Tutti a Borsea per il Grest!

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Una giornata uggiosa e umida, non proprio l’ideale per un grest o un’animazione.
Nonostante ciò i ragazzi di Borsea erano pronti e attenti per divertirsi e ascoltare gli animatori.
Ad accoglierci insieme a loro anche il Parroco di Borsea Don Silvio Baccaro che ha voluto spiegare cosa fa “la Settimana” e la nostra Radio. I bambini hanno ascoltato volentieri e hanno capito il valore del nostro giornalismo.
In seguito abbiamo incontrato tre animatrici che svolgono il ruolo di coordinamento: Irene, Federica e Tania.
Hanno risposto alle domande e lo hanno fatto con grande precisione.
Irene, quando avete cominciato e quando finirete il vostro Grest?
Abbiamo cominciato lunedì 2 Luglio e finiremo Sabato 28 con la festa finale qui in Parrocchia.
Federica, tra animati e animatori quanti siete?
Per ora siamo arrivati ad avere 120 ragazzi e circa una trentina di animatori.
Tania, quali attività e laboratori avete?
Durante la settimana facciamo tante attività di vario genere, dalle canoe alla piscina al colorare le magliette della nostra festa finale. Poi abbiamo anche uscite come “Idrofollie”, “Castelbeach”…
…Interviene Irene…
Abbiamo talmente tante cose da fare che non ce le ricordiamo nemmeno. Abbiamo anche il “live park” che è un parco avventura in quel di Badia e poi la biciclettata al Cavallino alle Granze di Arquà… e tantissime altre cose.
E i ragazzi come sono?
Sono impegnativi, sono tanti e non ci aspettavamo questo numero elevato e ci rende comunque molto soddisfatti. Gli animatori sono maturi e bravi e ci danno una grossa mano in tutto questo.
Per te Federica?
Io sono molto contenta, anche del numero di bambini. Ci danno tantissima soddisfazione nonostante il grande baccano che fanno.
Mi unisco a Irene nel dire che abbiamo dei bravissimi animatori.
Tania?
Sono contenta come loro e devo dire che non me li aspettavo nemmeno io così tanti bambini, ma sono convinta che ce la faremo perchè siamo molto bravi.

Un grande saluto alle tre super animatrici che ci hanno accolto e danno l’appuntamento al 19 Luglio in Piazza Vittorio Emanuele per il consueto appuntamento della festa dei Grest della Vicaria rodigina dove anche quest’anno si esibiranno le animazioni locali, oltre a Borsea anche San Francesco, San Bortolo, Boara Polesine, Granzette e Concadirame con Grignano.

Un camposcuola “Up”!

 

Da qualche settimana sono partite le esperienze estive nelle parrocchie dell’unità pastorale del centro di Rovigo, i vari grest e animazioni. E domenica scorsa, 1 luglio è partito pure il primo camposcuola: direzione Val di Concei. Una squadra di quasi trenta ragazzini tra la quarta elementare e la prima media, pronti per vivere insieme una settimana all’insegna del giocare, del condividere e dello stare con Gesù.
A guidarci in questo viaggio è stato il film “Up”, che ha dato spunti per riflettere sull’amicizia e le nostre relazioni, sui nostri sogni, sui nostri progetti e soprattutto sul crescere insieme a chi è più grande di noi.
Ad aiutarci nella preghiera c’è stato il parroco di San Francesco, don Marino Zorzan, che ci ha fatto scoprire il valore dell’eucaristia, prendendone in analisi giorno per giorno una parte alla volta nella preghiera del mattino.
Il tempo è stato favorevole tutta la settimana, permettendo di giocare all’aperto e pure di scendere dal soggiorno Meriz, dove alloggiavamo, a piedi fino a Bezzecca per vedere i resti delle trincee e il cimitero garibaldino e poi – a grande attesa dei più piccoli – di fare pure un tuffo nel lago di Ledro.
Momento forte è stata la tradizionale “veglia alle stelle”, sul brano di Giovanni 15 – “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”, in cui ognuno dei ragazzini ha potuto lasciare una lettera personale a Gesù.
Inutile dire che la nostalgia di questi giorni si è fatta subito sentire nel cuore dei ragazzi, degli animatori e di Mattia (seminarista in servizio da ottobre scorso), ma mi sento di dire che è cosa buona perché significa che queste esperienze sono capaci di essere tappe fondamentali nella crescita dei ragazzi, diventando pietre miliari nel rapporto con Dio. Un grazie particolare va alle cuoche e a Danilo Turcato che sempre volontariamente si prodigano per la buona riuscita di queste attività.
Il campo si è concluso domenica scorsa, 8 luglio e la prossima partenza sarà domenica 15 con il gruppo dei preadolescenti, in direzione di Caviola.
Carichi di speranza per un’altra esperienza indimenticabile.

Don Enrico Schibuola

L’appello di Padre Zanotelli. “Rompiamo il silenzio sull’Africa”

“Rompiamo il silenzio sull’Africa” Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo
Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo, come missionario e giornalista, uso la penna per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani, come in quelli di tutto il modo del resto.
Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale.
So che i mass-media, purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che veramente sta accadendo in Africa.
Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa.
È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa) ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.
È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.
È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.
È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.
È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.
È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera. È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.
È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa, soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi. È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia , Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU.
È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile. È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!).
Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi.
Questo crea la paranoia dell’“invasione”, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi.
Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact, contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti.
Ma i disperati della storia nessuno li fermerà.
Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al sistema economico-finanziario. L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano: «Aiutiamoli a casa loro», dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica.
E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti. Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?).
Per questo vi prego di rompere questo silenzio-stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Sorveglianza della RAI e alla grandi testate nazionali?
E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti?
Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un’altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa.
Alex Zanotelli è missionario italiano della comunità dei Comboniani, profondo conoscitore dell’Africa e direttore della rivista Mosaico di Pace

Il Vescovo Pierantonio racconta la sua esperienza in Mozambico

Al ritorno dalla visita alla missione che la nostra Diocesi, insieme alla Diocesi di Vicenza, ha aperto nell’Arcidiocesi di Beira in Mozambico, desidero condividere alcune considerazioni.

Innanzitutto mi piace sottolineare la straordinaria esperienza di comunione tra le tre chiese coinvolte in questo progetto missionario: Adria-Rovigo, Vicenza e Beira. Una missione condivisa tra due Diocesi è un’esperienza nuova e pertanto è stato molto importante che i due vescovi delle diocesi a cui appartengono i tre preti «fidei donum» si siano recati assieme a incontrare i missionari e a visitare le comunità in cui lavorano. Abbiamo potuto verificare che condividere l’impegno missionario non risponde solo ad esigenze di carattere pratico, ma esprime la realtà profonda del vissuto ecclesiale che è la comunione.
Una seconda riflessione riguarda la natura della missione: non è solo donare ma anche ricevere. Recandomi in Mozambico, ho avuto conferma di quanto possa essere utile anche per la nostra chiesa polesana il confronto con la chiesa di Beira. In questo anno pastorale abbiamo riflettuto molto sulla ministerialità e del ruolo dei laici: ebbene a Beira questa non è solo una bella idea, ma una realtà collaudata. La vita delle comunità cristiane infatti non dipende solo dal ministero del presbitero, ma anche da una serie di servizi («ministeri») affidati ai laici. In ogni comunità infatti c’è un animatore, che ha il compito di coordinare gli altri ministri laici e di tenere i rapporti con il presbitero-parroco. C’è chi è incaricato della catechesi, della liturgia, della carità, della amministrazione delle offerte che vengono raccolte, ecc. C’è anche chi ha il compito di tenere un momento di preghiera in occasione della sepoltura dei defunti (i funerali con la messa, come avviene da noi, sono molto rari).

Mi ha molto colpito poi la condizione di grande povertà in cui vive gran parte della popolazione e la percezione di un paese che non ha prospettive di sviluppo, nonostante l’abbondanza di materie prime. In Mozambico si tocca con mano il dramma dell’Africa, che attraverso il fenomeno migratorio coinvolge anche noi. Vista dall’Africa anche l’immigrazione assume una prospettiva molto diversa: si comprende che al di là delle motivazioni individuali c’è un enorme problema di sperequazione tra il Nord e il Sud del mondo e che finché non cercheremo di ripianarlo non sarà possibile governare i flussi migratori.

Un particolare apprezzamento vorrei esprimere all’impegno e alla sensibilità di don Giuseppe Mazzocco, che, assieme a don Maurizio e a don Davide di Vicenza, si è inserito con entusiasmo e generosità in questa nuova avventura missionaria.

Alla luce di quanto ho visto, mi sembra importante tenere viva nella nostra Diocesi l’informazione e lo scambio con la missione di Beira. Potrà poi essere utile programmare qualche visita che abbia degli obiettivi precisi (finalizzata cioè a progetti di collaborazione), avendo attenzione a non creare disagi all’attività dei missionari. Un sostegno molto importante, che ci verrà chiesto nel prossimo futuro, riguarda le strutture per le comunità affidate ai nostri preti, strutture che al momento quasi mancano del tutto. Ad esempio la parrocchia San Predro Claver, di cui è parroco don Giuseppe Mazzocco, ttualmente per la sua attività può contare solo un vecchio magazzino trasformato in cappella provvisoria. Oltre al sostegno economico, potrebbe essere di grande aiuto l’opera, anche per brevi periodi, di volontari esperti nel settore dell’edilizia e dell’impiantistica, con cui affiancare la mano d’opera locale. Gli spazi di impegno quindi non mancano: a noi il compito di crescere nella collaborazione missionaria per fare esperienza dell’universalità della chiesa.

+Pierantonio Pavanello
Vescovo

Dottor Clown in Palestina, lo hanno raccontato a Radio Volontariato

di Csv Rovigo

“Portiamo leggerezza”. Da dodici anni l’associazione Dottor Clown porta semplicemente questo nelle corsie dell’ospedale di Rovigo: leggerezza e un sorriso per aiutare a superare la malattia e la noia del ricovero. In aprile, tre volontari rodigini hanno “esportato” la loro leggerezza in una delle terre più sofferenti al mondo.
Nella nuova puntata di Radio Volontariato Diego e Sara raccontano la loro missione in Palestina, al seguito del team di Dottor Clown Italia, dove hanno portato sorrisi in ospedali, orfanotrofi e scuole. “Eravamo parte di un gruppo di 22 persone dall’Italia, ma anche dalla Spagna e dall’India – racconta Diego – Con loro abbiamo incontrato i colleghi al Caritas Baby Hospital in Cisgiordania, in cui si curano le leucemie infantili”.
Un’esperienza emozionante, ma anche piena di interrogativi, che i “nasi rossi” rodigini hanno affrontato con il loro bagaglio di esperienza e strumenti per entrare in relazione con gli altri: “Il potere del naso rosso e il linguaggio non verbale consentono di mettersi in contatto con le persone, superando anche le difficoltà a comunicare”, racconta Sara, che in questa occasione era alla sua prima missione all’estero.
I Dottor Clown si sono mossi attraverso territori contesi, colpiti dalla violenza e occupati militarmente da oltre cinquant’anni, eppure il clima che hanno trovato è stato di serenità e accoglienza: “Ciò che ho colto soprattutto – racconta Diego – non è stata la tensione, ma la voglia di creare ponti, anziché alzare muri”.
La puntata è in onda su Radio Kolbe nella seconda metà di giugno. Condotta da Francesco Casoni e Marco Dall’Ara del Centro servizi volontariato di Rovigo, si può ascoltare il giovedì alle 11.00 e alle 21.15, il sabato alle 21.00 e il mercoledì alle 17.05 sulle frequenze 91.200 e 94.500.

 

Il Vescovo in Mozambico a trovare la missione diocesana

 

Un viaggio di dieci giorni per conoscere la missione che le diocesi di Vicenza e quella di Adria-Rovigo stanno condividendo in quel di Beira, in Mozambico. Questo l’intento che ha portato il nostro Vescovo Pierantonio assieme al Vescovo della dicoesi Berica Mons. Beniamino Pizziol ad incontrare i religiosi missionari Vicentini e il nostro Sacerdote Don Giuseppe Mazzocco in terra africana.
Ad accoglierli all’aeroporto oltre ai religiosi anche il Vescovo di Beira Mons. Claudio Dalla Zuanna, missionario Deohniano anch’egli proveniente dalla provincia di Vicenza.
Emozionante l’incontro dei Pastori diocesani con la comunità mozambicana, che da subito hanno preso contatto con la realtà missionaria.
Dieci giorni possono essere pochi per entrare in contatto con il territorio e soprattutto nella relazione con le persone , ma possono bastare per sentire già la nostalgia e il cosiddetto “mal d’Africa”.
I Vescovi si sono impegnati e non poco in questo viaggio e il nostro Mons. Pavanello ha addirittura amministrato la Santa Cresima ad alcuni ragazzini , come ci viene raccontato da Don Giuseppe Mazzocco nella descrizione al nostro giornale e come è ben visibile dalle foto che andiamo a proporvi in queste due pagine speciali.
Nei prossimi numeri il Vescovo Pierantonio avrà modo di raccontarci la sua esperienza missionaria in questi luoghi così visibilmente poveri e abbandonati, dove nonostante tutto la gente crede ancora in un mondo e in un futuro migliore.

La Dr.ssa Patrizia Granata lascia la Scuola Sichirollo

La Dirigente dott.sa Patrizia Granata lascerà l’incarico all’inizio del nuovo anno scolastico 2018-2019. Vicepresidente del CNIS (coordinamento nazionale insegnanti specializzati) dell’Università di Padova, ha ideato e avvierà da settembre 2018, in collaborazione con la dott.sa Lucangeli, una nuova esperienza di scuola.
La Scuola Sichirollo, scuola di eccellenza nel campo dell’innovazione didattica,  ringrazia la dott.sa Granata e la accompagna con sentimenti di stima e affetto nel suo nuovo cammino.
La Scuola continuerà la sua strada mantenendo viva la professionalità e la passione che da sempre la caratterizzano, con il supporto della Fondazione San Giovanni Bosco, della Diocesi e della Provincia veneta dei Frati Cappuccini.

L’Andos fa il bilancio della stagione

di Thomas Paparella

Come ogni anno l’Associazione A.n.d.o.s di Rovigo ha ricevuto presso la direzione dell’Azienda Ulss 5 i giornalisti per informarli del bilancio che ha avuto l’iniziativa “Donne…il seno di poi”. Ad aprire la conferenza è stato il Direttore Sanitario dell’Ulss 5 il Dottor Edgardo Contato che ha sostenuto il lavoro che Ulss 5, Comune, Provincia e Andos hanno messo in campo e continuano a mettere in campo da anni contro la lotta del tumore al seno.
«L’ospedale di Rovigo è un centro d’èlite importante e riconosciuto anche a livello regionale per lo screening al seno. Io che ho lavorato anche in rinomati ospedali Emiliani vi posso dire che Rovigo non ha nulla da invidiare, addirittura è migliore». Ha proseguito poi il Dottor Contato «Tutto questo lo si deve anche al rafforzamento avuto con il reparto di Chirurgia del Dottor Facci e dell’Oncologa Primario la Dottoressa Oliani, stiamo inoltre cercando di aumentare la condivisione anche attraverso i privati per quanto riguarda lo screening». In seguito è intervenuta l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Rovigo, la Dott.ssa Patrizia Borile: «Mi associo a quanto detto dal Dottor Contato, soprattutto per il grande lavoro che sta svolgendo nel nostro territorio una realtà come l’Andos che ha come obbiettivo la persona e niente di più, e grazie a tutte quelle persone volontarie che si fanno in quattro per il bene comune. Come Amministrazione Comunale non possiamo che lodare l’impegno e il lavoro che da tantissimi anni svolge l’Andos». Non poteva mancare all’incontro la Presidente Provinciale dell’Andos, la Signora Anna Maria Cavallari Monesi che ha dapprima ringraziato le istituzioni e tutte le realtà che hanno contribuito a questo grande lavoro che ha aiutato a sensibilizzare lo screening del tumore al seno, in seguito ha voluto ricordare lo sforzo partito tanti anni fa e che continua ad avere ottimi risultati, sperando di continuare ad aumentare l’attenzione a questi casi.
Dello stesso punto di vista il Dott. Fabio De Grandis e il Dott. Antonio Gandolfi che sono i riferimenti medici dell’associazione e tengono sopratutto sotto controllo i numeri di questa importante iniziativa. «Negli ultimi anni c’è un grosso aumento di controlli che sta aiutando a monitorare alcuni casi scoperti per tempo e c’è inoltre un aumento di chi continua a controllarsi con grande attenzione».
L’invito infine è quello della tradizionale iniziativa dell’ “Ottobre Rosa”che è sempre l’inizio di una nuova stagione per la sensibilizazzione allo screening.

Nella foto: da sinistra il Direttore Sanitario dell’Ulss 5 Edgardo Contato, la Presidente dell’Andos Rovigo Anna Maria Monesi e l’Assessore
Patrizia Borile

Rifugiamoci 2018: Oggi è la giornata del Rifugiato

Il 20 giugno si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, appuntamento annuale voluto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che ha come obiettivo la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla condizione di milioni di rifugiati e richiedenti asilo. Da più di 10 anni in questa occasione anche a Rovigo la rete di enti e associazioni coinvolte nell’accoglienza propone iniziative per raccontarsi e per incontrare la città.

Il fenomeno migratorio è estremamente complesso, così come lo è la realtà socio politica nella quale ci muoviamo; tutto ciò richiede continui adattamenti e un pensiero critico che si nutre di informazioni e di esperienze. Questi sono i due aspetti che Rifugiamoci ha sempre cercato di coltivare poiché mai, nonostante i tanti cambiamenti e i momenti di difficoltà, è venuto meno il desiderio di trovare un’occasione per raccontare cosa significa operare nel quotidiano cercando di ridurre le distanze e per far conoscere il diritto sancito della richiesta di asilo.

Sarebbe però sterile parlare di accoglienza nei termini di una semplice azione. La parola porta infatti in sé la necessità di una maggiore pienezza; oggi più che mai è necessario infatti domandarsi: come desideriamo che l’accoglienza sia realizzata?

Le iniziative che in queste due pagine raccontiamo e gli eventi in programma con Rifugiamoci 2018 sono possibili risposte a questa domanda, tentativi di riportare l’accoglienza ad una dimensione di normalità, di umanità, di condivisione.

Desideriamo che l’accoglienza sia più che un’azione; desideriamo che sia una RELAZIONE, compiuta da persone verso altre persone, con tutte le difficoltà e le ricchezze che ciò comporta. Desideriamo che sia qualcosa che riguarda l’intera collettività, non i soli addetti ai lavori, perché le persone che arrivano nella nostra città raccontano qualcosa del futuro che condivideremo. Desideriamo che l’accoglienza sia uno spazio di incontro, anche critico, ma costruttivo.

Rifugiamoci non è una semplice giornata, è un’opportunità, una dichiarazione di disponibilità all’incontro sottoscritta da tutti noi.

La diocesi a Casa tua