone che mi dicono: ‘Padre, io non conosco nulla della cultura africana, ma come io ho incontrato Cristo, grazie ad alcune persone innamorate di Lui, ora desidero farlo conoscere anche ai Migrantes. Passo fare qualcosa per loro?’
Cari amici, i gesti di carità eroica, di servizio gratuito e di umile presenza sono tanti a Taranto; e si aggiungono ad altri gesti di accoglienza sparsi in tutta la nostra bella penisola italiana.
La maggioranza dei “migrantes” proviene dall’Africa inglese e francese sud-sahariana. Quelli che approdano quotidianamente nel territorio della Puglia con le “carrette del mare” sono a migliaia ogni mese. E il flusso migratorio non sembra diminuire per nulla. Anzi, queste “carrette”, cariche di esseri umani dal volto triste e sfigurato dal pianto, dalla fame, dal dolore, sembrano aumentare giorno dopo giorno senza interruzione.

L’Africa viene qui
La situazione si fa sempre più drammatica. Chiesa e autorità amministrative locali chiedono alle Congregazioni Missionarie, presenti nel territorio pugliese di dare una mano mettendo a loro disposizione strutture e qualche membro che conosce la lingua inglese e francese, il Creolo e magari anche qualche dialetto tribale dell’Africa occidentale, come il sottoscritto.
Il mio Superiore – Padre Rosario, vecchia conoscenza dei tempi di Salerno – non ci ha pensato un minuto! Appena sono rientrato dagli USA (per motivi di salute), mi propose subito di rimanere in Italia. All’inizio non ci volevo credere né accettare. Pur avendo problemi di salute (fui bloccato in Casa Madre per quasi 3 mesi, a Parma, per cure), pensavo che, dopo qualche tempo, avrei ricuperato e sarei stato pronto a rientrare in Sierra Leone.
Dio volle che ricuperassi piuttosto in fretta, ma l’idea di ritornare in Africa fu subito rifiutata dai miei Superiori e mi sentii dire: «Caro padre Tony, ora è l’Africa che viene a noi. Per questo ti chiediamo di metterti a disposizione degli Africani che arrivano a Taranto».
In quell’istante, pensai subito a una frase di Gandhi che con onestà (quasi paolina) dice: «Bisognerebbe arrivare a capire perché il Cristianesimo ha prodotto tanta e tanta gente che ha amato i poveri» (oggi, Gandhi direbbe “migrantes” invece di “poveri”).
«Ma perché tanta gente, oggi come in passato, si dovrebbe occupare dei poveri, qui», mi chiesi io?
La risposta, penso, è una sola: «Tutto questo è possibile perché Cristo è Risorto?»
Buona e Santa Pasqua!

Pronti, partenza …Via! Sabato 22 Aprile c’è “Festagiovani”

tratto da pag. 3 de “la Settimana” del 16 Aprile 2017

Sono passati un bel po’ di mesi da quando è stata ufficializzata la sede della Festa Giovani 2017, ora la città di Badia Polesine è veramente pronta per accogliere i ragazzi che attraverseranno le sue vie nella giornata di Sabato 22 Aprile.
Una giornata attesa e ora pronta a cominciare, ha lavorato tanto per questo la commissione della pastorale giovanile capitanata dal responsabile don Fabio Finotello che si dice carico ed entusiasta in attesa di questa giornata.
Anche quest’anno ci sarà un’accoglienza speciale, come lo scorso anno ad Adria anche a Badia sarà dato spazio ad un po’ di storicità di questo importante centro Polesano. La Pro loco e gli addetti all’accoglienza accompagneranno i giovani dal parco Munari verso il giardino della Vangadizza dove saranno animati e salutati verso l’inizio della giornata.
Come anticipato nei numeri precedenti del nostro settimanale tre saranno i luoghi che scandiranno il pomeriggio: il museo Bruffaldi, il Santuario della Madonna della Salute e il teatro Balzan.
Tutto questo anticiperà lo spettacolo di Marco “Baz” Bazzoni, famoso comico del cast “Colorado” di Mediaset. Una comicità che vuole comunque far riflettere i giovani sul tema delle “Infinite ore” che oltre ad essere il titolo della giornata è anche il nome dell’album degli ospiti serali: gli “Street Clerks”, gruppo musicale uscito dal talent show “X factor” di Sky Uno.
Entrambi gli ospiti si esibiranno presso il cinema Politeama, il primo alle ore 18 e i secondi alle 21.
Per quanto concerne l’acquisto dei biglietti che riguardano questi eventi è molto utile seguire le istruzioni su http://www.5pani2pesci.it o chiedere al vostro responsabile giovanile vicariale. Nel sito della Pastorale giovanile sopraccitato si possono trovare anche informazioni riguardanti la cena in città, molti sono i locali del centro di Badia che hanno aderito alla convenzione per la cena.
La serata si concluderà con la fiaccolata che dal cinema Politeama si sposterà verso la Chiesa di San Giovanni Battista, qui ci sarà la Santa Messa celebrata dal Vescovo Pierantonio. Alla fine della celebrazione ci sarà modo di condividere insieme prima del saluto conclusivo.

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Polesine Fotografia 2017

tratto da pagina 12 de “la Settimana” del 9 Aprile 2017

Anche questa edizione di Polesine Fotografia sarà aperta come nelle passate edizioni dalla Maratona Fotografica “Tre temi in quattro ore”. L’appuntamento è domenica 9 aprile dalle ore 9 presso il bar Coghetto in Corso del Popolo a Rovigo. La maratona fotografica si svolgerà poi dalle 10 alle 14 termine entro il quale i concorrenti dovranno consegnare le fotografie scattate con macchine fotografiche digitali compatte o reflex. I premi in palio offerti da RCE di Rovigo sono una stampa su tela di dimensioni 50×70 messi per il primo classificato. Le premiazioni si terranno poi sabato 22 aprile a Villa Boadoer a partire dalle ore 16.00 quando si entrerà nel vivo della manifestazione “Polesine Fotografia”. Mostre che resteranno a disposizione del pubblico fino al 14 maggio 2017.
La manifestazione nasce da un gruppo spontaneo di fotoamatori ed è sostenuta dalla Provincia di Rovigo, dal Comune di Fratta Polesine, da Rovigo Banca, e da altri sponsor locali.
Filo conduttore che lega l’edizione di quest’anno è il tema “Viaggio nel sacro”. Ad esporre in Villa Badoer ci saranno autori di grande spessore, riconosciuti in ambito nazionale: Mario Lasalandra un maestro del bianco e nero; Dave Jordano: fotografo americano; Nausicaa Giulia Bianchi; Francesco ; Francesca Serotti e Carlotta Zarattini; Paola Fiorini; Mirella La Rosa e  Stefano Barattini.
Completano questa ricca edizione le opere provenienti dai gruppi fotografici del Polesine:
Fotoclub 85 – Villanova del Ghebbo (RO)
Click and Flash – Costa di Rovigo (RO) – Fotoclubcavarzere (VE) presso Museo Il Manegium.

Programma
Domenica 9 Aprile: Maratona Fotografica.
Sabato 22 Aprile: ore 16 inaugurazione mostre e premiazione maratona fotografica;  ore 17 incontro con l’autore Mario Lasalandra.
Sabato 13 Maggio: ore 16.30 incontro con l’autore Paola Fiorini (presentazione libro d’artista Do Ut Des);  ore 17 incontro con l’autore Francesco Comello vincitore terzo premio Daily Life Stories World Press Photo 2107 (proiezione del lavoro l’Isola della Salvezza).
Domenica 14 Maggio:  dalle 10 alle 17 workshop sul ritratto con Nausicaa Giulia Bianchi (massimo 20 iscritti se la richiesta è maggiore l’artista si è resa disponibile per duplicare l’evento sabato 13 Maggio).

La diocesi a Casa tua